E' salito ad almeno 624 il numero dei morti accertati per il terremoto
che lunedì ha investito le coste occidentali dell'arcipelago
indonesiano, in particolare Sumatra e le piccole isole nell'Oceano
Indiano che la fronteggiano. Lo ha reso noto Imogen Wall, una portavoce
dell'Undp, il Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo. Wall ha
precisato che le squadre di specialisti dell'Onu, nei diversi
sopralluoghi effettuati, hanno potuto confermare che ammontano a
seicento le persone uccise a Nias, l'area più colpita; altre quindici
hanno perso la vita a Simeulue, poco più a nord, e ulteriori nove tra
la stessa Sumatra e le Banyak, un gruppo di isolotti minori. Intanto la situazione a Nias resta critica: gli aiuti arrivano lentamente e mancano acqua
potabile, corrente elettrica, tende e medicine.
Bilancio incerto, 30 marzo 2005
E’ ancora molto incerto il bilancio delle
vittime nelle
isole indonesiane colpite dal terremoto di domenica notte. Nella
sola Nias si va da un minimo di 330 morti ad oltre 1000, forse
2mila, contando coloro che
potrebbero essere ancora sotto le macerie. Ma è ancora impossibile
riuscire a dare un quadro complessivo. Un funzionario della protezione
civile a Medan, Nerli Sulitiani, ha avuto notizia che anche a Banyak, a
ovest
della costa di Sumatra, tra Simuleue (a nord) e Nias (a sud) hanno
perso la
vita 200-300 locali.
Imagen Wall, portavoce delle Nazioni Unite a Banda Aceh,
dichiara al telefono: “La situazione a Nias è terribile, mentre è meno grave a
Simuleue. A Nias ci sono diverse centinaia di morti, ma non siamo ancora in
grado di fornire una stima precisa. A Simuleue, dove i danni sono più contenuti,
abbiamo notizia finora di nove morti. La maggior parte dei superstiti non
riportano ferite gravi, ma soprattutto fratture. Sessanta persone al momento
hanno bisogno di essere trasferite dall’isola in un ospedale e finora ne
abbiamo portate 16 in quello di Medan. Stiamo per partire con 300 tonnellate di
cibo fornite dal World food programme (Wfp) e altre 500 di acqua. Finora
abbiamo raggiunto il capoluogo di Nias, Gunung Sitoli, ma presto cercheremo di
andare nei villaggi che sono difficili da raggiungere. Per fortuna gli aerei e
gli elicotteri possono partire visto che ha smesso di piovere”. Una pioggia
battente è caduta senza sosta da lunedì, subito dopo il sisma, peggiorando le
condizioni degli sfollati e complicando gli interventi di soccorso.

Anche Paul
van Tongeren, responsabile media di Oxfam in Aceh, ci conferma uno
scenario drammatico. “La nostra squadra di soccorso è arrivata a Nias trenta
ore dopo il terremoto ed è rimasta scioccata dalla devastazione. Non c’è acqua
potabile per 20mila persone. I superstiti sono traumatizzati, dopo aver vissuto
ben due terremoti in soli tre mesi. Al momento hanno perso le loro case e
vagano per le strade. L’80 per cento degli edifici infatti ha subito gravi
danni o è stato distrutto dal sisma. La priorità adesso è portare acqua, cibo,
medicinali e tende. Oggi partiranno voli ed elicotteri di aiuti da Medan con
acqua e i beni necessari alla sopravvivenza”.
Intanto è stato portato in salvo Padre
Barnabas Winkler, il frate cappuccino originario di S. Andrea di Bressanone e
missionario in Indonesia da oltre 30 anni. Una fonte religiosa di Nias ha
riferito alla MISNA che il padre è stato trasferito questa mattina in
elicottero dall’isola devastata a Medan ed è in buone condizioni.