04/01/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Il 2009 non ha che peggiorato il terremoto politico, economico e sociale del 2008. Parola di Semana

"Un anno perso. Il 2009 per la Colombia è stato un anno senza carattere. A marcarlo, solo scosse di assestamento di un terremoto scatenatosi nel 2008 e che è ancora ben lungi dal placarsi". Questa la tesi dell'editoriale del più autorevole settimanale colombiano, Semana, pubblicato negli ultimi giorni dell'anno appena finito. Un intervento da cui emerge la situazione di stallo in cui versa il paese sudamericano, fra gli ultimi baluardi della dominazione Usa in quelle terre finora considerate il cortile di casa a stelle e strisce.

"Due le grandi tematiche che hanno tenuto banco: l'incertezza sul terzo mandato presidenziale di Alvaro Uribe e il chiasso fatto dal presidente Hugo Chávez contro il governo", spiega Semana, precisando come la telenovela intorno alla rielezione abbia decisamente sfiancato la vita politica del paese e congelato le varie campagne presidenziali. Tutto è sospeso, appeso al referendum che chiederà ai cittadini se vogliono o meno forzare per la seconda volta la legge costituzionale per permettere ad Alvarito di restare incollato anima e cuore alla poltrona di Palazzo Narino. Per non parlare della lunga discussione per arrivarci a quel referendum.
E che dire del carismatico jefe bolivariano, che da quando da Bogotà partì l'ordine di bombardare l'Ecuador per stanare le Farc, non ha smesso di tuonare contro Uribe e i suoi. Era il primo marzo del 2008. Da allora non ha che rincarato la dose, di fronte all'immutato atteggiamento colombiano che ha raggiunto il massimo della dedizione a Washington proprio negli ultimi mesi dell'anno con la questione delle basi militari. Cacciati da quella ecuadoriana di Manta dopo un decennio, l'esercito Usa ha ottenuto dal fedele scudiero ben sette basi da usare a proprio piacimento finché morte non ci separi. Una decisione che ha disgustato, però, non solo il focoso Chávez ma tutti i governo progressisti della regione. Avere l'esercito statunitense in forze come vicino di casa non farebbe dormire sonni tranquilli a nessun paese sovrano. In tanti hanno quindi alzato la voce per urlare il proprio dissenso, in particolare il Brasile, impegnato da tempo a imporsi quale potenza regionale altra rispetto a Washington. E per calmare le acque non sono servite né la elezione di Barack Obama, né tantomeno il premio Nobel per la Pace.

Tornando alla politica interna, a tenere campo è stato lo scontro fra l'Esecutivo e il potere giudiziario. La mancanza di consenso sulle qualità del prossimo Procuratore generale ha portato la Corte Suprema a rifiutare varie volte la terna presentata dal governo, tanto che questa poltrona, chiave affinché la giustizia venga ben amministrata, resta tuttora vuota.
A commuovere l'opinione pubblica sono stati comunque i vari scandali. Il più importante, quello delle chuzadas del Das, il corpo di intelligence colombiana, che ha spinto frotte di agenti a uscire dallo spionaggio ufficiale. "Questa storia è cominciata con intercettazioni e inseguimenti ed è finita con prove di minacce portate avanti da uomini del Das.
L'altra grande scossa l'ha data il dibattito per la consegna degli incentivi di Agro Ingreso Seguro, che ha scatenato grandi critiche alla politica agraria del governo, colpendo in pieno volto la candidatura del giovane ex ministro Andrés Felipe Arias, il suo più fedele scudiero.
Sulle prime pagine sono arrivate anche le denunce per aver promesso regalie in cambio del sì alla rielezione presidenziale e l'affare milionario fatto dai figli del presidente Uribe grazie a una zona franca.

E la guerra che da quasi cinquanta anni piega il paese? Secondo Semana, il governo sembra aver assestato colpi pesanti alla guerriglia, benché non molto pubblicizzati,e nonostante la guerriglai resti viva e vegeta. Resta inoltre grave la questione del rispetto dei diritti umani. I paramilitari hanno goduto della mancata applicazione della Legge giustizia e pace che imponeva loro di confessare e risarcire le vittime e l'impunità resta quindi sovrana. Questo non solo ha giovato ai vecchi parcos, molti dei quali riciclatisi sotto altre sigle, ma ha fatto sì che le bande criminali emergenti si moltiplicassero, iniziando in molte zone della Colombia "nuovi capitoli di una violenza che non sembra mai finire". Questo il 2009. Che non sarà dunque un anno memorabile, bensì un periodo di transito verso un 2010 che dai primi giorni dell'anno si annuncia agitato, visti tutti i problemi che l'anno precedente non ha saputo che incrementare. Parola di Semana.

 

Stella Spinelli

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