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Israele ha oggi reso noto un progetto edilizio che prevede la costruzione di oltre settecento alloggi nelle aree della Cisgiordania, che considera come appartenenti a Gerusalemme.
Sotto pressione statunitense, il primo ministro israeliano, Benyamin Netanyahu, aveva ordinato a novembre di congelare per dieci mesi la realizzazione di nuove costruzioni in Cisgiordania, escludendo dalla misura in oggetto le zone frontaliere situate alla periferia di Gerusalemme.
Le autorità israeliane hanno, però, lanciato un bando per la costruzione di 198 alloggi a Pisgat Zeev, di 377 abitazioni a Neve Yaakov e di 177 residenze a Har Homa. Tutte colonie situate molto vicine a Gerusalemme.
Immediate le reazioni del mondo palestinese. Un portavoce del presidente palestinese Abbas ha condannato il progetto, affermando che tutte le nuove costruzioni, realizzate nei territori occupati da Israele dopo la Guerra dei Sei Giorni del 1967, sono illegali.
"Il governo israeliano - ha affermato Nabil Abou Rdainah, consigliere molto vicino ad Abbas - mostra ogni giorno che passa di non essere pronto per la pace". Il presidente palestinese esige la completa sospensione delle attività di colonizzazione, prima della ripresa dei negoziati di pace.
Lo stato di Israele aveva già attirato le critiche della comunità internazionale il mese scorso, con l'approvazione di un progetto edilizio che prevedeva la realizzazione di novecento nuovi alloggi nella colonia di Gilo, alla periferia di Gerusalemme-Est, dove vivono 40.000 israeliani.