17/12/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



Parziale marcia indietro di Roberto Maroni, le critiche dalla Cgil al Secolo d'Italia. La riunione dell'Esecutivo sceglierà fra decreto e disegno di legge

Una parziale marcia indietro, qualche dubbio dentro la compagine governativa sul giro di vite annunciato con clamore, poi smorzato, sulla libertà di espressione, quella fisica e quella sul web.
Il Consiglio dei ministri di oggi dirà quali saranno le forme - dal decreto pare si sia passati all'idea del disegno di legge - e il contenuto dell'intervento dell'Esecutivo sulle cosiddette manifestazioni violente di contestatori o espressioni sulla rete che siano passibili di individuazione di qualche tipo di reato. Il dibattito delle ultime ore è stato ricco di opposizioni alle sbandierate contromisure che, a botta calda, più di un ministro e alcuni grossi calibri della maggioranza hanno fatto circolare pubblicamente. Contro nuove regole e leggi speciali sono arrivati pareri pesanti, dalla Cgil, fino al presidente della Camera.

La parziale marcia indietro non è particolarmente rassicurante e le dichiarazioni istituzionali che hanno fatto seguito all'aggressione di piazza del Duomo mostrano il volto congestionato non solo del presidente del consiglio, ma quello dei suoi sottoposti in quella che considerano una emergenza nazionale prioritaria e che passa nei banchi della maggioranza con la frase a effetto del 'clima d'odio'. Sarà solo il comunicato al termine del Consiglio dei ministri a dire quale linea avrà prevalso nel governo, soprattutto, a quanto pare di capire, sulle libertà di espressione e di manifestazione pubbliche. Tutto quello che PeaceReporter ha raccolto sugli articolati di legge presentati dai parlamentari del centro destra per regolamentare internet resta lettera viva. Il sollievo nel sentire parole che eliminano la definizione di nuovi reati o di una legislazione per decreto, come se la complessità della materia della libertà di espressione fosse materia di urgenza, è solo una percezione temporanea legata a una tattica abusata negli ultimi anni di questa politica: annunci propaganda dai toni eccessivi per arrivare a risultati minori di intensità, ma comunque di riforma dell'esistente. Staremo a vedere.

La tentazione espressa, comunque è sintomatica e il suo valore politico resta.
Anche oggi PeaceReporter prosegue nel fornire degli spunti di riflessione sul 'clima' che si è creato non da ieri nel Paese, attraverso la raccolta di riflessioni di autorevoli punti di vista che vivono diverse arti e mestieri dentro la società.

 

Angelo Miotto

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