02/03/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Sono entrati ieri a Port-au- Prince senza spargimento di sangue
RibelliL'incubo dell'attesa è finito. Avevano annunciato un assalto, ma la fuga di Aristide ha ribaltato la situazione. Le barricate con cui le chimeres (le milizie dell'ex presidente) avevano chiuso la città, non sono servite: i ribelli sono entrati trionfanti nella capitale a fianco dei marines, sbarcati sull'isola già domenica sera, prima ancora che lo decidesse il Consiglio di sicurezza dell'Onu. Resta da vedere, ora, quale sarà il ruolo di Guy Philippe e dei suoi uomini nel futuro di Haiti. In molte città, la gente ha accolto la partenza di Aristide invadendo le strade e facendo festa tutto il giorno. Così è stato a Jeremy e a Hinche.A Port-au-Prince, invece, la situazione va normalizzandosi. Sono diminuiti i saccheggi, le violenze e lo stato di anarchia che ha caratterizzato gli ultimi giorni. Qualche negozio apre, ma poca gente ha il coraggio di uscire.

“La situazione è più tranquilla, ma ancora pericolosa": così spiega Simon, medico presso il centro della Croce Rossa Internazionale a Port-au-Prince. "Molti ospedali sono stati saccheggiati. Non il nostro, per fortuna. Da noi il problema non sono le medicine, ma i medici: i loro spostamenti sono ancora troppo rischiosi. In questi giorni, aiutati da dottori cubani, abbiamo avuto come unico obiettivo quello di recuperare i feriti. Difficile, ma ci siamo riusciti”.

E' ben più drammatica, invece, la situazione che descrive Jean, infermiere all’ Hôpital de la Communauté Haitien: “Mancano medicine e spazio. I feriti si accumulano nei corridoi”, grida al telefono.

“Il quartiere è ancora deserto – aggiunge un nostro informatore da Port-au-Prince-. C’è silenzio. Per prudenza, la gente non esce. Io sono ancora chiuso in casa. Sto dividendo con i vicini l’acqua rimasta. Ma il peggio è passato. E' curioso rendersi conto che la città è in mano a tutti fuorché agli haitiani: ci sono marines, truppe francesi e soldati brasiliani. Aristide se ne è andato da quasi due giorni, ma ancora Boniface Alexandre, presidente ad interim e capo della Corte di Cassazione, non si è fatto sentire. A parte un breve appello alla pace. Sembra che abbia già firmato l'accettazione dell’ incarico ma che non abbia ancora giurato.  L'unica cosa certa è che nessuno qui ha sentito un discorso programmatico o visto un documento ufficiale. Niente di pubblico. In compenso, a fare il discorso da presidente ci ha pensato ieri per radio l’ambasciatore degli Stati Uniti. Si pensa che dietro ai ribelli di Guy Philippe e alla loro rapida avanzata si nasconda la Cia”.

Un altro particolare alimenta il dubbio di un'ingerenza statunitense: “Su Port au Prince - spiega ancora il nostro informatore - American Airlines ha almeno tre voli al giorno da e per gli Stati Uniti. Venerdì scorso, mentre la compagnia sospendeva i voli, annunciava contemporaneamente che li avrebbe ripresi il 3 marzo. Come è possibile essere tanto sicuri? Forse sapeva già che la crisi avrebbe avuto un decorso stabilito”.

Il bilancio del drammatico fine settimana di Port-au-Prince è ancora provvisorio: dieci morti; il Ministero dell'Agricoltura e la facoltà di Agronomia saccheggiati; banche, fabbriche, imprese e negozi svaligiati; alcune radio e di una televisione distrutte; numerose case private incendiate (tra cui quella del Primo Ministro).

Ieri, tre commissari di Polizia hanno chiesto ai poliziotti di vestire l'uniforme e di riprendere servizio per la difesa della popolazione e il ristabilimento dell'ordine.

Intanto tace l'opposizione pacifica, quella del Gruppo dei 184 e della società civile, che ancora non ha rilasciato dichiarazioni.

Paola Erba 
Categoria: Guerra
Luogo: Haiti