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Con il 63 percento delle preferenze Evo Morales ha vinto le elezioni presidenziali che si sono svolte in Bolivia. Secondo i dati Morales avrebbe ottenuto anche la maggioranza politica all'Assemblea, cosa che gli consentirà di continuare a governare senza grandi intoppi per i prossimi cinque anni. Solo le briciole sono rimaste nelle mani dello sfidante Manfred Reyes, ex prefetto di Cochabamba, che non ha superato il 27 percento.
In pochi avrebbero scommesso sulla sconfitta di Morales, un presidente voluto fortemente dal popolo che ha riposto in lui speranze concrete di cambiamento. Oggi, grazie appunto alla maggioranza parlamentare, il lavoro di Morales verrà facilitato ancor di più.
Un altro aspetto nuovo da tenere ben presente quando si parla delle ultime elezioni è quello del ruolo della classe media boliviana che da sempre è stata lontana dalle questioni riguardanti la popolazione nativa boliviana ma che pare abbia apprezzato il lavoro degli ultimi anni del presidente e per questo l'avrebbe premiato. In ogni caso Morales si trova politicamente coperto in ogni angolo istituzionale del Paese. E questo, c'è da giurarlo, darà un impulso ancora maggiore alle iniziative economiche, come la nazionalizzazione di gas e petrolio, in parte già intraprese da Morales.
E proprio in questo settore, quello degli idrocarburi, che da qualche settimana si sono iniziati a vedere i risultati della politica del primo presidente indio della storia boliviana. Dopo tre anni e otto mesi dalla nazionalizzazione del settore, il Paese ha iniziato a vedere i primi quattrini degli investimenti stranieri. La Repsol, una compagnia petrolifera Ispanico-Argentina, già da tempo presente in Bolivia, si è impegnata a investire un miliardo e cinquecento milioni di dollari per i prossimi cinque anni su due impianti strategicamente importanti: Margarita e Huacaya.
L'investimento di Repsol garantirà un ampliamento degli impianti stessi che passeranno nel giro di qualche anno dalla produzione di 2 milioni di metri cubi di gas al giorno a otto milioni, la costruzione di una sede per il trattamento del gas naturale e in ogni caso saranno sufficienti anche per produrre energia per il consumo del mercato interno.
Soddisfazione è stata espressa dal presidente Morales e da Carlos Villegas, presidente di Ypfb. "Vorremmo che anche altre imprese si sommassero a questa iniziativa politica. Se però ci sono aziende che hanno fini politici o alcune che boicottano gli investimenti, sappiano che il governo boliviano non ha alcun timore. Abbiamo la dignità, abbiamo la sovranità nazionale per prendere le decisioni più giuste" ha detto lo stesso Evo Morales durante una conferenza tenuta nel palazzo del governo. Inoltre, il presidente ha anche fatto sapere che probabilmente alcune grandi aziende a capitale straniero sarebbero fra le principali finanziatrici dell'opposizione boliviana.
Il presidente boliviano non si è fermato a quello. Dopo la nazionalizzazione del settore degli idrocarburi, infatti, molte aziende hanno manifestato il loro dissenso per la presunta insicurezza giuridica e per l'aumento delle imposte a loro carico. Altre se ne sono andate via dal Paese e alcune non si sono sottomesse alla volontà politica boliviana e non avrebbero accettato di investire.
E il nuovo progetto di legge studiato a tavolino dal presidente Morales, dal ministro per gli idrocarburi Oscar Coca e dal numero uno di Ypfb prende in considerazione le compagnie straniere in qualità di soci e mai come gerenti o titolari delle riserve boliviane
Alessandro Grandi