27/11/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



L'organo ufficiale del Pcc pubblica un articolo in cui si chiede il perchč di tanti ostacoli al lavoro dei giornalisti cubani

Per molti Katia Siberia Garcia è solo un nome. Un nome di donna probabilmente di origine ispanica. Di sicuro c'è che questa signorina, cubana, ha avuto un gran bel coraggio. Dalle pagine dell'organo ufficiale del Partito comunista cubano, il Granma, la signorina Garcia che è anche una giornalista, ha denunciato le difficoltà sue e dei colleghi cubani nel reperire interviste e immagini di tutto il mondo legato alle imprese, agli enti e alla politica cubana. E ha chiesto maggiore trasparenza.
Un articolo che a livello internazionale è passato in secondo piano ma che di sicuramente farà da apripista a tutto il mondo dell'informazione cubana e internazionale che si occupa dell'isola.
Anche perchè sembra che le ultime linee guida del Pcc siano effettivamente cambiate. Colpo di spugna dunque a tutti i segreti, le omissioni, i permessi che fino a oggi si dovevano possedere per registrare immagini, scattare foto e reperire interviste, ai dirigenti di enti, imprese e settori del governo.
Di fatto, anche per incrementare l'efficacia dell'informazione nazionale il Burò Politico del Pcc dal 2007 ha stabilito che "nessuno ha il diritto di negare informazioni a meno che non si tratti di informazioni riguardanti il segreto di Stato o militare".
Dunque, a tutti quelli che credevano che la macchina cubana che controllava l'informazione fosse una spietata strumentazione per zittire e censurare chi ha qualcosa da dire devono ricredersi. A Siberia Garcia non è accaduto nulla di "pericoloso", nonostante le sue dure critiche a un sistema che per anni è stato fra i più burocratici del pianeta.
Garcia nel suo articolo scrive ad esempio che le macchine fotografiche dei reporter del Granma sono considerate occhi scomodi dai responsabili degli ospedali cubani.

Così come anche da quelli dei circoli infantili. Non solo. Troppo volte i giornalisti locali hanno faticato non poco a scrivere i loro articoli perchè non erano in possesso di determinati permessi e autorizzazioni governative.
Oggi sembra che la pachidermica macchina burocratica cubana (che a dire il vero ha toccato un po' tutti i settori della società) sia messa un po' in disparte per lasciare spazio all'agilità del moderno, del trasparente.
In ogni caso dopo l'articolo di critica pubblicato da Joventud Rebelde, importante giornale giovanile che da sempre ha rappresentato un modo diverso di fare informazione nell'isola, adesso tocca al Granma pubblicare un articolo che fino a poco tempo fa sarebbe stato considerato non pubblicabile per via delle troppe richieste di libertà e modernità contenute.
Qualcosa a Cuba sta cambiando: quotidiani di partito che criticano il governo. Quotidiani giovanili che parlano di censure. Giornali universalmente considerati d'importanza storica che chiedono maggiore trasparenza al gota nazionale per fare bene il lavoro del cronista.
A Cuba sembra che stia soffiando un nuovo vento di libertà. Un vento che ha lo stesso sapore di libertà che aveva quello targato Movimento 26 luglio. La Rivoluzione cubana non è mai finita. Si sta solo modernizzando.

 

Alessandro Grandi

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