22/12/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



Lo "stato unico" secondo Shawan Jabanien, direttore di Al Haq

"Qualsiasi commento e analisi, la prima critica a Israele è la decisione di non cooperare. Nessuno aggiunge però, che né il governo Fayyad nella West Bank, né il governo Haniyeh nella Striscia di Gaza hanno opposto mezza argomentazione e giustificazione alla missione Goldstone, quando si è cominciato a guardare di qua dal Muro, solo una stessa assenza - perché mentre gli israeliani strangolavano una popolazione già stremata da anni di occupazione e poi embargo, e senza neppure consentire la fuga, Fatah e Hamas non hanno trovato niente di meglio da fare che un regolamento generalizzato dei conti: un inferno parallelo. E né i singoli palestinesi, comuni cittadini, hanno voluto parlare: segno di intimidazioni. Naturalmente la responsabilità palestinese non è minimamente paragonabile alla responsabilità israeliana - razzi inclusi, correttamente qualificati come crimine di guerra: ma premesso questo, tocca riconoscere amari che l'approccio al diritto internazionale, qui, non è diverso, tra oppresso e oppressore: è per tutti completa indifferenza. Israele occupa larga parte delle pagine del Rapporto Goldstone semplicemente perché è stato il protagonista incontrastato di Piombo Fuso: perché Hamas ha capito che non esisteva resistenza militare possibile, e sostanzialmente non ha combattuto. E quelle rare volte che ha combattuto, è vero, non è mai ricorsa intenzionalmente ai civili come scudo - scuole, ospedali, moschee. Ma per calcolo di convenienza, non nobiltà d'animo, solo l'inevitabile vincolo di qualsiasi movimento di liberazione: il sostegno della popolazione è fondamentale. Non altro. Ogni apparenza e illusione è smentita dall'anarchia dello scontro tra Fatah e Hamas innescato dal fallimento del governo di unità nazionale: strada per strada, senza alcuna attenzione ai civili. Si sguaina il diritto selettivi, qui, come arma di accusa, non contesto condiviso di disciplina. Mohammed Swerki, cuoco al servizio della guardia presidenziale di Fatah, finì giù da una finestra, a Gaza, per essere entrato nell'ufficio sbagliato con il suo vassoio del pranzo. La risposta di Fatah fu Husam Abu Qinas: giù dalla finestra, nella West Bank, perché legato a Hamas. Perché nessuna guerra, alla fine, ha combattenti migliori di altri - immunità morali: nessuno è illeso".

 

"E questa incoscienza, questo cinismo non è momentanea, occasionale perdita di lucidità: ma è pratica costante: Hamas contro Fatah nella Striscia di Gaza, Fatah contro Hamas nella West Bank. Pensi lo sciopero del settore sanitario voluto a Gaza dall'Autorità Palestinese: ha coinvolto oltre un terzo degli operatori - e certo non in nome dei loro interessi. Perché nel giugno del 2007 il presidente Abbas ha destituito Ismail Haniyeh, primo ministro, e dichiarato lo stato di emergenza conferendo pieni poteri a un nuovo governo, guidato da Salam Fayyad: che si ritrova però confinato alla West Bank, dal momento che Hamas continua a controllare la Striscia di Gaza. E da allora, la vera arma dell'Autorità Palestinese, e cioè di Fatah, contro Hamas è stata il suo esercito di dipendenti pubblici - perché Oslo è stata monopolio di Fatah, e ogni sua risorsa: ogni stipendio è stato distribuito clientelarmente come mezzo per cementare lealtà e consenso. E per cui mentre i malati si consumavano di cancro e assedio ai checkpoint senza un'aspirina, Fatah non ha esitato a costringere a quattro mesi di sciopero, l'arruolamento obbligatorio nella sua guerra privata contro Hamas: e il definitivo collasso del sistema sanitario. Fayyad ha licenziato oltre 40mila dipendenti pubblici: Haniyeh, in rappresaglia, ha sostituito tutti i funzionari legati a Fatah. L'occupazione delle istituzioni. Oggi per un impiego statale, e cioè il solo possibile in un'economia ormai inesistente, è necessario un imprecisato 'security approval': esattamente quello che è necessario in Israele per il tesserino magnetico che consente di lavorare oltre la Linea Verde, competenza dello Shin Bet. E poi naturalmente, tutto l'arsenale più convenzionale, a partire dalle esecuzioni extragiudiziali: meno cinematografiche dei missili israeliani, dei telefonini che esplodono radiocomandati, ma non per questo meno criminali. Perché ufficialmente, la pena di morte qui è ancora in vigore: nove condanne, quest'anno: ma Abbas ha congelato l'esecuzione delle sentenze: e il rimedio, sommario, è un proiettile per strada. E poi, soprattutto, gli arresti di massa: centinaia di detenuti, spesso senza accusa e senza processo, senza contatti con avvocati, con largo ricorso a torture e umiliazioni e in luoghi che neppure sono formalmente carceri, con un pericoloso sovrapporsi e confondersi tra milizie di partito e apparati dello stato - e si viene rilasciati solo dietro impegno a astenersi da ogni attività politica: esattamente come con Israele. E esattamente come con Israele, il potere nega: sempre: Majdi al-Barghouti è stato appeso al soffitto con una catena: fotografie e referti medici sono inequivoci: ma l'Autorità Palestinese continua a sostenere che è morto per una malformazione cardiaca. Infarto improvviso. Anche se tutto questo, è importante dirlo, arriva dal cosiddetto processo di pace. Perché l'obiettivo non è stato che ristrutturare l'occupazione: subappaltando la sicurezza all'Autorità Palestinese, e la nostra sopravvivenza ai vostri aiuti umanitari, mentre Israele e i suoi insediamenti, metro a metro, giorno a giorno minano quell'opzione bistatuale che in teoria Oslo è chiamata a attuare. Un poliziotto ogni duecento abitanti, un terzo del bilancio: perché l'unico argomento dei negoziati è la sicurezza - la sicurezza degli israeliani, ovviamente: concepita come ordine pubblico, invece che libertà e giustizia. Fine dell'occupazione. Né autoritarismo arabo né fondamentalismo islamico: è stato il processo di pace a emendare il nostro codice penale con fattispecie intenzionalmente vaghe, come l'istigazione alla violazione di accordi internazionali - la qualificazione del dissenso, della democrazia come reato".

continua

Francesca Borri