08/01/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



I primi cittadini di Riace e Caulonia portano nella Piana di Gioia Tauro l'esperienza delle politiche di accoglienza nelle rispettive città

Domenico Lucano e Ilario Amendolia sono i sindaci di due città, Riace e Caulonia, dalle quali la Calabria di Rosarno sembra lontana anni luce. Nel pomeriggio si sono recati a Rosarno per portare la loro solidarietà. Entrambi hanno cercato, pur nelle dimensioni ridotte e nella qualità del fenomeno dell'immigrazione (in maggioranza sono profughi e richiedenti asilo), di proporre una politica di accoglienza e solidarietà. E i loro elettori sembrano aver accolto positivamente tali modelli. Ma oggi, a Rosarno, la situazione tutt'altro che positiva.

Domenico Lucano, sindaco di Riace. "Si respira tensione, molta tensione, la popolazione locale si sente autorizzata ad attaccare questi ragazzi. La situazione generale è molto a rischio. Queste persone vivono in condizioni inumane, non è pensabile che possano passare tutto l'inverno qui. Lavorano a stagione, sono precari della vita. Conducono un'esistenza al limite della sopportabilità, qua la comunita locale vuole le braccia di queste persone, ne ha bisogno. E le cose terribili che si sono viste sono inaccettabili. A Riace, e a Caulonia, viviamo una condizione all'opposto, per noi gli immigrati sono un'occasione di riscatto per la comunità locale. Se penso agli sbarchi, da Riace a Caulonia, tutti i cittadini danno una mano, portano coperte, cibo. I migranti hanno bisogno di interlocuzione, ma carabinieri e polizia abbracciano politiche repressive, e per questo gli immigrati hanno paura di ritorsioni. Ma se si ha bisogno di questo lavoro, di queste braccia, bisogna sapere organizzare tutto. Abbiamo bisogno di questa forza lavoro, dobbiamo renderci conto di questo".

Ilario Amendolia, sindaco di Caulonia. "Anche noi abbiamo un gruppo di profughi che vivono insieme alla popolazione, sono 120 persone. E' un modello di comunità solidale e di accoglienza, il nostro, mentre qua vediamo che lo sfruttamento è terribile, queste persone vivono in condizioni sub-umane. Siamo riusciti a entrare a Rosarno per dare parola di distensione, per dire che esiste una Calabria non ostile a loro. Chi ricorda l'America degli anni '60 e '70 fa un parallelismo immediato: all'inizio vi è una provocazione, e il nero risponde. Poi il nero diventava cattivo perchè ha risposto, e il sottoproletariato bianco gli si scaglia contro. Noi dobbiamo pensare all'integrazione, all'accoglienza, la situazione può degnerare da un momento all'altro perchè non hanno interlocutori, hanno paura, la loro aggressività è una conseguenza di questa di paura. Man mano che il tempo passa questi si stancano e la situazione può esplodere. Avrei voluto incontrare gli amministratori di Rosarno, se non fosse commissariata. Suggerirei al sindaco di parlare con la popolazione. Un sindaco deve scendere in piazza. Se fossi io sindaco cercherei di stare con la gente di colore. La gente di colore è in trappola, non ci sono interlocutori, le associazioni umanitarie non riescono più a fare la loro parte. Oggi queste donne e questi uomini sono oggetto di possibili attacchi mafiosi..."

Luca Galassi

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