stampa
invia
Adesso che ha trovato una casa dove riposare le sue vecchie ossa, il vostro Ibn Battuta vuole cercare di capire come si divertono le persone a Dubai. In passato, quando ho attraversato queste terre secoli fa, le popolazioni di questa zona avevano un sacco di diversivi per ingannare le giornate tutte uguali, all'ombra delle palme nel deserto.
Chissà quali di quei passatempi e giochi d'abilità sopravvivono, chissà quali sono diventati i nuovi intrattenimenti. Passeggiando per Dubai vengo colpito da manifesti che tappezzano la città. Ci sono fotografie di uomini in calzoncini corti che si rotolano nella sabbia, giocando con un pallone.
Si chiama beach soccer, mi dicono, e qui a Dubai si tiene la Coppa del Mondo, appuntamento più importante per questa disciplina. Che fascino, bisogna curiosare. Il gioco del pallone, in tutte le sue declinazioni, è una vera passione per gli arabi. Da quando i marinai inglesi, tanti anni fa, hanno cominciato a giocare sulle banchine del porto di Aden, in attesa di ripartire o di caricare e scaricare i loro bastimenti, il pallone è rotolato lontano, fino a entrare nel cuore degli arabi. La Penisola Arabica non fa differenza e Dubai, con i suoi capitali investiti nell'immagine della città come una sorta di Disneyland per tutto quello che potete immaginare, si è accaparrata il diritto di ospitare i mondiali di beach soccer.
Qualcosa, però, è andato storto. Gli sport tradizionali dei vecchi beduini erano caratterizzati dalla destrezza. Le corse dei cavalli, quelle dei cammelli, il lancio del fucile o la caccia con il falcone. Tutte tradizioni ancora vive, ma che impallidiscono di fronte alla popolarità del calcio. Solo che alla passione non è seguito lo sviluppo delle attività pedatorie. Gli spalti sono gremiti nello stadio attrezzato sulla spiaggia di Jumeirah. Nella squadra dell'Italia, udite udite, gioca il figlio di Maradona. Diego jr, però, non è proprio uguale al padre. Tanto quanto alla passione degli emiratini non è seguita l'abilità calcistica. La partita del girone di qualificazione che vede contrapposte le rappresentative degli Emirati Arabi Uniti e delle Isole Salomone, per esempio, è una specie di tentativo di dissuasione implicito a lasciare perdere per sempre il gioco del beach soccer. Chissà, in passato, a cosa giocavano nelle Isole Salomone. Al calcio no di certo. Alla fine vince il Brasile, tanto per cambiare. Quelli ci nascono con il pallone tra i piedi.
La scarsa competitività del Paese, però, non frena gli entusiasmi. Che sono autentici. Un caso su tutti: il derby tra al-Ahli (di proprietà dello sceicco Mohammed di Dubai) e al-Ain. Rispettivamente biancorossi e viola. Le ultime partite tra i due team, alle quali hanno assistito più di 10mila tifosi, sono finite in rissa. Migliaia di emiratini s'inseguivano gli uni con gli altri per picchiarsi, al punto che la polizia è intervenuta con fumogeni e cani per disperdere i facinorosi. Pericolosi, nonostante la lunga dishdasha bianca non dev'essere proprio l'indumento ideale per gli scontri allo stadio.
Ma il calcio, si sa, muove le montagne (come Maometto). Soprattutto grazie agli sponsor. Dopo più di venti anni, infatti, quest'anno le finali del Campionato Mondiale per club della Fifa si giocherà negli Emirati. I vecchi nostalgici del calcio di un tempo, mi dicono, rimpiangeranno le sveglie puntate all'alba per seguire le finali che si sono giocate a Tokyo per anni. Con tutto il rispetto, non è che i giapponesi, nel gioco del calcio, brillino più degli emiratini. Solo che, all'epoca della decisione presa dalla Fifa, la Toyota garantiva lucrose sponsorizzazioni. Segno dei tempi che cambiano, oggi questi soldi li garantisce Dubai. Ma non di solo calcio si vive. Lo sport, si sa, è una miniera d'oro che qui sfruttano alla grande. Dopo l'automobilismo ad Abu Dhabi, il torneo di golf più ricco del mondo, la maratona con premi milionari è il turno della Coppa America, il più antico trofeo della vela. Una sorta di aspirapolvere, che tenta di risucchiare il business della passione dei tifosi. Il prossimo evento, molto atteso, è la Coppa del Mondo di rugby a sette. Ovviamente ci sarà anche la rappresentativa degli Emirati Arabi Uniti, pur non proprio tradizionali frequentatori della specialità. Chissà che programmi hanno per la manifestazione le Isole Salomone.
Christian Elia