03/12/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



L'attuale presidente godrebbe di un tale consenso che eviterebbe anche il ballottaggio. Raul reyes, ex governatore di Cochabamba distanziato secondo i sondaggi di oltre 30 punti percentuale

 

Domenica poco più di quattro milioni e mezzo di cittadini boliviani aventi diritto al voto si recheranno alle urne per eleggere il presidente del Paese e rinnovare i 166 deputati del Parlamento.

Quasi sicura, alcuni analisti politici la danno per certa, la vittoria di Evo Morales, l'attuale presidente, espressione del Movimento al Socialismo- Alianza para la refundacion de Bolivia. Gli ultimi sondaggi hanno dimostrato che la percentuale di voti a favore di Morales potrebbe oscillare fra il 52 e il 59 percento evitando così anche l'eventuale ballottaggio.In questo momento a campagna elettorale chiusa il suo principale sfidante Manfred Reyes Villa, ex governatore della provincia di Cochabamba, uomo di punta di Plan Progreso para Bolivia Convergencia Nacional si attesterebbe secondo i sondaggi intorno al 20 percento dei voti. Insieme a loro il noto imprenditore Samuel Doria Medina, Alianza por el Consenso y la Unidad Nacional, che potrebbe portare a casa circa il 10 percento dei consensi. Renè Joaquino, Alianza Social, potrebbe raggiungere il 2 percento. Molto distanti gli altri candidati che non hanno nessuna possibilità di vittoria.

Lo stesso Evo Morales è sicuro di riuscire a vincere le elezioni e governare così fino al 2015 grazie, come ha sottolineato nella giornata conclusiva della sua campagna elettorale "ai buoni risultati ottenuti dalla sua rivoluzione e agli errori commessi dall'opposizione". Inoltre, il processo di cambiamento netto in corso in Bolivia, rafforzato dalla vittoria nel referendum per l'approvazione della nuova Costituzione, potrà proseguire sulla strada già intrapresa. Anche i cittadini boliviani residenti all'estero potranno esprimere il loro voto. Circa 170mila persone sono state iscritte nei registri elettorali. Di questi almeno 80 mila vivono in Argentina, 50 mila in Spagna, 18 mila in Brasile e oltre 10 mila negli Stati Uniti.

 

Alessandro Grandi

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