26/02/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Nel cuore di una miniera a seimila metri
scritto per noi da
Giulia M. Foresti
 
Minatore a la RinconadaPer i peruviani della costa è "l'eldorado di ghiaccio" o " l'inferno di freddo e ghiaccio": è la Rinconada, una miniera d´oro situata a 5400 metri di altitudine sulla catena Andina, là dove anche l´ossigeno fatica ad arrivare.

Lassù la terra si affaccia oltre le nuvole con sconfinate distese prive di vegetazione, battute dai venti e dalle quali si ergono le cime più imponenti della catena, terre che nascondono sterminati giacimenti del metallo prezioso. Ogni anno solo la Rinconada produce sino a tre tonnellate d´oro, e anche questo fa del Perù il primo paese produttore d´oro del sud America e l´ottavo su scala mondiale. Trovare un mezzo per raggiungere la miniera non è facile, la zona è ritenuta pericolosa a causa dei suoi traffici: la desolazione dei luoghi e la vicinanza della frontiera Boliviana sono buone premesse per l´attività dei contrabbandieri. Puno è l´ultima città che ci si lascia alle spalle, prima di dover affrontare 5-6 ore di jeep. Non esiste né asfalto nè una pista: ci si affida alle conoscenze della guida e ai solchi dei bus che si inerpicano su questi altopiani per trasportare i minatori. Non si incontra anima viva, gli unici rumori che spezzano il silenzio irreale sono il cigolio degli ammortizzatori che, rimbalzando, spezzano la schiena e l´immancabile autoradio.

La Rinconada Un lago di un blu glaciale s´impadronisce della scena, e lungo il ciglio appare una processione di donne andine che, incappucciate negli scialli multicolori, camminano ordinate. Le bombette che vestono sono un segno inequivocabile della loro identità. Branchi di lama e alpache non sembrano disturbati da tanto trambusto. L´Ananea, il ghiacciaio che accoglie la Rinconada, è ormai vicino. Lentamente il paesaggio diventa abbagliante, l´aria è sferzante e la respirazione difficile. Il ghiaccio è ovunque e risplende al sole d´un bianco nitido. La mulattiera arriva fino ai piedi della lingua bianca, dove sono ammassate centinaia di baracche in lamiera; la comunità si è man mano estesa ed oggi ci sono venticinquemila disperati che si accalcano per la sopravvivenza in questa appendice d´umanità. La febbre dell´oro è una storia vecchia per il Perù. Già ai tempi degli Incas i conquistadores spagnoli avevano scoperto le sterminate risorse di queste montagne: in sella ai lama, caricavano chili e chili della preziosa pietra gialla che poi trasportavano in Europa. Una febbre, che a quanto pare, non è mai scemata, e la dimostrazione è nelle cifre degli ultimi anni: nel 1999 sono state 150 le tonnellate d´oro estratte in Perù, per un valore di 1276 milioni di dollari, la voce più corposa nel bilancio del paese sud americano,. Oltre alla Rinconada ci sono altre miniere, come Yanacocha e Pierini, ma lo sfruttamento dei giacimenti, secondo gli esperti, sarebbe ancora minimo. Su 83 milioni di ettari di terreno ricco d´oro, sono solo 17 milioni quelli sfruttati. A smentire tanta decantata ricchezza basta un giro nella baraccopoli della Rinconada, dove immediata è la sensazione di trovarsi in un inferno dimenticato da dio e dagli uomini.

La Rinconada Il primo minatore a rompere gli indugi e a parlare è il fratello dell´alcalde (il sindaco): "Le nostre condizioni di vita e di lavoro sono disumane. Non abbiamo uno stipendio vero e proprio, ma dobbiamo accontentarci di quello che riusciamo ad estrarre durante una mezza giornata concessa dalla compagnia. Questo vuol dire, la maggior parte delle volte, riuscire ad assicurarsi solo qualche pagliuzza per la sopravvivenza settimanale. Assicurazioni, previdenza sociale, pensione, sono solo un miraggio per noi che viviamo giorno per giorno, sperando di riuscire a mettere da parte un piccolo gruzzoletto per garantire alla famiglia uno stile di vita dignitoso e una vecchiaia tranquilla. Non c´è elettricità né fognature e l´immondizia è lasciata a marcire all´aperto, perché non c´è nessuno incaricato di raccoglierla. Ai piedi di un ghiacciaio abbiamo grossi problemi d´acqua, il mercurio sta inquinando tutto. Acqua e terre". Non c´è neppure una scuola per i bambini, quella che chiamano aula è una stanza fredda e tetra nel retro di una baracca. E di insegnanti nemmeno a parlarne: "chi volete che abbia voglia di arrampicarsi quassù per una paga da fame?", e così i bambini passano le giornate ad osservare le madri che setacciano le pagliuzze gialle. Non c´è tempo per giocare: l´età lavorativa arriva presto, non molto oltre i sei, sette anni di vita ed ecco che anche loro scendono nelle viscere della terra per aiutare la famiglia. D´altronde, qui nessuno si scandalizza a vedere un bimbo con la schiena piegata dal peso delle pietre nelle bisacce ruvide. I ninos non ancora pronti per scendere nelle gallerie sono impegnati con il chimbaletes. Si tratta di un grosso pietrone usato come pestello in un mortaio, per polverizzare le rocce scelte: i bambini ci saltano sopra facendolo dondolare e il calar del sole segna la fine della loro attività. Alla Rinconada la vita è dura senza distinzioni. Anche le donne passano la maggior parte del tempo con le braccia immerse in una brodaglia d´acqua e mercurio che serve per selezionare le pietre migliori. Praticamente, se non muoiono di stenti, è molto probabile che il mercurio distrugga il loro sistema immunitario. I minatori, nonostante accettino di fatto queste condizioni di lavoro subumane, portano sul volto la rabbia che gli brucia dentro.

Dopo il turno di lavoro che solitamente dura quattro ore, si trovano in una specie di baracca che chiamano bar. L´aria è densa ed irrespirabile. Seduti fianco a fianco ci sono i minatori ed i contrattisti, ovvero i capi squadra. Inutile dire che tra questi non corre buon sangue ed infatti basta parlare con i minatori del loro lavoro perché le parole diventino un fiume in piena. "Volete sapere come lavoriamo quassù?"-chiede in tono sarcastico un minatore che ha ancora in testa l´elmetto- "Bene, noi scendiamo là sotto ogni giorno per turni che durano per quattro ore e per farlo non riceviamo nemmeno un sol (moneta peruviana). Il nostro salario consiste nel cachorreo: ogni trenta giorni lavorativi ci concedono di scavare nelle gallerie della miniera e ciò che troviamo è nostro. Ma bisogna lavorare senza sosta per trovare una pepita che spesso rimane un sogno. E se ti va male hai lavorato gratis per un mese". Fosse solo per la durezza del lavoro, la vita alla Rinconada assomiglierebbe a quella vissuta da migliaia di persone nelle altre miniere peruviane. Qui, però, ci sono anche le malattie a decimare i minatori e le loro famiglie. Le gallerie sono scavate nel ghiaccio e d´inverno la temperatura arriva anche a 20 gradi sotto lo zero. I minatori lavorano senza mascherina per proteggersi dalle polveri e per molti il destino è quello di ammalarsi di silicosi. Di moderni macchinari per facilitare l´estrazione non ce n'è l´ombra e le pietre vengono caricate sulle carriole come cent´anni fa. Le gallerie sono basse e senza illuminazione. Tutta questa fatica non potrebbe essere sopportata in condizioni normali, infatti tutti i minatori masticano foglie di coca per recuperare le energie e non sentire la fatica. C´è poi il mercurio, di cui si è gia accennato prima. Il suo utilizzo è indispensabile per separare l´oro, ma i residui della lavorazione vengono scaricati nei fiumi dove si abbeverano gli animali, gli stessi lama e alpache che si ritrovano poi cucinati sulle tavole qui alla Rinconada. Tutta questa sovraesposizione al mercurio provoca danni terrificanti a livello genetico: cecità, malformazioni e demenza. Suona la sirena: è tempo per i minatori di questo turno di tornare nelle viscere del ghiacciaio, fino al prossimo suono. Chi è appena uscito, si accalca al bancone per una birra che pagherà non in monete ma solo con pagliuzze d´oro. Anche in questo, la Rinconada è fuori dal tempo.


 
Categoria: Risorse, Popoli
Luogo: Perù
Articoli correlati:

Non ci sono articoli correlati.
Visualizza gli articoli da quest'area : Perù

Conflitto in quest'area: La scheda paese: Gli argomenti più discussi: Le parole chiave più ricorrenti:
Pubblicità