24/02/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Malattie e rapimenti minacciano la vita dei piccoli afgani
Bambini afganiI bambini stanno morendo come le mosche. Nelle regioni dell’estremo nord-est dell’Afghanistan, tra gli sperduti villaggi di montagna dell’Hindukush, una misteriosa epidemia sta mietendo decine di piccole vittime. Più di trecento solo nell’ultimo mese. Si tratta di una malattia che colpisce in maniera letale l’apparato respiratorio, che si manifesta inizialmente come una normale influenza, ma che si complica fino a portare alla morte. Shamsur Rehman, vicegovernatore della provincia di Badakhshan, ha lanciato un disperato appello alle organizzazioni internazionali presenti in Afghanistan perché intervengano per fermare questa strage.

“Il numero dei bambini malati o già morti potrebbe essere molto maggiore dei trecento finora accertati – ha affermato Rehman – perché gran parte dei villaggi della regione sono isolati per la neve in questa stagione. Per raggiungerli ci sono solo due modi: a piedi o in elicottero. Nessuno sa quale sia la dimensione reale di questa epidemia. Ma il problema vero è che in queste località non ci sono cliniche, né dottori, né medicinali”. Probabilmente si tratta di una grave forma virale di polmonite, resa letale dalle temperature polari che caratterizzano questa regione e dalle drammatiche condizioni fisiche e sanitarie in cui versano le popolazioni locali. Ovviamente i bambini sono i soggetti più deboli e più a rischio.

Ma non sono solo le malattie a minacciare la vita dei piccoli afgani. Nei giorni scorsi la Commissione Afgana Indipendente per i Diritti Umani ha denunciato il diffondersi del tremendo fenomeno dei rapimenti di bambini, usati per il commercio illegale dei loro organi o come piccoli schiavi nei paesi arabi. Secondo Manoel de Almeida e Silva, portavoce delle Nazioni Unite in Afghanistan, i dati diffusi dall’Aihrc sono allarmanti. “Negli ultimi cinque mesi del 2003 - sostiene Almeida e Silva - l’organizzazione ha ricevuto più di trecento denunce di rapimenti di bambini. Il loro destino, secondo le indagini condotte su 85 di questi casi, è l’asportazione di organi commercializzati all’estero o la riduzioni in schiavitù in fabbriche dei paesi arabi, soprattutto in Arabia Saudita”.

L’unica buona notizia per i bimbi afgani arriva sul fronte del programma di smobilitazione dei bambini-soldato avviato dall’Unicef all’inizio di febbraio. I minorenni arruolati nelle milizie di mujaheddin dei vari leader locali afgani sono ancora ottomila. Fino ad ora centocinquanta fanciulli hanno abbandonato il fucile nell’attesa di tornare alla loro infanzia negata. E’ il risultato del programma Unicef, avviato in quattro distretti della provincia settentrionale di Kunduz, dove sono presenti sia le milizie tagiche del generale Muhammed Ustad Atta, fedelissimo del ministro della Difesa Mohammed Qasim Fahim, sia quelle uzbeche del generale Abdul Rashid Dostum, signore di Mazar i-Sharif. Due fazioni che si contendono il controllo delle province del nord con frequenti scontri armati.

Enrico Piovesana 
Categoria: Bambini, Salute
Luogo: Afghanistan