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Esattamente un anno fa, in questo periodo Gorizia si preparava a indossare il
vestito della festa. L’entrata della Slovenia nell’Unione Europea, celebrata nella
notte del Primo maggio, avrebbe fatto idealmente sparire uno dei confini più delicati
risalenti alla Seconda guerra mondiale: la piazza della Transalpina, per più di
cinquant’anni tagliata in due da un muro e un reticolato che la separavano dalla
slovena Nova Gorica, diventava il simbolo del superamento di antichi rancori.
E invece ora proprio quella piazza è il punto migliore per osservare come, nella
testa di alcuni, il passato sia più che mai attuale. Dopo mezzo secolo di guerra
fredda, è cominciata quella che è stata battezzata “la guerra delle scritte”.
Iniziata come una disfida a colpi di provocazione-burla, ora rischia di rinfocolare
sentimenti nazionalistici mai sopiti del tutto.
Provocazioni reciproche. Non si tratta dello sfizio di qualche singolo nostalgico: ricomporre un’opera
così grande e spostare centinaia di sassi nel giro di una notte è stato un lavoro
che ha coinvolto una cinquantina di persone forzute. Il loro messaggio non è caduto
nel vuoto. Due settimane più tardi, anche in questo caso con un blitz notturno,
qualcuno ha cambiato l’ordine delle pietre, modificando “Naš Tito” in “Naš Fido”.
Come a dire: nostro cagnolino. Neanche ventiquattr’ore dopo, la scritta originale
è stata ripristinata. Ma in risposta, sul versante italiano del Sabotino, nel
giro di una notte è stata creata dal nulla la scritta “W l’Italia”.
Le reazioni. Quando si è capito che l’aria stava diventano pesante i sindaci di Gorizia e
Nova Gorica, tra i quali corrono buoni rapporti, hanno parlato con una sola voce
condannando questo rincorrersi dei due estremismi a colpi di scritte. “Le teste
calde – ha detto Vittorio Brancati, primo cittadino di Gorizia – ci sono al di
qua e al di là del confine, saranno quattro gatti. L’importante è isolarli ed
emarginarli. Ma la preoccupazione c’è, perché è chiaro che tutte queste azioni
non vanno certamente nella direzione della collaborazione transfrontaliera che
faticosamente stiamo cercando di costruire”. La speranza di tutti, da entrambi
i lati del confine, è che il gioco finisca presto e non degeneri in qualcosa di
più grave.Alessandro Ursic