21/10/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Licenziato il premier: cresce il rischio di un isolamento internazionale.

khin nyuntTutto ciò che avviene in Myanmar (ex Birmania), Paese guidato da una giunta militare tra le più feroci al mondo, è sempre avvolto dal mistero. Non è facile dire cosa sia accaduto al primo ministro Khin Nyunt nella notte del 18 ottobre scorso quando, improvvisamente, ha dovuto lasciare l’incarico. Dimissioni, licenziamento o addirittura arresti domiciliari? Il regime oscurantista di Yangon dice che Khin Nyunt ha abbandonato la politica per motivi di salute, un eufemismo usato più volte in passato per giustificare l’allontanamento dei membri dell’Esecutivo. I soldati intanto presidiano la casa del premier e il quartiere generale dei servizi segreti (Ocmi) di cui era capo dal 1984. La notizia dell’arresto – “per corruzione” – viene dal portavoce del governo tailandese, Jakrapob Penkair, e da fonti anonime della capitale Yangon. Qui le voci si rincorrono. Sarebbero stati arrestati anche il figlio di Khin Nyunt, l’imprenditore 36enne Ye Naing Win, e il ministro degli Interni: ultime mosse di un’epurazione compiuta a partire dal mese scorso all’interno dell’Intelligence. A settembre sarebbero state incarcerate al confine con la Cina circa centocinquanta persone tra agenti segreti, doganieri e poliziotti. Mentre ad un’altra frontiera, quella con la Thailandia, le transazioni commerciali sarebbero state interrotte in vista di un colpo di stato.

La situazione si aggrava se consideriamo che Khin Nyunt, numero tre della giunta dopo l’anziano e inflessibile Than Shwe e il vice Maung Aye, era l’unico disposto a compiere dei passi in avanti, seppur minimi, per migliorare la condizione dei diritti umani nel Paese. Divenuto capo del governo nell’agosto 2003, il  generale aveva annunciato una “road map” in sette punti verso la democrazia e la possibilità di liberare il Nobel per la pace Aung San Suu Kyi, la leader del dissenso birmano agli arresti domiciliari dalla primavera dello scorso anno. I membri della Lega nazionale per la democrazia, il partito fondato da Suu Kyi, in esilio dai primi anni ’90, erano scettici sulle “buone” intenzioni dell’ex primo ministro. Nessuno comunque può dire dove queste avrebbero portato. Di certo, però, l’autorità di Khin Nyunt è stata osteggiata dalle frange conservatrici della giunta fin dai primi giorni del premierato. A poco è servito, per esempio, l’impegno del generale per redigere una nuova Costituzione e per proclamare il cessate il fuoco con i guerriglieri indipendentisti dell’Unione nazionale karen. Fonti diplomatiche dicono che i disaccordi tra Khin Nyunt e Than Shwe, presidente del Consiglio di stato per la pace e lo sviluppo – come viene anche chiamata la giunta – siano nati più per motivi economici che politici.

Dello stesso parere è anche Paolo Pobbiati, coordinatore di Amnesty per il aung san suu kyiMyanmar: “La Birmania di Khin Nyunt era tutto fuorché un Paese sulla strada della democrazia. Il licenziamento del numero tre della giunta è un regolamento di conti tra fazioni militari. Il generale era da quindici anni uno dei maggiori esponenti del regime, ma aveva dei nemici che hanno deciso di liquidarlo. Probabilmente anche per ragioni di spartizioni economiche. Qualche mese fa è stato rimosso il ministro degli Esteri, fedelissimo dell’ex primo ministro, e sono stati messi sotto accusa per corruzione altri militari a lui vicini. Nonostante non si potesse prevedere una mossa così eclatante, l’allontanamento del premier era nell’aria”.

I media internazionali hanno scritto che è stato cancellato ogni spiraglio di cambiamento. “Non è così. Khin Nyunt non deve essere visto come un militare a favore del processo di democratizzazione. Era il capo dei servizi segreti, responsabile di torture, arresti di massa, di un sistema di controllo sociale esteso ovunque. In Birmania centinaia di persone sono state imprigionate non appena la tensione cominciava  a salire. Una gran parte di queste sono state rilasciate, ma altre si sono ritrovate con condanne a cinquanta anni di carcere. Anche la road map era una farsa. Khin Nyunt, però, si è distinto dagli altri militari per il pragmatismo. Aveva capito che il Paese doveva imboccare una strada di riforme per non trovarsi completamente isolato. La comunità internazionale ha imposto sanzioni, Unione Europea e Stati Uniti si rifiutano di partecipare alle trattative economiche dell’Associazione dei paesi del sud est asiatico (Asean) se sono presenti i delegati birmani. La Birmania si sta creando il vuoto intorno”.

yangonCome si comporteranno adesso i generali? “Chiunque prenderà le redini della giunta militare dovrà fare i conti con l’eventualità di un totale isolamento internazionale”, risponde Paolo. “Se la giunta metterà in galera altri dissidenti o terrà ancora segregata Aung San Suu Kyi, la comunità internazionale reagirà duramente. Ma, allo stesso tempo, ne trarrà vantaggio la Cina, già partner economico privilegiato della Birmania che non ha problemi a trattare con un Paese così compromesso dal punto di vista dei diritti umani. C’è dunque il rischio che la Birmania diventi uno Stato satellite della Repubblica Popolare”. A Khin Nyunt è succeduto Soe Win, “un personaggio incognita, sicuramente vicino a Than Shwe e agli ambienti più conservatori, che aveva già sostituito l’ex premier nell’Spdc”.

I militari sono al potere in Myanmar dal 1962. Quasi mezzo secolo in cui sono state compiute le più gravi violazioni dei diritti umani, tra cui deportazioni in campo di lavoro, stermini delle minoranze etniche e utilizzo di portatori per far strada all’Esercito sui terreni minati.

Francesca Lancini

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