18/12/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



Dopo trentadue giorni di sciopero della fame, l'eroina del popolo saharawi si è vista riconoscere i propri diritti

Aminatu Haidar ce l'ha fatta. Dopo trentadue giorni di sciopero della fame, la leader del Fronte Polisario ha vinto la sua battaglia ed è tornata a casa. L'annuncio a Laayoun, capitale del Sahara Occidentale, è arrivato nella notte. I media spagnoli riferiscono che Aminatu è stata dimessa dall'ospedale di Lanzarote nell'arcipelago delle Canarie, dove era stata ricoverata nei giorni scorsi per il peggioramento delle sue condizioni fisiche, e che un aereo militare l'ha riportata nella sua patria. “Si tratta di un trionfo del diritto internazionale e di quello umano, della giustizia e della causa saharawi”. Queste le parole della Haidar , non appena fuori dall'ospedale.

Il caso Haidar ha creato non pochi problemi ai rapporti fra Spagna e Marocco. Il ministro degli Esteri iberico, Miguel Angel Moratinos, ha subito assicurato di non aver fatto alcuna concessione a Rabat. Decisive, invece, sarebbero state le mediazioni degli Stati Uniti, portate avanti dal segretario di stato Hillary Clinton, e quella del presidente francese Nicolas Sarkozy. Le gravi condizioni sanitarie di Aminatu e la pressione internazionale avrebbero smosso Mohamed VI, re del Marocco, a cedere. Solo qualche giorno fa, però, il sovrano aveva dichiarato che avrebbe concesso il rimpatrio dell'attivista saharawi, solo dopo le sue scuse. Non sono mai arrivate. Il rilascio della Haidar dovrebbe essere visto, secondo i politici iberici, come un capolavoro della diplomazia internazionale, anche se rimangono dei dubbi sulle reali motivazioni che abbiano spinto Rabat a mollare il colpo.

Il contenzioso si era aperto il mese scorso. Il quattordici novembre Aminatu, di ritorno dalla Spagna, aveva dichiarato sotto la voce nazionalità di risiedere nel Sahara Occidentale. Un affronto che le autorità marocchine non hanno potuto tollerare. Nonostante lo Stato del Saharawi sia riconosciuto da settantasei Paesi, per la maggior parte sudamericani e africani, manca ancora l'approvazione ufficiale delle Nazioni Unite. I saharawi, popolo guerriero, abituato a combattere per difendere i propri diritti, non si arrendono. Fino al 1973 posto sotto il controllo del dittatore spagnolo Francisco Franco, il Sahara Occidentale è stato liberato dal Fronte Polisario che, però, niente ha potuto contro le truppe di Hassan II nel 1975. I ribelli saharawi sono stati spinti verso la frontiera algerina e costretti a riconoscere la sovranità del Marocco. Da allora chi ha scelto la resistenza è costretto a vivere nei campi profughi in condizioni igienico-sanitarie terribili. Quando il famoso quattordici novembre Aminatu Haidar si è dichiarata cittadina del Sahara Occidentale, le autorità di Rabat non hanno retto la sfida. La leader del Fronte Polisario è stata caricata sul primo aereo disponibile. Destinazione Canarie, Lanzarote. Solo andata. Dopo soli due giorni Aminatu ha deciso di digiunare per proclamare la prima innocenza e il diritto a fare ritorno dalla sua famiglia.A quel punto è iniziato il diverbio spagnolo-marocchino. La posizione di Rabat è stata da subito chiara: la Haidar va respinta. Più controverso l'atteggiamento spagnolo. Dapprima il governo Zapatero ha sposato la causa di Aminatu, ma la scelta ha scontentato i politici marocchini. Troppi gli interessi in ballo tra i due Paesi divisi solo dallo Stretto di Gibilterra. Col passare del tempo il capo dell'esecutivo spagnolo ha rivisto parzialmente la propria posizione e la Haidar è rimasta sempre più sola.

Oggi la questione si è risolta. Dopo aver rischiato di perdere la vita per l'eccessiva debolezza, Aminetu non solo ha fatto a conoscere al mondo il dramma del popolo saharawi, ma si è vista finalmente riconoscere i propri diritti.

Benedetta Guerriero

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