31/03/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



A Nias devastazione e migliaia di persone scioccate. La testimonianza dell'Onu e di Oxfam
E' salito ad almeno 624 il numero dei morti accertati per il terremoto che lunedì ha investito le coste occidentali dell'arcipelago indonesiano, in particolare Sumatra e le piccole isole nell'Oceano Indiano che la fronteggiano. Lo ha reso noto Imogen Wall, una portavoce dell'Undp, il Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo. Wall ha precisato che le squadre di specialisti dell'Onu, nei diversi sopralluoghi effettuati, hanno potuto confermare che ammontano a seicento le persone uccise a Nias, l'area più colpita; altre quindici hanno perso la vita a Simeulue, poco più a nord, e ulteriori nove tra la stessa Sumatra e le Banyak, un gruppo di isolotti minori. Intanto la situazione a Nias resta critica: gli aiuti arrivano lentamente e mancano acqua potabile, corrente elettrica, tende e medicine.
 
Bilancio incerto, 30 marzo 2005
 
E’ ancora molto incerto il bilancio delle
Nias dopo il terremoto
vittime nelle isole indonesiane colpite dal terremoto di domenica notte. Nella sola  Nias si va da un minimo di 330 morti ad oltre 1000, forse 2mila, contando coloro che potrebbero essere ancora sotto le macerie. Ma è ancora impossibile riuscire a dare un quadro complessivo. Un funzionario della protezione civile a Medan, Nerli Sulitiani, ha avuto notizia che anche a Banyak, a ovest della costa di Sumatra, tra Simuleue (a nord) e Nias (a sud) hanno perso la vita 200-300 locali.
 
Imagen Wall, portavoce delle Nazioni Unite a Banda Aceh, dichiara al telefono: “La situazione a Nias è terribile, mentre è meno grave a Simuleue. A Nias ci sono diverse centinaia di morti, ma non siamo ancora in grado di fornire una stima precisa. A Simuleue, dove i danni sono più contenuti, abbiamo notizia finora di nove morti. La maggior parte dei superstiti non riportano ferite gravi, ma soprattutto fratture. Sessanta persone al momento hanno bisogno di essere trasferite dall’isola in un ospedale e finora ne abbiamo portate 16 in quello di Medan. Stiamo per partire con 300 tonnellate di cibo fornite dal World food programme (Wfp) e altre 500 di acqua. Finora abbiamo raggiunto il capoluogo di Nias, Gunung Sitoli, ma presto cercheremo di andare nei villaggi che sono difficili da raggiungere. Per fortuna gli aerei e gli elicotteri possono partire visto che ha smesso di piovere”. Una pioggia battente è caduta senza sosta da lunedì, subito dopo il sisma, peggiorando le condizioni degli sfollati e complicando gli interventi di soccorso.
 
aiuti a NiasAnche Paul van Tongeren, responsabile media di Oxfam in Aceh, ci conferma uno scenario drammatico. “La nostra squadra di soccorso è arrivata a Nias trenta ore dopo il terremoto ed è rimasta scioccata dalla devastazione. Non c’è acqua potabile per 20mila persone. I superstiti sono traumatizzati, dopo aver vissuto ben due terremoti in soli tre mesi. Al momento hanno perso le loro case e vagano per le strade. L’80 per cento degli edifici infatti ha subito gravi danni o è stato distrutto dal sisma. La priorità adesso è portare acqua, cibo, medicinali e tende. Oggi partiranno voli ed elicotteri di aiuti da Medan con acqua e i beni necessari alla sopravvivenza”.
 
Intanto è stato portato in salvo Padre Barnabas Winkler, il frate cappuccino originario di S. Andrea di Bressanone e missionario in Indonesia da oltre 30 anni. Una fonte religiosa di Nias ha riferito alla MISNA che il padre è stato trasferito questa mattina in elicottero dall’isola devastata a Medan ed è in buone condizioni.
 
La terra trema ancora, 29 marzo 2005 

Francesca Lancini

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