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Certo che detto da me, Ibn Battuta, che ho passato gran parte della mia vita in giro per il mondo, dormendo di tenda in tenda, di casa in casa, fa un po' impressione. Ma sono vecchio, ormai, e qui di spazzi liberi ce ne sono sempre meno. Per non parlare dell'ospitalità, poi, con tutto quello che si legge sui giornali! Dovrò cercarmi una casa a Dubai.
Guardandosi attorno non dovrebbe essere difficile: migliaia di torri costellano il cielo di Dubai, fin quasi a nasconderlo. Non le vecchie torri del vento che ricordavo io, quelle costruite per rendere le case fresche d'estate e calde d'inverno. Queste sono torri in vetro e cemento. Una, il Burj Dubai, è alta 800 metri. E' la torre più alta del mondo. Sembra un dito puntato, capace di fare il solletico a Dio. Dicono che nelle rare tempeste che si abbattono su Dubai faccia da parafulmine a tutta la regione. Per non parlare dell'ebbrezza dei sui 300 piani, collegati dagli ascensori più veloci del mondo. La Mitsubishi ha brevettato, solo per il Burj Dubai, un modello di elevatore che si muove rapido come un fulmine. Solo che queste sono tutte chiacchiere, perché l'inaugurazione di questa meraviglia viene rimandata di giorno in giorno. L'ultimo rinvio è arrivato per il 2 dicembre, data attesa qui, in quanto festa nazionale degli Emirati Arabi Uniti. Ma la festa si farà da un'altra parte, perché i lavori non sono completati. Come tanti altri. Il mitico mondo, insieme di isolotti artificiali che formano un planisfero, è un cantiere fermo da mesi. Le altre due palme, che dovrebbero far compagnia alla prima, visibile dalla Luna, non sono neanche cominciate. La torre che gira su se stessa, poi, è viva solo nella mente del suo creatore. La crisi, dicono tutti qui, ma in verità non si capisce bene come vadano le cose.
"Dubai: per la prima volta i prezzi delle case, dopo un anno, tornano a salire", titola oggi un giornale. Sarà, ma nello stesso giornale ci sono le rassicurazioni del general manager della Nakheel, un colosso dell'edilizia, legato ai più faraonici progetti di Dubai, che tranquillizza gli investitori che le banche non hanno alcuna intenzione di chiedere il risanamento del debito dell'azienda che ammonta a 72 miliardi di dirham, la moneta locale, pari a 14 miliardi di euro. Non solo, il giornale di ieri annunciava che il vicino emirato di Abu Dhabi è pronto a investire 100 miliardi di euro in nuovi progetti. Magari sulle palme, adesso, crescono i soldi e non più i datteri come ai miei tempi!
Un altro giornale racconta che il prezzo degli affitti degli appartamenti a Dubai ha quasi toccato il fondo, facendo registrare, nel terzo trimestre del 2009, un calo medio del 39 per cento rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso. Un'ulteriore flessione è prevista nell'ultimo trimestre dell'anno. Lo dice un certo Richard Ellis, mente della società di consulenza immobiliare Cb. Dev'essere un pezzo grosso. Secondo lui, nel terzo trimestre del 2008, affittare un appartamento a Dubai costava in media tra i 20.000 e i 22.000 euro l'anno, adesso i proprietari chiedono tra i 10.000 e i 12.000 euro. Affittare un ufficio a Dubai oggi costa il 55 per cento in meno dell'anno scorso, continua il buon Richard.
Chi ha ragione? Richard o la Nakheel? Nel dubbio, un altro giornale dice che gli stipendi di chi lavora nel settore edile negli Emirati Arabi Uniti (Eau) sono scesi di più del 30 per cento a causa della crisi economica globale. Ora capisco queli sguardi tristi, nei camioncini che li riportano a casa, dopo 16 ore di lavoro a 50 gradi all'ombra. E che case poi, senza luce e acqua corrente, in dodici in un monolocale in mezzo al deserto. Se prima guadagnavano 120 dollari al mese, più della metà dei quali finivano in tasca a chi gli aveva procacciato il lavoro, come faranno adesso a mantenere le famiglie che si sono vendute tutto per mandarli qui? L'informazione sugli stipendi degli edili viene da uno studio sul costo della vita nel Paese nel 2009, citato dalla testata online Arabian Business. Secondo lo studio, condotto dall'agenzia per il lavoro Kershaw Leonard, in alcuni campi, come quello finanziario, si è registrato un leggero incremento. Che strana la vita. Proprio loro che in questa benedetta crisi non hanno capito nulla si ritrovano a guadagnare più di prima.
Magari anche grazie al cattivo lavoro dei giornalisti. Già, perché il vostro Ibn Battuta è un vecchio arabo ed è venuto a sapere che la Nakheel è legata alla famiglia reale di Dubai. Magari il mercato, ai vostri tempi, si sostiene anche vendendo fumo. Preferivo i vecchi venditori di tappeti.
Christian Elia