19/10/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Decine di civili uccisi negli attentati di radicali sciiti e sunniti

Ad ottobre in Pakistan settanta persone sono morte negli attacchi terroristici militarecompiuti da radicali sciiti e sunniti, in conflitto tra loro dai primi anni ’80. Il primo attentato è avvenuto contro la moschea sciita di Sialkot durante le preghiere del mattino. Un uomo ha raccontato alla Bbc: “Quando c’è stata l’esplosione la mia mente per un attimo si è fermata. Poi ho riaperto gli occhi e mi sono accorto che stavo seduto in mezzo ai cadaveri”. L’assassinio di trenta fedeli, nel primo giorno del mese, ha dato inizio a una spirale di violenza e vendette. Il 2 ottobre, mentre 15mila persone celebravano i funerali delle vittime, una folla armata di fucili e spranghe ha saccheggiato gli uffici della compagnia aerea nazionale e una banca di proprietà dello Stato. Cinque giorni più tardi, due bombe sono esplose nella città di Multan, mentre centinaia di sunniti commemoravano la morte del leader radicale Azim Tariq. “Sono rimasto intontito”, ha detto sempre alla Bbc un testimone oculare. “Vedevo le persone cadere, piangere e correre intorno a me”. Quel giorno ci sono state almeno quaranta vittime e un centinaio di feriti. In seguito, il 10 ottobre a Lahore, un attentatore suicida si è fatto esplodere all’ingresso di una moschea sciita: tre i morti, fra cui un ragazzino di tredici anni.

In Pakistan, Paese a maggioranza musulmana, il 70 per cento della popolazione è sunnita e il 20 per cento sciita. Nelle regioni del Sindh, del Balochistan e del Punjab, circa 4mila persone hanno perso la vita a causa degli scontri ventennali tra estremisti delle due confessioni musulmane. In particolare, gli attacchi si sono intensificati lo scorso maggio, quando le comunità sciite sono state colpite per ben tre volte e Mufti Nizamudin, importante capo religioso sunnita, è stato assassinato. L’uccisione a fine settembre del leader radicale sunnita Amjad Farooqi, accusato dell’omicidio del reporter statunitense Daniel Pearl, avrebbe fatto precipitare la situazione.

Ma quali sono le ragioni del confl itto tra sciiti e sunniti in Pakistan? Lo chiediamo a musharraf Samina Ahmed dell’ International crisis group (Icg): “Non si tratta di una guerra civile, ma dello scontro armato tra gruppi politici radicali che si rifanno a due visioni diverse dell’Islam. Le organizzazioni radicali sunnite e le madrasse (scuole coraniche dove si formano molti estremisti islamici, ndr.) hanno aumentato la loro influenza grazie all’appoggio dei governi militari che si sono succeduti in Pakistan. Ancora adesso la lobby militare al seguito del generale Musharraf, salito al potere dopo il colpo di stato del’99, sostiene i terroristi. Inoltre nel Paese c’è un fiorente mercato di armi alimentato ancora una volta dai militari e dall’intelligence (Isi). Secondo Samina, il presidente Musharraf, al potere da cinque anni, non avrebbe dunque frenato la prolificazione dei gruppi estremisti come aveva promesso. “Gli scontri tra sciiti e sunniti sono aumentati dopo il colpo di stato del presidente. Allora l’Esercito si alleò con i partiti religiosi sunniti vicini ai terroristi. Musharraf ha bandito le organizzazioni islamiche radicali, ma queste sono riemerse con nomi diversi”.

Dal canto suo Emanuele Giordana, giornalista di Lettera 22 sostiene: “E’ troppo presto per parlare di fallimento di Musharraf nel contenere i gruppi radicali islamici. Qualcosa è stato fatto. Il presidente, per esempio, ha tagliato loro i fondi. Serve ancora un po’ di tempo per dire se Musharraf riuscirà a mantenere questo equilibrio precario. La guerra è gestita da terroristi che uccidono i civili. Abbiamo a che fare con gruppi armati strutturati che non possono, tra l’altro, essere contrastati solo sul piano militare. Musharraf dovrebbe riformare la legislazione, ma non lo fa per paura di inimicarsi i radicali islamici. La Shaaria, legge islamica, introdotta nel codice con una svolta radicale durante il regime militare di Zia (’77- ’88) e mantenuta dal governo di Benazir Bhutto (’93-’96), è ancora in vigore. Questo rende difficile, i rapporti con le minoranze religiose”.

Numerosi osservatori internazionali dicono che il Pakistan rischia una grave crisi politica. Molto dipende da quanto Musharraf riuscirà a conciliare il sostegno dato agli Stati Uniti nella guerra ai talebani e la volontà di non perdere il consenso dei gruppi islamici estremisti.

Francesca Lancini

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