
Un virus tanto sconosciuto quanto temibile sta seminando il panico in un intero
paese, scatenando un’epidemia che negli ultimi giorni ha ucciso più di cento persone.
Sarebbe salito già oltre 118 il numero di vittime causate dall’agente patogeno di Marburg in Angola,
la maggior parte delle quali concentrate nella provincia settentrionale di Uije.
Tra esse c’è anche una volontaria italiana, Maria Bonino.
La situazione è grave, il rischio di contagio elevato. Due persone sono morte
nella capitale Luanda e ora si teme che il raro virus possa espatriare.
Il nemico invisibile si annida nell’organismo umano con un periodo di incubazione
che va dai cinque ai dieci giorni e sotto le sembianze di una forte febbre emorragica.
Il corpo viene debilitato da violente emicranie, vomito e dissenteria.
Il tasso di mortalità è del 30 per cento nei paesi
industrializzati, ma raddoppia in paesi come l’Angola, fino al 2002
lacerata da una guerra civile di quasi trent’anni che ha spazzato via
il sistema sanitario e lasciato medici, infermieri e ospedali senza i
medicinali e le strutture più elementari: “Abbiamo già registrato 96
morti su 107 casi di contagio”, aveva detto mercoledì scorso il vice
ministro alla Salute angolano Jose Van Dunen all’agenzia Irin, prima
che il bilancio si aggiornasse con altre vittime. “C’è carenza di
medici, di infermieri specializzati, di risorse. E’ molto difficile
gestire un’epidemia come questa, per giunta nuova”.

Secondo i
Centers for diseases control and prevention di Atlanta, negli Stati Uniti, gli ultimi casi si sono registrati nel 1998 nella
Repubblica Democratica del Congo. Del virus in sé si sa ancora troppo poco: il
nome Marburg proviene dalla città tedesca in cui furono verificati i primi casi,
nel 1967. In quell’anno alcuni scienziati stavano effettuando test su alcune scimmie
ugandesi infette, e uno di essi fu morso. Casi simili avvennero poi a Francoforte
e Belgrado. I contagiati furono 37.
In seguito altri casi di persone infettate dal Marburg furono trovati in Sudafrica e Kenya.
Il virus appartiene alla stessa famiglia di Ebola e proviene dall’Africa, anche
se non si sa nulla sull’animale da cui sarebbe partito il contagio, che avviene
attraverso il contatto diretto con sostanze infette. Dopo i primi sintomi le persone
colpite possono essere colpite da numerose sindromi la cui gravità aumenta con
il passare dei giorni e la prolungata assenza di farmaci: infiammazione del pancreas,
perdita di peso, shock, collasso del fegato, emorragie interne.