12/12/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



Dopo la strage del 12 dicembre sarebbe dovuta partire una riforma della Costituzione repubblicana radicale. E il potere sarebbe rimasto ben saldo nelle mani di chi lo aveva fino allora gestito

"Il sabato e la domenica passarono tra paura e sospetto. Il lunedì fu un'altra giornata difficile da dimenticare. La mattina i funerali delle vittime in piazza del Duomo, nera per la caligine, la nebbia, le anime doloranti, con centinaia di migliaia di persone appiccicate tra loro in un silenzio sovrumano, protette da decine di migliaia di operai delle fabbriche di Sesto San Giovanni, venuti in città a fare il servizio d'ordine. Era un altola' minaccioso per chi avesse avuto intenzioni eversive". Così Corrado Stajano racconta i funerali delle vittime della strage di Piazza Fontana.
E intenzioni eversive ce ne furono tante e furono in tanti ad averle. Gli autori materiali, i fascisti. I loro protettori nelle forze dell'ordine e nei servizi segreti. I loro mandanti nelle oscurità delle logge e delle consorterie. I loro referenti nelle stanze della politica. L'Italia stava andando troppo a sinistra. Le lotte sociali che portarono a conquiste fondamentali stavano diffondendosi sempre di più. Lo Stato, per qualcuno, era in pericolo. Certamente era in pericolo la concezione dello Stato come rappresentante di una sola classe, quella ricca e borghese.

Dopo la strage del 12 dicembre sarebbe dovuta partire una riforma della Costituzione repubblicana radicale. E il potere sarebbe rimasto ben saldo nelle mani di chi lo aveva fino allora gestito.Persino il presidente della Repubblica, Giuseppe Saragat, era quasi convinto a dare il via alla svolta autoritaria, alla sospensione della costituzione. "C'è un'ondata di anarchia, spesso violenta, che ci assale da ogni lato. Manca una classe politica che la sappia fronteggiare. Ogni giorno lo Stato è costretto alla capitolazione. In queste condizioni mi sono chiesto più volte se non sarebbe toccato a me il compito di prendere qualche iniziativa per la salvezza della Repubblica". Queste parole le disse proprio Saragat, a Enrico Mattei. Ma quel lunedì mattina, quel 15 dicembre, quelle centinaia di migliaia di persone furenti e disperate e quelle tute blu venute da tutto il nord Italia fecero capire che non sarebbe passata alcuna svolta autoritaria. Che non sarebbero bastate le bombe per fermare i movimenti che portarono alle grandi conquiste sociali degli anni settanta.


Ci sarebbe voluto di più: una loggia massonica ben organizzata con al suo interno personaggi influenti che avrebbero agito con pazienza e nell'ombra, la proprietà di televisioni e giornali per ammansire e distrarre l'opinione pubblica propinando falsi valori. E un'altra trentina di anni.

Parole chiave: piazza fontana, golpe, vittime, funerali
Categoria: Diritti, Politica, Storia
Luogo: Italia