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'Change' era la parola d'ordine di Barack Obama in campagna elettorale.
Il mondo si aspettava dal nuovo presidente degli Stati Uniti un cambiamento di rotta non solo in politica interna, ma anche sul fronte della guerra in Afghanistan.
Invece, su questo versante, Obama ha tradito ogni aspettativa, ha infranto ogni illusione.
In Afghanistan, il nuovo inquilino della Casa Bianca sta portando avanti la stessa politica del suo predecessore, George W. Bush. Anzi, ha approvato un'escalation militare con continui invii di nuove truppe. All'inizio del suo mandato, a gennaio, gli Stati Uniti schieravano in Afghanistan 34 mila soldati. In autunno ce n'erano il doppio, 68 mila, e a dicembre Obama ha ordinato la partenza di altri 33 mila uomini. Un 'surge' così massiccio da evocare gli spettri del Vietnam. Una decisione giustificata nel discorso all'Accademia militare di West Point con gli stessi falsi argomenti usati da Bush (l'11 settembre, la minaccia del terrorismo islamico, la difesa dei valori democratici che l'America si sente investita di diffondere nel pianeta). E difesa, di fronte alla platea del Nobel che gli consegnava il Premio per la pace, con la stridente giustificazione che "la guerra a volte è giusta e necessaria". Difficile da spiegare alla popolazione afgana, che ha difficoltà a distinguere tra le bombe di Obama e quelle di Bush.
Enrico Piovesana