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"Abuso di potere". Questa la semplice accusa che la procura generale dell'Honduras ha rivolto ieri ai capi di stato maggiore delle forze armate che il 28 giugno 2009 arrestarono e costrinsero all'esilio il presidente Manuel Zelaya mettendo a segno un golpe che dura tutt'oggi. Lo ha reso noto la Corte Suprema di Giustizia a Tgucigalpa. L'accusa, secondo il portavoce della Corte Danilo Izaguirre, è stata rivolta al capo di stato maggiore delle forze armate, il generale Romeo Vasquez, al comandante dell'Aeronautica, Venancio Cervantes, e al comandante della Marina, Luis Javier Prince. La Corte Suprema ha ora tre giorni per accettare o respingere il ricorso del procuratore generale, Luis Rubi, ma la speranza che giustizia venga fatta è molto remota dato che da sempre la Corte Suprema è vicina ai golpisti. Per il presidente destituito Zelaya, l'accusa contro i militari è infatti solo un espediente per assicurare loro l'immunità, incolpandoli di un reato minore come l'abuso d'ufficio, che potrà essere cancellato facilmente da una amnistia. "Oggi - ha detto Zelaya - usando un trucco, un nuovo stratagemma, il procuratore generale di stato, che ha tanta responsabilità quanto i militari stessi, lancia delle accuse di connivenza per assicurare loro l'impunità, accusandoli di delitti minori". Il presidente deposto si è appellato agli honduregni e alla comunità internazionale perché "non si lascino ingannare da questa procedura fraudolenta".
Stella Spinelli