10/12/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



Il presidente dell'Ordine degli avvocati di Trieste ribatte alle accuse: le domande sono spesso infondate, il gratuito patrocinio non può essere concesso a tutti

Maurizio Consoli, presidente del Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Trieste. E' vero che le domande di gratuito patrocinio vengono sistematicamente rifiutate dal vostro Consiglio?

Non c'è nulla di sistematico, il Consiglio ammette moltissimi ricorsi. Per alcuni chiede un'integrazione documentale, altri li respinge. Ci sono richieste che non sono in alcun modo supportate da quella documentazione necesaaria a verificarne il 'fumus'. La legge richiede al Consiglio dell'Ordine una delibazione, per questo ci deve essere fondatezza nella richiesta. Noi non ci consideriamo dei meri passacarte per cui qualunque richiesta viene accolta. Se vogliamo parlare di diritti, poi, il gratuito patrocinio si risolve in una spesa per lo Stato e quindi in un aggravio per tutti i contribuenti. Per cui far passar tutti significherebbe infischiarsene, venir meno al proprio ruolo e scaricare questa pletora di richieste non solo sul contribuente ma sul sistema giustizia. Il Tribunale di Trieste è sommerso di questi ricorsi.

In percentuale quali sono le domande accolte e quelle respinte?

Quale sia esattamente la percentuale non so dirlo. A spanne, non credo ci sia una prevalenza marcatissima di rigetti, rispetto agli orientamenti generali.

Gli avvocati da me intervistati mi hanno detto il contrario.

Ci sono degli avvocati bolognesi che lavorano molto bene su questo argomento. Presentano la domanda già con la bozza del ricorso, che è un ricorso completo, fatto con tutti i crismi. Questi vengono regolarmente ammessi. Quando il richiedente fa una domanda compiuta e con la bozza del ricorso, dobbiamo solo fare una delibazione che notifica la legittimità della richiesta e il suo conseguente accoglimento. Alcuni avvocati producono istanze fatte male. Bisogna valutare questo, quando si ragiona sulla questione. Non quanto il Consiglio dell'Ordine faccia bene o male, ma quanto le istanza siano fatte bene o male. Chi fa le cose bene non ha il minimo problema.

Gli avvocati da me contattati hanno detto di aver presentato valide prove documentali a sostegno della richiesta dei loro assistiti. Nello specifico foto di mutilazioni genitali femminili, o altri segni di tortura. Le cito il caso di una donna perseguitata per motivi religiosi nel suo Paese, la Nigeria. La delibera dell'Ordine recitava più o meno così: dato che la Nigeria è grande e con diverse confessioni religiose, la donna potrebbe ben spostarsi in un'altra regione del suo Paese.

E' molto più agevole trasferirsi in un'altra regione della Nigeria che non in Italia. E' un discorso diverso rispetto a un Paese in guerra o interamente governato da chi viola i diritti umani. Su quest'ultima questione noi, ed io personalmente, riconosco questo fenomeno in tutta la sua gravità. Lo faccio anche presente ai magistrati, che vedono tale problema dei diritti umani con estremo fastidio, esortandoli a tutelarli con la massima serietà.

Lei crede che la donna, se ne avesse avute le possibilità, non sarebbe rimasta nel suo Paese, anziché sobbarcarsi un viaggio lungo migliaia di chilometri e costoso migliaia di euro verso un Paese straniero?

Le dico solo che la questione della donna nigeriana è stata vagliata da un tribunale, e noi non abbiamo fatto altro che recepire la decisione del tribunale.

Mi nega che esista un orientamento dell'Ordine, magari anche politico, teso a escludere i richiedenti dal gratuito patrocinio?

Nel modo più assoluto. Semplicemente, l'Ordine, a fronte delle numerosissime richieste, ha ritenuto doveroso introdurre una griglia, ovvero un esame serio di queste domande.

Quante accolte? Quante respinte?

Credo che quelle accolte siano il 30 percento. Su oltre 500.

Luogo: Italia