19/12/2003versione stampabilestampainvia paginainvia



Sfruttamento del lavoro minorile in un istituto universitario
Bambini lavoratoriBambini muratori. Con piccone e vanga, alle undici di mattina, sotto il sole, a scavare per i lavori di ampliamento dell’Università Cattolica Santo Torribio De Mogrovejo, a Chiclayo, nel dipartimento di Lambayeque, in Perù. Sono giovani e giovanissimi aiutati da alcune donne. Lo racconta Omar Marcenaro, un laureando in ingegneria dell’università di Genova, nonché iscritto ad Ingegneri senza frontiere, arrivato in Perù più di un mese fa per lavoro e studio.

“Ragazzini alti poco più di un metro – racconta indignato – ricurvi sul terreno, scalzi, a mani nude o intenti a maneggiare attrezzi da lavoro smisurati per piccole forze, pullulavano nel grande riquadro riservato alla nuova ala della facoltà. E con quanto orgoglio il professore, luminare di questo assurdo luogo, mi ha mostrato la scena, illustrandomi il progetto”. E' stato proprio il docente ad invitare Omar ad accompagnarlo nella visita agli scavi. “E’ venuto a chiamarmi in ufficio – precisa – appositamente per raccontarmi del grande progetto di ampliamento dell’università. Visibilmente fiero, mi ha presentato il tutto come un segno del prestigio dell’istituto. Usciti dalle mura che costeggiano la facoltà mi sono trovato di fronte ad una scena raccapricciante. I manovali al servizio della gloriosa istituzione cattolica sono donne. E bambini”.

La reazione di Omar è arrivata immediata. Interrompendo la dettagliata delucidazione tecnica sul futuro edificio, ha chiesto: “Come può essere? Perché? Ma i ragazzini non dovrebbero essere a scuola a quest’ora? E questi lavori di fatica, poi”.

Quasi stupito e sicuramente infastidito da tale ardire, il luminare ha semplicemente risposto: “Bienvenido, esto es Perù”. “No – ha ribattuto il giovane genovese - Esto no es Perù, esto es sfrutamiento”. Ma il professore ha continuato impassibile.

“Ha fatto finta di non capire il mio spagnolo – spiega Omar – celandosi dietro un atteggiamento che ho riscontrato più volte in questo Paese. Alle domande in qualche modo scomode si risponde con un non compriendo e si mettono a tacere i curiosi. Mi è successo anche quando ho raccontato ad alcuni peruviani il violento pestaggio a cui ho assistito da parte di due poliziotti nei confronti di tre bambini, ammanettati e facce al muro. Sembravano tutti non capire. Nessun commento, nessuna spiegazione. Il solito atteggiamento del finto tonto”.

Lavoro minorile, obbligo scolastico non rispettato, istituti di studio e cultura che affidano i lavori di fatica a gruppi di bambini: realtà che indignano un occidentale, ma che al di là dell’oceano, nel sud del continente americano, non stupiscono chicchessia.

“E’ la contraddizione che più mi turba – aggiunge Omar – Anche nel bel mezzo della zona amazzonica, lontano dalla così chiamata civiltà, ho visto bimbi lavoratori, ma almeno là non sono costretti a lavori di fatica. Il ragazzino di dieci anni che faceva il bigliettaio sul Pick-up che mi ha portato attraverso la selva, nell’unica strada esistente verso le sperdute comunità rurali del dipartimento di San Martin, era felice di aiutare il padre conducente. Anche lui non va a scuola, ma chissà. Per gran parte del lungo tragitto è rimasto seduto sul tetto, un piccolo supervisore del prezioso carico: 22 persone, con tanto di polli, galline e oche vivi. Lo sguardo fiero verso l'orizzonte a cercare nuovi passeggeri, con un orgoglio di lavorare mai incontrato. Dieci anni, ma fiero di essere utile al babbo. Non avrebbe scambiato il tetto del Pick-up per nessun altro posto al mondo. Almeno a lui, nessuno ha rubato l’allegria”.

Stella Spinelli 
Categoria: Bambini
Luogo: Perù