stampa
invia
Libertà di culto.
Un vecchio adagio israeliano recita che “a Gerusalemme si prega, a Tel
Aviv ci
si diverte, a Haifa si lavora”. Il dinamismo del porto di Haifa lo
dimostra. Si affaccia
su una baia che a ragione è considerata una delle più belle del
Mediterraneo nonostante le raffinerie di petrolio che dissetano tutto
il Paese. Haifa detiene il titolo
di
centro economico d’Israele e di città ‘rossa’ per la politicizzazione
dei suoi
abitanti che in larga parte lavorano al porto o in fabbrica. Ma Haifa
non è
nota solo per questo, essendo infatti considerata la città più
tollerante
d’Israele, e non è poco in un Paese dilaniato da conflitti religiosi
continui.
Un decimo della popolazione della città è costituito da non-ebrei. Ci
sono
molti musulmani e cristiani, ma soprattutto ci sono i dissidenti
dell’Islam, due confessioni in particolare. La
prima è il Bahaismo con il luogo di culto chiamato Baha’i Strine. La religione, fondata dal
persiano Hussein Ali nel XIX secolo, cercò di fondere le tre grandi religioni
monoteiste in un unico messaggio di pace e fratellanza. Della sua predicazione
restano, collegati da un grande parco, una
copia del Partenone e il mausoleo del fondatore, quest'ultimo incastonato in un
giardino maestoso
disseminato di statue che raffigurano il pavone, simbolo della dottrina. Si dice
che il
bahaismo abbia un milione di fedeli nel mondo che versano un dollaro al giorno
per il mantenimento dei luoghi santi. Essendo un culto riservato agli iniziati,
non si hanno dati certi sul numero di fedeli, ma tutto l’insieme comunica al
visitatore la sensazione di una sfarzosa ricchezza.
Monte Carmelo. Usciti
da Haifa si comincia a scalare il Monte Carmelo e qui si arriva nella terra dei
Drusi. I Drusi sono una setta che nasce nel XI secolo da una scissione
nell’Islam sciita. Professano una religione di carattere esoterico, basata
sulla fede nella trasmigrazione delle anime che
avviene al momento della morte verso un altro essere
umano. Tutti i dogmi della fede sono
riservati ai soli iniziati. La vita precedente influenza la successiva in base ai 7 peccati
capitali. I religiosi si riuniscono il giovedì e la domenica in luoghi privi
d’immagini. Molto diffusi in Siria e Libano, i villaggi drusi sono solo 8 in
Israele per un totale di 80 mila abitanti. I due villaggi più grandi sono Isfiya
e Daliyat el-Carmel, che occupano il vertice del Monte Carmelo e, per motivi
amministrativi, vengono considerati ormai come un’unica municipalità chiamata
Carmel City. Appena arrivati nella terra dei Drusi ci si guarda attorno
incuriositi. Nessun segno particolare, nessuna peculiarità. Potrebbe trattarsi
di una qualunque cittadina israeliana. Poi, a poco a poco, si cominciano a
vedere per strada i tipici abiti drusi: una tunica blu e un cappello bianco per
gli uomini e un vestito blu con un velo bianco per le donne. Ma non sono la
maggioranza, che è anzi rappresentata da persone vestite in maniera
assolutamente comune. Dei Drusi si è detto e scritto molto. Non sono amati nel
mondo arabo, perchè prestano servizio militare nell’esercito israeliano. E
hanno fama di duri, soprattutto ai check-point e nelle carceri. Un episodio in
particolare ha scosso l’opinione pubblica araba e israeliana: tempo fa un
ufficiale druso ha ucciso una bambina palestinese di 13 anni svuotandole
addosso il caricatore. Lo hanno denunciato i suoi stessi commilitoni. Questo ha
riacceso la polemica mai sopita tra arabi e drusi.
Scelta di vita.
Lo shek Fadel Mansour è uno degli
anziani della comunità, un agronomo vicino ai 70 anni che rappresenta una
delle voci più ascoltate in città. In una lunga video intervista con Dario
Giacobazzi e Antonio Zambardino, due italiani che vivono qui e che stanno
compiendo una ricerca sulla società drusa, cerca di spiegare le ragioni dei
drusi.
La società drusa e il
suo futuro. “Essere cittadini israeliani per noi non è facile, perché è una
società molto chiusa. Se i drusi non prestassero servizio militare sarebbero dei
cittadini di serie B”, racconta lo shek, “inoltre la situazione è difficile. Voi
vi chiedete perché lo stato d’Israele costruisce il muro di separazione, ma io
chiedo a voi cosa avreste fatto al loro posto? Non avreste cercato di difendere
i vostri figli e le vostre famiglie? Capisco una lotta di resistenza, ma non
concepisco la scelta di colpire dei civili. Mi chiedo sempre come mai, se tutti
credono in Dio, si sparano a vicenda. La libertà di culto dev’essere garantita
per tutti e secondo me questo è un buon periodo per ripartire da zero, senza
guardarsi alle spalle. Inoltre agli arabi dico che Israele è l’unica democrazia
del Medio Oriente e non bisogna dimenticarlo. Adesso bisogna andare avanti,
ricominciare. Perché in Svizzera e negli Stati Uniti convivono genti diverse
che cooperano allo sviluppo del loro Paese e qui no?”.Christian Elia