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li Stati Uniti riconoscono la legittimità della vittoria elettorale di Porfirio Lobo: "Queste elezioni sono un importante passo avanti: il popolo honduregno si è espresso chiaramente eleggendo Lobo e Washington lo considererà come il presidente democraticamente eletto", ha dichiarato ad Al Jazeera Craig Kelly, del dipartimento di Stato Usa.
Non la pensa così la maggior oparte degli honduregno, che domenica non sono andati a votare e che ieri, dopo la proclamazione della vittoria di Lobo, sono scesi in piazza a Tegucigalpa dirigendosi davanti all'ambasciata del Brasile, dove il deposto presidente Manuel Zelaya è rifugiato da più di due mesi, assediato dall'esercito che ha alzato delle grate per bloccare gli accessi. "Il popolo è con te!", gridava la folla mostrato le dita non macchiate d'inchiostro, contrariamente a quelli che sono andati a votare: un'esigua minoranza della popolazione. "Noi siamo qui per mostrare al mondo e all'Honduras che la resistenza continua. I risultati dell'elezione sono stati manipolati", ha detto un manifestante, Alex Riveras.
Zeklaya è stato cacciato dal paese da un colpo di Stato il 28 giugno scorso ed è rientrato clandestinamente il 21 settembre, rifugiandosi nell'ambasciata brasiliana. Ha chiesto il boicottaggio delle elezioni presidenziali di domenica scorsa, organizzate dai golpisti e vinte dal candidato di destra Porfirio Lobo con il 55,9% dei voti. I dati ufficiali parlano di una affluenza del 60%, ma Zelaya ribatte che è stata due volte inferiore.