stampa
invia
Per i peruviani della costa è "l'eldorado di ghiaccio" o " l'inferno di
freddo e ghiaccio": è la Rinconada, una miniera d´oro situata a 5400
metri di altitudine sulla catena Andina, là dove anche l´ossigeno
fatica ad arrivare.
Un lago di un blu glaciale s´impadronisce della scena, e lungo il
ciglio appare una processione di donne andine che, incappucciate negli
scialli multicolori, camminano ordinate. Le bombette che vestono sono
un segno inequivocabile della loro identità. Branchi di lama e alpache
non sembrano disturbati da tanto trambusto. L´Ananea, il ghiacciaio che
accoglie la Rinconada, è ormai vicino. Lentamente il paesaggio diventa
abbagliante, l´aria è sferzante e la respirazione difficile. Il
ghiaccio è ovunque e risplende al sole d´un bianco nitido. La
mulattiera arriva fino ai piedi della lingua bianca, dove sono
ammassate centinaia di baracche in lamiera; la comunità si è man mano
estesa ed oggi ci sono venticinquemila disperati che si accalcano per
la sopravvivenza in questa appendice d´umanità. La febbre dell´oro è
una storia vecchia per il Perù. Già ai tempi degli Incas i
conquistadores spagnoli avevano scoperto le sterminate risorse di
queste montagne: in sella ai lama, caricavano chili e chili della
preziosa pietra gialla che poi trasportavano in Europa. Una febbre, che
a quanto pare, non è mai scemata, e la dimostrazione è nelle cifre
degli ultimi anni: nel 1999 sono state 150 le tonnellate d´oro estratte
in Perù, per un valore di 1276 milioni di dollari, la voce più corposa
nel bilancio del paese sud americano,. Oltre alla Rinconada ci sono
altre miniere, come Yanacocha e Pierini, ma lo sfruttamento dei
giacimenti, secondo gli esperti, sarebbe ancora minimo. Su 83 milioni
di ettari di terreno ricco d´oro, sono solo 17 milioni quelli
sfruttati. A smentire tanta decantata ricchezza basta un giro nella
baraccopoli della Rinconada, dove immediata è la sensazione di trovarsi
in un inferno dimenticato da dio e dagli uomini.
Il primo minatore a rompere gli indugi e a parlare è il fratello
dell´alcalde (il sindaco): "Le nostre condizioni di vita e di lavoro
sono disumane. Non abbiamo uno stipendio vero e proprio, ma dobbiamo
accontentarci di quello che riusciamo ad estrarre durante una mezza
giornata concessa dalla compagnia. Questo vuol dire, la maggior parte
delle volte, riuscire ad assicurarsi solo qualche pagliuzza per la
sopravvivenza settimanale. Assicurazioni, previdenza sociale, pensione,
sono solo un miraggio per noi che viviamo giorno per giorno, sperando
di riuscire a mettere da parte un piccolo gruzzoletto per garantire
alla famiglia uno stile di vita dignitoso e una vecchiaia tranquilla.
Non c´è elettricità né fognature e l´immondizia è lasciata a marcire
all´aperto, perché non c´è nessuno incaricato di raccoglierla. Ai piedi
di un ghiacciaio abbiamo grossi problemi d´acqua, il mercurio sta
inquinando tutto. Acqua e terre". Non c´è neppure una scuola per i
bambini, quella che chiamano aula è una stanza fredda e tetra nel retro
di una baracca. E di insegnanti nemmeno a parlarne: "chi volete che
abbia voglia di arrampicarsi quassù per una paga da fame?", e così i
bambini passano le giornate ad osservare le madri che setacciano le
pagliuzze gialle. Non c´è tempo per giocare: l´età lavorativa arriva
presto, non molto oltre i sei, sette anni di vita ed ecco che anche
loro scendono nelle viscere della terra per aiutare la famiglia.
D´altronde, qui nessuno si scandalizza a vedere un bimbo con la schiena
piegata dal peso delle pietre nelle bisacce ruvide. I ninos non ancora
pronti per scendere nelle gallerie sono impegnati con il chimbaletes.
Si tratta di un grosso pietrone usato come pestello in un mortaio, per
polverizzare le rocce scelte: i bambini ci saltano sopra facendolo
dondolare e il calar del sole segna la fine della loro attività. Alla
Rinconada la vita è dura senza distinzioni. Anche le donne passano la
maggior parte del tempo con le braccia immerse in una brodaglia d´acqua
e mercurio che serve per selezionare le pietre migliori. Praticamente,
se non muoiono di stenti, è molto probabile che il mercurio distrugga
il loro sistema immunitario. I minatori, nonostante accettino di fatto
queste condizioni di lavoro subumane, portano sul volto la rabbia che
gli brucia dentro.