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Andal Ampatuan jr., figlio del governatore della provincia di Mindanao, è stato rinviato a giudizio per il suo presunto coinvolgimento nel massacro avvenuto la settimana scorsa nel sud delle Filippine. Oggi il procuratore di Stato ha formalmente notificato all'uomo 25 capi d'accusa per omicido dopo che almeno dieci testimoni lo avrebbero additato come il capo del commando che ha ucciso 57 persone fra i quali giornalisti, avvocati e civili.
A monte della vicenda, alla quale Ampatuan continua a dicharsi estraneo, ci sarebbe un movente politico. Il clan Ampatuan si sarebbe infatti scagliato, uccidendole, contro la moglie e due sorelle del proprio rivale politico Esmael Mangudadatu. Secondo la ricostruzione del procuratore Edilberto Jamora, l'attacco sarebbe stato sferrato per impedire che Mangudadatu si presentasse alla sfida elettorale del prossimo maggio nel corso della quale si sceglierà il nuovo governatore della provincia.
Nel corso dell'indagine sono stati chiamati a testimoniare anche il padre di Ampatuan jr. e altri sei membri del suo staff, tutti sospettati di coinvolgimento nell'azione (ma al momento non avrebbro ricevuto alcun avviso di garanzia).
La famiglia Ampatuan controlla diverse città nel sud della provincia di Mindanao nella quale schiera centinaia di uomini armati.