26/11/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



Si interrompono i negoziati tra Cina ed Ecuador per la concessione di un credito di 1.000 milioni di dollari a favore di quest'ultimo. "L'Ecuador non accetta imposizioni né dalla Cina né dal Fondo Monetario Internazionale, né da nessun altro". Il parere

scritto da
Alessandro Ingaria

Si interrompono i negoziati tra Cina ed Ecuador per la concessione di un credito di 1.000 milioni di dollari a favore di quest'ultimo. "L'Ecuador non accetta imposizioni né dalla Cina né dal Fondo Monetario Internazionale, né da nessun altro" sintetizza con una nota il ministro della politica economica Diego Borja. Tra le condizioni di concessione del finanziamento vi erano infatti alcune clausole che imponevano al paese sudamericano significative quote di importazione di prodotti cinesi e la negoziazione in un banco straniero dei conti tra i due stati. A seguito di questa rottura il ministero delle finanze ha comunicato che provvederà alla copertura del fabbisogno 2010 (stimato in circa 2.200 milioni di dollari) mediante il ricorso al credito presso paesi amici come Russia, Iran, i paesi dell'OPEC e, in misura minore, la stessa Cina.
Per capire meglio la situazione, Peacereporter ha contattato il professor Federico Bocca, di chiara origine italiana, economista e direttore finanziario dell'Università Politecnica del Litoral di Guayaquil. Rafael Correa, normalmente molto critico nei confronti degli esperti di economia e finanza ecuadoriani, ha tuttavia recentemente affermato che figure competenti si possono trovare presso tale università, in cui lo stesso presidente aveva insegnato qualche anno fa.
Professor Bocca, quale è la situazione economica dell'Ecuador in questo momento?
L'Ecuador, che necessiterà di quasi 3.000 milioni di dollari per coprire l'incremento del deficit fiscale previsto per il 2010, ha solo tre modi per far fronte a questa necessità. Esportare più di quello che importa, le rimesse degli emigranti, i prestiti da paesi e istituzioni terze. In questo periodo di crisi le esportazioni non aumentano, così come le rimesse degli emigranti, pari a circa 3.000 milioni di dollari, non restando che indebitarsi con l'estero.


Per questo quindi la negoziazione del credito con la Cina?
Occorre tener conto del fatto che l'Ecuador pochi mesi fa realizzò una rinegoziazione forzosa del proprio debito estero, dichiarando una specie di bancarotta e accettando solo il 30 % del debito esistente. Questo ha portato il paese ad una qualificazione di rischio alto, chiudendo così le porte del credito tradizionale. In questo momento lo stato per finanziare il proprio debito trova solo porte aperte in paesi come Venezuela, Iran, Cina. Il fatto che un paese della stessa categoria neghi un credito può essere un segnale allarmante.
Quali sono gli scenari possibili dopo l'interruzione dei negoziati con la Cina?
Gli scenari possibili potrebbero essere molteplici. In primo luogo il mancato ottenimento dei finanziamenti necessari a coprire il fabbisogno potrebbe indurre il governo a uscire dall'economia dollarizzata (dal 2000 l'Ecuador ha rinunciato alla propria moneta per utilizzare il dollaro n.d.r.). Questo accelererebbe il passaggio alla moneta regionale di area comune ALBA (Alternativa bolivariana delle Americhe) con, tra gli altri, Venezuela, Bolivia e Cuba. Altra ipotesi percorribile sarebbe la diminuzione dei progetti di investimento nel paese. Il carattere populista del governo Correa, con il timore di malcontento tra la gente, difficilmente permetterà di intraprendere questa strada.
Come vede il futuro del Sucre, la moneta regionale di area comune?
Può essere un'àncora di credibilità se comporterà una buona gestione del denaro. Tuttavia l'assenza nell'area comune di paesi forti come Brasile e Cile e la forte caratterizzazione politica dei paesi aderenti pone un pericolo di inflazione o iperinflazione regionale.
Quali sono le attuali problematiche della politica economica del paese?
Il governo ha attuato una barriera alle importazioni, con il risultato di incrementare il costo della vita per il consumatore finale e creare imprese nazionali protette e inefficienti. Di questo prima o poi si pagherà il conto perché non genera valore, bensì lavoratori a bassa specializzazione. Analogamente l'alto costo delle transazioni economiche con l'estero e la mancanza di una protezione dell'investimento straniero allontanano le possibilità di sviluppo. Molte aziende temono che il governo possa imitare l'esempio venezuelano, espropriando le aziende. Ostacolare la libertà non permette lo sviluppo, eccessivi limiti al libero mercato possono generare problemi strutturali.
Ritiene che le recenti riforme attuate dal governo, quali la gratuità delle strutture sanitarie e dell'istruzione universitaria, avvicinino l'Ecuador alla politica dei paesi europei?
In questo momento i costi per queste riforme vengono sostenuti da un aumento del debito pubblico del paese e da maggiori tasse. E' difficile sostenere la gratuità senza copertura. Il modello di sviluppo dell'Ecuador sinora è stato più vicino a quello nordamericano; la politica sudamericana si muove con le caratteristiche di un pendolo, estrema destra ed estrema sinistra. Occorre equilibrare il corpo sociale che è più importante rispetto agli individualismi di cui vive attualmente. Rafael Correa è un leader, di una determinata parte politica. Il paese aspetta un altro leader per poter trovare un equilibrio.
E lei, discendente di emigranti italiani (gli avi del prof. Bocca erano del torinese), come vede l'emigrazione ecuadoriana?
Il problema dell'emigrazione è la partenza dei più validi, che non condividono l'attuale Ecuador. E' difficile che la gente torni sino a quando il paese non saprà dare risposte adeguate. Nell'ipotesi che il governo non riesca a coprire il deficit, con la possibile uscita dal dollaro e l'iperinflazione che ne potrebbe conseguire, l'aumento dell'emigrazione sarebbe il primo effetto. Per questo è importante che gli stati destinatari dell'emigrazione aiutino la stabilità del paese e la creazione di posti di lavoro.

 

 

Parole chiave: ecuador, cina, economia
Categoria: Economia
Luogo: Ecuador