14/12/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



Per la prima volta dalla fine della dittatura, la destra potrebbe vincere il ballottaggio e, per la prima volta, i comunisti superano in tre collegi la soglia del 20 percento imposta da Pinochet

Le elezioni svoltesi ieri, domenica 13 dicembre, nel Cile della Concertación, saranno ricordate come quelle delle due prime volte. Che disegnano un Paese in pieno cambiamento, con forze e volontà che scalpitano per emergere.

Se da una parte, per la prima volta dal ritorno della democrazia nel 1990, la destra potrebbe vincere il ballottaggio dato che il suo candidato, l'industriale milionario Sebastián Piñera, si avvia come favorito al testa a testa del 17 gennaio con il candidato della Concertazione, Eduardo Frei; dall'altra, per la prima volta dalla fine della dittatura, il Partito Comunista cileno, perno di Juntos Podemos Más, la coalizione alternativa creata dagli umanisti ma ora composta solo da Pcch e Sinistra Cristiana, ha rotto lo schema binominale cileno riuscendo in tre collegi a superare quella soglia altissima dei tempi di Pinochet, secondo la quale spesso anche il 20 percento potrebbe non bastare. Come riferisce Giornalismo Partecipativo, "in una zona popolare di Santiago Guillermo Teillier, presidente del Pcch, è stato eletto con il 33,49 percento; Lautaro Carmona, segretario generale, è stato eletto a Copiapó con il 28,42 e il difensore dei diritti umani Hugo Gutiérrez ha ottenuto ad Iquique il 30,53 percento dei voti. Non era mai successo prima". E se a questo si aggiunge il 20,1 percento dei suffragi ottenuto da Marco Enríquez-Ominami, il giovane e carismatico outsider della sinistra, è evidente che i cileni sono stufi di quell'accordo esclusivo centrosinistra-destra eredità di Pinochet, mantello che copre disagi e dissensi, e che ora mostra come mai prima enormi buchi. Nonostante tutti siano convinti che Michelle Bachelet abbia ben governato, inanellando molti successi, infatti, c'è voglia di cambiamento.


Con il 90 percento dei voti scrutinati, qualcosa di più di 6 milioni di suffragi, il candidato di Alleanza per il Cile (destra), Sebastián Piñera, si è imposto con il 44 percento dei voti contro il 29,6 di Eduardo Frei, della Concertazione. Il 20,1 è andato appunto all'indipendente Ominami, e il 6 a Jorge Arrate di Juntos Podemos más. In assenza del 50 percento più uno dei voti, quindi, ecco che Frei e Piñera passano automaticamente al ballottaggio.
Elezioni, queste, che hanno comunque concesso soddisfazioni più o meno grandi a ogni schieramento. Non solo a Piñera. Perché Frei, nonostante il modesto risultato, ha ottenuto il ballottaggio, e sia Arrate che Enríquez-Ominami hanno racimolato i voti sufficienti affinché i propri settori vengano ascoltati e interpellati per negoziare il potere reale dagli uomini ormai appannati della Concertazione.


Trionfalista il discorso dell'uomo della destra, milionario, proprietario del canale tv Chilevision, del 27 percento delle azioni della compagnia aerea Lan Chile e del 15 percento della squadra di calcio della capitale Colo-Colo (che ha al suo attivo una bella serie di vittorie nazionali e internazionali): "Questa notte il Cile ha ottenuto un grande trionfo. Il trionfo di tutti i cileni, del cambiamento, della speranza che sta già bussando alle nostre porte. Oggi il popolo del Cile, dall'Arica a Punta Arenas, ci ha dato una grande vittoria elettorale. Questa notte più che mai abbiamo l'umiltà e la grandezza di condividere questo trionfo con tutti i cileni. Voglio dedicare questa vittoria alla gente umile, che vive in povertà, e alla nostra classe media, che ha bisogno di tanto appoggio".


Tempo di autocritica per Frei, invece, che ha chiesto accoratamente il voto a Enríquez-Ominami y Arrate: "Un'opprimente maggioranza ci ha detto che si identifica con le idee progressiste e democratiche e ci ha scelti per rappresentare queste idee alle elezioni finali. Ma ci hanno anche inviato un messaggio forte. Che certe pratiche non piacciono e certi stili devono essere superati. Che il paese si è modernizzato e la politica non è stata al passo e io condivido questo giudizio. In tutto il paese ho ascoltato la richiesta di rinnovamento e cambiamento".


Anche se è difficile sapere quanto Enríquez-Ominami il 17 gennaio potrà traghettare il suo elettorato verso la Concertazione, così tanto criticata durante la campagna elettorale, i sostenitori di Frei sono convinti che riusciranno alla fine ad avere l'appoggio del figlio del mitico guerrigliero assassinato Miguel Enríquez, nonché nipote di Rafael Agustín Gumucio, il primo presidente della Democrazia cristiana. Quel figlio e nipote d'arte che, dicono quelli della Concertazione, si turerà il naso pur di sconfiggere la destra. Ma che intanto dichiara: "Oggi abbiamo fatto il primo passo verso un paese nuovo. Le nostre idee stanno per trionfare. Ora è inevitabile, il dibattito che abbiamo proposto resterà. E noi non andremo a girare i nostri voti a chiecchessia. La vecchia politica sta aspettando da noi dei segnali che non riceverà. Ognuno di voi saprà cosa fare in vista di un ballotaggio fra due uomini del passato".

Stella Spinelli

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