21/12/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



Un dopoguerra infinito, tra il processo Karadzic e un'adesione all'Ue sempre più lontana

Nel complicato puzzle dei Balcani la Bosnia - Erzegovina sembra sempre più isolata. La crisi economica e politica di Sarajevo viene accentuata dall'incapacità di sintetizzare un accordo tra le tre anime del Paese (musulmani, croati e serbi) per dare avvio a quelle riforme delle quali si sente sempre più la necessità.

La comunità internazionale, come è già accaduto in passato, non sembra avere le idee chiare. Un vertice organizzato a Butmir non ha dato alcun esito: attorno a un tavolo i principali partiti bosniaci e i rappresentanti di Stati Uniti e Unione Europea hanno tentato di trovare una soluzione alle sabbie mobili nelle quali la Bosnia - Erzegovina è ferma dai tempi dell'Accordo di Dayton, che pose fine alla guerra nella ex-Jugoslavia nel 1996. Nessun risultato.
Anzi, l'apertura del regime dei visti agevolati per l'Ue per la Serbia ha sottolineato ancora una volta la distanza tra Bruxelles e Sarajevo, favorendo di riflesso la spinte secessionistiche dei serbi di Bosnia.
Il passato, in compenso, torna come un fantasma, mentre all'Aja si celebra il processo a Radovan Karadzic, il boia di Srebrenica. Simbolo di una guerra che, per certi versi, non è mai finita in Bosnia-Erzegovina.