08/01/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Lo scandalo dei falsos positivos, i civili uccisi dai militari e spacciati per guerriglieri in cambio di ricompense e permessi, sta per essere oscurato dalle manovre dilatorie della difesa

Un giudice di Soacha, cittadina del Cundinamarca, nel cuore della Colombia, ha deciso di rimettere in libertà diciassette militari coinvolti nell'esecuzione extragiudiziale di alcuni giovani, i cui cadaveri vennero poi vestiti con gli abiti della guerriglia e spacciati per farianos morti in combattimento. Il tutto per ottenere le ricompense promesse ai bravi soldati che uccidevano il nemico. L'accusa parla dunque di Falsos positivos, il nome con cui è conosciuta questa barbara pratica usata come consuetudine da molti, troppi militari ai danni di civili inermi e innocenti, con il fino di ricevere soldi extra e permessi speciali.

Eppure al giudice non è bastato avere davanti prove schiaccianti contro i 17 soldati e nell'ordinarne il ritorno a casa si è appellato al fatto che il periodo di carcere preventivo prima del giudizio si è ormai esaurito. Una dichiarazione che non ha però scacciato i dubbi di chi sospetta che dietro ci siano le manovre dilatorie messe in atto da una difesa senza scrupoli.

In particolare, i 17 militari scarcerati sono accusati di aver ucciso a sangue freddo Jader Andres Palacio, Diego Tamayo e Victor Fernando Gomez, per poi travestirli da guerriglieri. I tre ragazzi, dunque, non avevano nessuna colpa, non facevano parte di nessun gruppo armato, non erano narcos, né delinquenti. Erano solo giovani, trovatisi nel posto sbagliato al momento sbagliato. Era l'agosto del 2008 quando le vittime vennero contattate da una persona che offrì loro un lavoro in un luogo lontano. Vogliosi, finalmente, di guadagnare qualcosa, di lavorare, di uscire dallo stagnamento che piega la maggioranza delle aree periferiche colombiane, accettarono, senza condizioni. Pochi giorni dopo i loro corpi riapparvero nel Norte de Santander, a migliaia di chilometri di distanza, nel Nordest del paese, spacciati come guerriglieri morti durante uno scontro a fuoco. Fu, questo, uno dei primi casi scoperti di falsos positivos.

Eppure, l'avvocato difensore si appella a tutto pur di portare a casa gli uomini in divisa. "La legge stabilisce 90 giorni di carcere preventivo, e loro ne hanno trascorsi 209 dietro le sbarre, e nessuna udienza orale è ancora cominciata", tuona la difesa. "Già lo avevamo fatto notare ma il giudice di garanzia non li aveva rilasciati, archiviando la nostra sollecitazione come una manovra dilatoria, ma a questo punto i termini sono stati superati ampiamente", aggiunge l'avvocato Pedro Conde. L'accusa contro il comandante in seconda Richard Armando Jojoa Bastidas e i soldati di carriera Nilson Antonio Cubides Cuesta, Mauricio Cuniche Delgadillo, José Orlando Gonzáles Ceballos e José Adolfo Fernández Ramírez è ora di concorso in omicidio aggravato, sparizione forzata e associazione a delinquere aggravata. Coinvolti anche i sottoufficiali Manuel Ángel Zorrilla Agámez e Ricardo Coronado Martínez, e i soldati Ricardo González Gómez, Ferney Grijalba Floro, Heider Andrés Guerrero Andrade, Heiner Fuertes Guillermo, Pedro Johan Hernández Malagón, Alberto Jiménez Escalante, Luis Alirio López, Juan Ramón Marín Ramírez e Jhon Anderson Díaz Ortega, tutti processati per i medesimi delitti, ma nel ruolo di complici.

Lo scorso 30 dicembre, sempre per scadenza dei termini, aveva riacquistato la libertà anche il maggiore Henry Mauricio Blanco, coinvolto nella medesima causa.
La Fiscalía, che sta indagando su oltre mille e duecento casi di falsos positivos, ha dichiarato che ricorrerà in appello per questa decisione del giudice.

"Sta trionfando la strategia della difesa, che si concentra nell'allungare i tempi non potendo difendere i militari in altro modo - ha commentato il nostro collaboratore Simone Bruno, autore di un documentario sui Falsos Positivos - È un po' presto per sapere se andiamo verso l'impunità, certo è che, a differenza del passato, la Fiscalia ora vuole risultati, non come quando a guidarla c'era l'ex ambasciatore a Roma Camillo Osorio che l'ha trasformata nel porto delle nebbie. Gioca un ruolo importante la pressione internazionale che esige dalla Colombia risultati concreti in questo caso dei falsos positivos che ha scioccato il mondo. Fino a che gli Stati Uniti e qualche paese europeo continueranno a fare pressioni, possiamo sperare di vedere altre condanne, oltre le poche che ci sono state finora".

 

Stella Spinelli

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