29/03/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Si diffonde il virus di Marburg in Angola: oltre cento i morti
Il virus di Marburg: in Angola ha già ucciso 113 personeUn virus tanto sconosciuto quanto temibile sta seminando il panico in un intero paese, scatenando un’epidemia che negli ultimi giorni ha ucciso più di cento persone.
Sarebbe salito già oltre 118  il numero di vittime causate dall’agente patogeno di Marburg in Angola,
la maggior parte delle quali concentrate nella provincia settentrionale di Uije. Tra esse c’è anche una volontaria italiana, Maria Bonino.
 
La situazione è grave, il rischio di contagio elevato. Due persone sono morte nella capitale Luanda e ora si teme che il raro virus possa espatriare.
Il nemico invisibile si annida nell’organismo umano con un periodo di incubazione che va dai cinque ai dieci giorni e sotto le sembianze di una forte febbre emorragica. Il corpo viene debilitato da violente emicranie, vomito e dissenteria.
Il tasso di mortalità è del 30 per cento nei paesi industrializzati, ma raddoppia in paesi come l’Angola, fino al 2002 lacerata da una guerra civile di quasi trent’anni che ha spazzato via il sistema sanitario e lasciato medici, infermieri e ospedali senza i medicinali e le strutture più elementari: “Abbiamo già registrato 96 morti su 107 casi di contagio”, aveva detto mercoledì scorso il vice ministro alla Salute angolano Jose Van Dunen all’agenzia Irin, prima che il bilancio si aggiornasse con altre vittime. “C’è carenza di medici, di infermieri specializzati, di risorse. E’ molto difficile gestire un’epidemia come questa, per giunta nuova”.
 
Un medico cura un paziente colpito dal virus di Ebola nella Repubblica Democratica del CongoSecondo i Centers for diseases control and prevention di Atlanta, negli Stati Uniti, gli ultimi casi si sono registrati nel 1998 nella Repubblica Democratica del Congo. Del virus in sé si sa ancora troppo poco: il nome Marburg proviene dalla città tedesca in cui furono verificati i primi casi, nel 1967. In quell’anno alcuni scienziati stavano effettuando test su alcune scimmie ugandesi infette, e uno di essi fu morso. Casi simili avvennero poi a Francoforte e Belgrado. I contagiati furono 37.
In seguito altri casi di persone infettate dal Marburg furono trovati in Sudafrica e Kenya.
Il virus appartiene alla stessa famiglia di Ebola e proviene dall’Africa, anche se non si sa nulla sull’animale da cui sarebbe partito il contagio, che avviene attraverso il contatto diretto con sostanze infette. Dopo i primi sintomi le persone colpite possono essere colpite da numerose sindromi la cui gravità aumenta con il passare dei giorni e la prolungata assenza di farmaci: infiammazione del pancreas, perdita di peso, shock, collasso del fegato, emorragie interne.

Pablo Trincia

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