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Il presidente messicano, Felipe Calderon, sperava inviando oltre ottomila soldati nel nord del paese che la guerra contro le bande di narcotrafficanti si potesse vincere facilmente. Così non è stato. Il paese ha conosciuto, nel 2009, un'escalation di violenze impressionanti. I narcos dei vari cartelli e i lori spietati sicari hanno scatenato diversi attacchi contro le forze di polizia, sequestrando agenti, uccidendoli e a volte mutilando i loro corpi. Non solo. La violenza di questi gruppi non ha risparmiato i giornalisti, sia della Tv che della carta stampata, colpevoli di denunciare la situazione drammatica e cruenta di questa guerra. E poi non sono mancati gli attacchi in pieno stile terroristico come quello avvenuto nel gennaio di quest'anno contro la sede di Televisa a Monterrey. Nel frattempo dagli Stati Uniti, dove confluisce la gran parte della droga che passa dai "cartelli", piovono soldi per finanziare il la lotta al narcotraffico.
Negli ultimi tre anni si calcola che siano almeno 14mila le morti legate a questo ‘conflitto'.
Il 2009 però, è stato anche l'anno della gripe porcina, l'influenza A/H1N1. Da marzo il virus si è diffuso in tutto il mondo scatenando panico e facendo in modo che i governi di tutto il mondo corressero ai ripari. In Messico il virus ha causato la morte di 780 persone. Per mesi, nelle strade del Paese uomini, donne e bambini hanno camminato coprendo le vie respiratorie con mascherine. Oggi la situazione sembra essere notevolmente migliorata e quest'influenza, che in un primo momento sembrava potesse avere effetti devastanti, è sotto controllo.