22/12/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



Lo "stato unico" secondo Shawan Jabanien, direttore di Al Haq

"E un altro caso emblematico è stato Taleb Mohammed Abu Sitta: ucciso torturato, anche lui: ma per spaccio di droga imputato a suo figlio. Perché spesso si entra nel mirino per opinioni, o comunque azioni altrui: ed è un'altra delle lezioni imparate dagli israeliani, maestri nel demolire case di fratelli e vicini e zii di decimo grado di ogni terrorista - cioè ogni arabo. E così, le violazioni dei nostri più basilari diritti sono diventate il sottobosco dell'occupazione: non episodi isolati ma pratiche sistematiche, dimensione integrante e ordinaria della strategia politica. In una specie di governo mediante la paura: perché la sicurezza, qui, non è esito relativamente stabile di rule of law e democrazia, garanzie costituzionali, ma precario equilibrio di potere. Un governo basato su una cultura dell'impunità: nessun crimine è seguito da indagini serie: la spiegazione della polizia è sempre la stessa: una faida familiare. E se si ha un processo, non è mai equo e regolare: solo opportunità di vendetta - solo la miccia di un'ulteriore vendetta. Perché il problema è degenerato strutturale. Hamas nella Striscia di Gaza ha sostituito l'intero apparato giudiziario, magistrato per magistrato, fino all'ultimo dei cancellieri, con uomini di sua fiducia, privi di competenza e esperienza prima ancora che imparzialità: ma d'altra parte Fatah nella West Bank, con il pretesto dello stato di emergenza, ha esteso la giurisdizione militare e esautorato i tribunali civili. Per effetto degli arresti israeliani, poi, la maggioranza dei deputati è in carcere: e il parlamento impaludato nell'impossibilità di raggiungere i quorum. Tra l'inaffidabilità del giudiziario e la paralisi del legislativo, è il dominio del potere esecutivo, senza più freni e contrappesi. E per cui, se all'inizio è stato essenzialmente scontro tra milizie, adesso il fronte attraversa le istituzioni - e ancora: esattamente come in Israele, in cui molti crimini non sono ormai che l'attuazione della legge: la regola invece che la sua violazione. Il fondo è stato nei giorni di Piombo Fuso: manganelli palestinesi contro i cortei di solidarietà a Gaza. Oggi per organizzare una manifestazione è necessaria l'autorizzazione della polizia. Eppure le norme sono chiarissime: e prevedono una semplice notifica di percorso e orario, per deviare il traffico e storie simili. Le norme non sono mai state modificate: ma è cambiata l'interpretazione: la polizia ha ora il compito di verificare la compatibilità di una manifestazione con la tutela di nozioni pericolosamente arbitrarie come la morale pubblica. Allo stesso modo, la libertà di associazione è stata scardinata attraverso l'introduzione apparentemente innocua di un'anagrafe: mentre Hamas ha direttamente attaccato sedi e uffici, nella West Bank nell'ambito di queste procedure di registrazione si è attribuito al ministero dell'Interno il potere di imporre rettifiche di statuto. Decine di ong, naturalmente tutte riconducibili a Hamas, sono state dichiarate illegali. E le ong non sono il circolo tennis qui, ma la nostra sopravvivenza, i nostri asili e ospedali, sono i due terzi sotto la soglia della povertà - tutto quello che non è sicurezza, solo la nostra vita: e dunque non interessa a nessuno. E ma quando da entrambi i lati del Muro tutto è convertito a servire il dominio, come diceva Hannah Arendt, i sistemi economici, le filosofie politiche, gli ordinamenti giuridici - allora si ribalta la massima di Clausewitz: è la pace ormai, la continuazione della guerra con altri mezzi".


"E tutto nel più totale silenzio. Negli ultimi mesi la repressione si è concentrata sui media: Fatah ha chiuso le televisioni di Hamas, Hamas ha chiuso i quotidiani di Fatah. Giornalisti arrestati, redazioni perquisite, materiale sequestrato. E non esistono meccanismi internazionali di monitoraggio e controllo: perché l'Autorità Palestinese non è uno stato, e dunque tecnicamente non può essere parte dei trattati a tutela dei diritti umani, presidiati da comitati delle Nazioni Unite. Certo, si è impegnata a rispettare il loro contenuto, in larga parte traslato nella nostra costituzione provvisoria e legislazione: e così Hamas - ma è solo teoria. E invece il diritto, in questo momento, è l'unica àncora possibile, qui. Perché non avremo elezioni, realisticamente, nel prossimo futuro: e siamo spiaggiati su questa contraddizione, per cui solo il voto è capace di riassestare una democrazia in fuorigiri, è vero - ma è anche, questa volta, il rischio di formalizzare la separazione tra Striscia di Gaza e West Bank, e implodere nella guerra civile: l'obiettivo di Israele. E per cui, malinconicamente, tocca ammettere che è più saggio rinviare, e prima lavorare all'intesa nazionale. E con la politica incagliata, non rimane che il diritto. E proprio per questo, sarebbe importante che la Corte Penale Internazionale accogliesse la richiesta dell'Autorità Palestinese di trasferirle la propria competenza per i crimini internazionali - da chiunque siano compiuti. Naturalmente, ci rispondono letterali, anche qui, che spiacenti, ma non siamo uno stato: ma la nostra opinione è che non sia necessario essere uno stato secondo i criteri del diritto internazionale, per interagire con la Corte: e che rilevi piuttosto la capacità di esercitare giurisdizione per i crimini di sua competenza, così da avere titolo a chiedere il suo intervento - a trasferirle questa competenza. Ma invece, al solito - a qualcuno tribunali e processi, ad altri solo missioni di inchiesta e opinioni non vincolanti... Eppure, come insegna Beccaria: non tanto la severità, quanto l'infallibilità della pena: perché il diritto è credibilità e autorevolezza - è il coraggio e l'onestà, da parte nostra, di denunciare anche i crimini palestinesi. Ma l'unica democrazia del Medio Oriente, intanto, tratta lo scambio tra Marwan Barghouti e Gilad Shalit: abbiamo negoziato tutto, negli ultimi anni, e ottenuto niente: è il pericoloso riconoscimento che con Israele funziona solo Hezbollah. Dal capitolo sette della carta delle Nazioni Unite alla giurisdizione universale, il diritto internazionale vi offre strumenti a sufficienza per dimostrare che certi valori non sono solo filosofia, solo pretesto di guerra e imperialismo - la giustizia dei vincitori. Perché dovreste essere voi, non Hamas, a pretendere il rilascio dei prigionieri politici. Il rispetto delle regole. In fondo, Israele è stato fondato per questo: essere una nazione come le altre nazioni".


"Ma anche un altro paragrafo, nel Rapporto Goldstone, è scivolato via inosservato. Perché mentre si arrestavano attivisti e manifestanti, qui, di là dal Muro era il turno di obiettori e veterani, e le loro associazioni: interrogatori dello Shin Bet, congelamento dei finanziamenti. Sedi perquisite e carte sequestrate. E soprattutto, mentre qui si arrestavano giornalisti, Israele più semplicemente sigillava Gaza: qualcuno domina attraverso la paura, qualcuno attraverso l'indifferenza - la vostra indifferenza: perché è stata una violazione della vostra libertà di opinione. Sono sessant'anni che in questo paese i ruoli si invertono continuamente, e intersecano, tra oppresso e oppressore. E alla fine, la verità è che non rimane che il dato di cui nessuno ha voglia di parlare. Perché i palestinesi cercano disperati di emigrare - ed è quel quiet transfer, è vero, con cui Israele mira da sempre a completare il 1948. Ma nonostante tutto il doping degli incentivi economici, di là dal Muro per la prima volta gli emigrati superano gli immigrati".

Francesca Borri