31/03/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



A Gorizia è scoppiata la 'guerra delle scritte': in gioco c'è un passato scomodo
La scritta sul monte SabotinoEsattamente un anno fa, in questo periodo Gorizia si preparava a indossare il vestito della festa. L’entrata della Slovenia nell’Unione Europea, celebrata nella notte del Primo maggio, avrebbe fatto idealmente sparire uno dei confini più delicati risalenti alla Seconda guerra mondiale: la piazza della Transalpina, per più di cinquant’anni tagliata in due da un muro e un reticolato che la separavano dalla slovena Nova Gorica, diventava il simbolo del superamento di antichi rancori. E invece ora proprio quella piazza è il punto migliore per osservare come, nella testa di alcuni, il passato sia più che mai attuale. Dopo mezzo secolo di guerra fredda, è cominciata quella che è stata battezzata “la guerra delle scritte”. Iniziata come una disfida a colpi di provocazione-burla, ora rischia di rinfocolare sentimenti nazionalistici mai sopiti del tutto.
 
Nostalgie titine. Sul lato sloveno del monte Sabotino, che domina la piana di Gorizia e la stessa piazza della Transalpina, nella notte del 5 marzo qualcuno ha ricreato l’enorme scritta “Naš Tito” (il nostro Tito). Fatta da massi di roccia carsica pesanti mezzo quintale l’uno, lunga 100 metri e alta 25, la scritta fu composta per la prima volta a fine anni Settanta, in occasione di un raduno della gioventù socialista di Nova Gorica al quale era stato ospite proprio il maresciallo Josip Broz, padre-padrone della Jugoslavia. Con l’indipendenza della Slovenia era pian piano stata mangiata dalle erbacce. Qualche nostalgico l’aveva poi ripulita a marzo dello scorso anno, poco prima della cerimonia per l’allargamento della Ue alla Slovenia. Con l’intento di celebrare l’evento storico per il piccolo stato nell’anniversario della sua indipendenza, in giugno alcuni “europeisti” avevano cambiato l’ordine dei massi per formare la scritta “Naš Slo”. Un messaggio che è durato neanche nove mesi, prima di ritornare all’originale.
 
La scritta come era stata modificata nel giugno scorso: "Nas Slo"Provocazioni reciproche. Non si tratta dello sfizio di qualche singolo nostalgico: ricomporre un’opera così grande e spostare centinaia di sassi nel giro di una notte è stato un lavoro che ha coinvolto una cinquantina di persone forzute. Il loro messaggio non è caduto nel vuoto. Due settimane più tardi, anche in questo caso con un blitz notturno, qualcuno ha cambiato l’ordine delle pietre, modificando “Naš Tito” in “Naš Fido”. Come a dire: nostro cagnolino. Neanche ventiquattr’ore dopo, la scritta originale è stata ripristinata. Ma in risposta, sul versante italiano del Sabotino, nel giro di una notte è stata creata dal nulla la scritta “W l’Italia”.
 
Le conseguenze. Magari si sta parlando di poche decine di nostalgici che si divertono così, ma la sensazione è che nella zona sia stato scoperchiato un piccolo vaso di Pandora. Mentre qualche giorno dopo è rispuntata anche la scritta “Tito” sul monte Cocusso vicino a Trieste – altra gigantesca composizione in pietra carsica che la vegetazione aveva mangiato negli anni –, a Gorizia le bacheche delle associazioni della minoranza sono state imbrattate con il pennarello indelebile. Con una tecnica simile alle azioni antisemite, solo che stavolta la parola ricorrente era “sloveno”. E nell’ultima partita casalinga della Triestina, tra gli spalti occupati dagli ultras alabardati – notoriamente di estrema destra – ha fatto capolino uno striscione con scritto “Tito boia”. Fa parte del background della curva, ma non è un caso che sia stato esposto proprio ora.
 
La scritta è stata costruita nel 1978, in occasione di un raduno della gioventù socialistaLe reazioni. Quando si è capito che l’aria stava diventano pesante i sindaci di Gorizia e Nova Gorica, tra i quali corrono buoni rapporti, hanno parlato con una sola voce condannando questo rincorrersi dei due estremismi a colpi di scritte. “Le teste calde – ha detto Vittorio Brancati, primo cittadino di Gorizia – ci sono al di qua e al di là del confine, saranno quattro gatti. L’importante è isolarli ed emarginarli. Ma la preoccupazione c’è, perché è chiaro che tutte queste azioni non vanno certamente nella direzione della collaborazione transfrontaliera che faticosamente stiamo cercando di costruire”. La speranza di tutti, da entrambi i lati del confine, è che il gioco finisca presto e non degeneri in qualcosa di più grave.

Alessandro Ursic

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