27/11/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



Gli arresti di 34 giovani indipendentisti a due settimane dalla proposta di pace della sinistra basca

Martedì 24 novembre circa 950 agenti delle forze di polizia spagnole erano per le strade di città e paesini di Euskal Herria, il Paese basco. L'ordine del giudice Fernando Grande Marlaska era quello di mettere le manette a decine di giovani indipendentisti, accusati di essere parte della dirigenza del movimento giovanile Segi. Alla fine gli arresti sono stati 34. Oltre novanta le perquisizioni con sottrazione di documentazione non solo dei ragazzi ricercati. Sabato a Bilbao è prevista una grande manifestazione per mostrare solidarietà agli arrestati, dietro lo striscione: "Todos los proyectos, todos los derechos", "Tutti i progetti, tutti i diritti".

Izaskun e Lourdes sono due madri. I loro figli sono sostanzialmente scomparsi da due giorni. L'unica cosa che si sa è che sono in mano alla Policia nacional o alla Guardia civil e in attesa di essere interrogati dal giudice. Sono tutti a Madrid, i giovani arrestati. Ma nessuno di loro potrà vedere il proprio avvocato, e nemmeno la famiglia, nei cinque giorni di isolamento dettati dalla legislazione antiterrorismo.
C'è una frase, riportata dal quotidiano basco Gara, pronunciata da una delle madri. Racchiude una chiave importante per capire la spirale del conflitto: "Qual è il futuro di un popolo quando alla gioventù vengono negati i diritti più elementari?".
I giovani arrestati, secondo le accuse, erano militanti o dirigenti di Segi. Segi è il movimento dei giovani indipendentisti: una volta si chiamava Jarrai, poi cambiò sigla per la persecuzione legislativa e divenne Haika, obbligata a cambiar nome per approdare a quello definitivo. Segi è stata dichiarata organizzazione terrorista dallo stato spagnolo. Quindi i militanti di Segi sono terroristi.
Il sillogismo, che tanto piace da oltre dieci anni all'Audiencia Nacional e alla politica spagnola, è uno degli elementi meno vicini al reale e più comodo per la mistificazione.
Se non vi fossero vite e corpi di mezzo si potrebbe speculare sul grande manto del 'Terrorismo' che ricopre qualsiasi espressione di dissenso, progetto alternativo, pratica conflittiva.
Segi, "è la fucina di Eta", accusa il ministro dell'Interno spagnolo Alfredo Perez Rubalcaba. In realtà Segi conta migliaia di militanti e il travaso di alcuni di loro alla militanza armata è un fattore fisiologico. I quotidiani spagnoli si affannano a presentare i 34 arrestati come un virus, perché erano dentro l'università, sedevano nei consigli d' istituto, alcuni di loro si erano presentati in liste politiche poi annullate. La gioventù indipendentista di sinistra è attiva politicamente, è impaziente, è numerosa. Ed è, soprattutto, motivata. Negli ultimi decenni il numero di molestie e torture in caserma subite anche da giovani poi rilasciati senza carichi pendenti è ben presente nelle paure e nelle angosce di molti ragazzi e ragazze. Ma quella tecnica, tale poiché strutturale, non ha fiaccato la militanza poltiica e ideologica del movimento giovanile. È un gioco al massacro, dove il non voler trovare soluzioni politiche corrisponde a decine di prigionieri in attesa di giudizio, pochi dei quali davvero militanti armati.
Segi, negli anni, è stata accusata di atti di sabotaggio, la cosiddetta kale borroka, la guerriglia urbana contro cose, mai persone, spesso simboli del neoliberismo. Lo stesso Aznar si diede da fare nel cambiare il codice penale, per consentire l'abbassamento dell'età imputabile, aumentando le aggravanti legate al territorio. Boicottare un bancomat a Bilbao significa rischiare 14 anni di carcere.
Oggi, la guerriglia urbana è quasi completamente scemata, la repressione si è fatta molto più aggressiva, chi ha sentimenti indipendentisti e di sinistra spesso fa molta attenzione a come usa il telefono, a cosa scrive nella propria e-mail, a dove si raduna. Eppure, all'interno di quello che è un sistema che cerca e porta al logorio dei nervi, un'inchiesta realizzata nel Paese basco dice che sono proprio i giovani della sinistra basca ad avere meno paura di mostrare pubblicamente le proprie idee. Una percentuale che stacca di gran lunga quella degli altri giovani di opzioni politiche differenti.
La retata dei giorni scorsi è un chiaro segnale alla nuova proposta di pace lanciata dalla sinistra basca ad Alzasua e a Venezia. Parla di chiusura totale, persegue il teorema del terrorismo indistinto, colpisce duro i giovani del movimento di liberazione nazionale. E, con un tempismo sospetto, mentre i 34 sono in isolamento, due ex militanti di Eta scrivono dal carcere alla sinistra basca, chiedendo un no definitivo alla lotta armata.

 

Angelo Miotto

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