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Visto che il destino mi ha richiamato tra voi, io, Ibn Battuta, sono troppo curioso. Devo conoscere questo mondo. Per fare quattro passi a Dubai dovrò prendere un taxi, visto che qui ormai avete tutti le automobili. Ma qualcosa colpisce la mia attenzione. Un adesivo giallo, incollato sul retro di un camioncino che trasporta operai. Lo intuisco da tre elementi: hanno tutti una tuta, nel pullmino non c'è l'ombra di aria condizionata e tutti hanno lo sguardo malinconico perso nel vuoto, oltre un finestrino reso opaco da tanti sbuffi di malinconia.
L'adesivo dice: "AM I DRIVING SAFELY? IF NOT PLESE CALL 0558686987". Il numero cambia a seconda della compagnia, ma l'adesivo resta lo stesso. Ce ne sono milioni, come i milioni di veicoli si riversano, ogni giorno, per le strade di Dubai.
Le vie non sono più quelle che ricordavo io. Ai miei tempi il deserto era attraversato da lunghe carovane di cammelli, che portavano l'incenso, la seta e le spezie dall'Estremo Oriente fino alle ricche corti europee. Oggi il deserto è attraversato da autostrade a sette corsie. Una di queste, la principale, si chiama Sheikh Zayed Road, dedicata all'uomo che per tutti è il padre degli Emirati Arabi Uniti. Il suo volto campeggia lungo la strada, ricordando a tutti il sito internet (che non so cos'è, ma sembra andare molto di moda) ourfatherzayed.com. Lui con gli occhiali da sole, lui in macchine sportive, lui e basta, con un'espressione truce che mi fa sobbalzare. Se non c'è Zayed, simbolo del passato, ci sono i suoi successori, Mohammed e lo sceicco al Nayahn, emblemi del presente, che ricordano a tutti quanto sono unite le famiglie reali e gli emirati. Lo ricordano così spesso che viene da pensare che in primo luogo vogliano ricordarlo a loro stessi. Il futuro, invece, è rappresentato dai figli di Mohammed che, con tutto il rispetto, non mi sembrano molto svegli oppure sono solo poco fotogenici.
La ricchezza che ha baciato queste terre, materializzatasi in forma di petrolio, ha partorito quasi come una conseguenza naturale un fiume di automobili. Macchine grandi come carri armati percorrono a tutta velocità queste strade, tanto la benzina costa meno dell'acqua. Ma perché gli adesivi per la delazione? Secondo uno studio del Dubai Medical College, l'individuo più sospetto in città è un maschio pakistano tra i 20 e i 30 anni. E' questo infatti l'identikit del guidatore più maldestro. Su tutti i casi di trauma cranico registrati dagli ospedali, il 50 percento è legato a incidenti automobilistici. Il 22 percento a pedoni investiti per strada. Da dire che a Dubai, salvo rare eccezioni, non è pensabile di attraversare, perché tra cantieri e svincoli è più faciel che un cammello passi dalla cruna di un ago. Solo negli ultimi quattro mesi sono stati 19,493 i traumi cranici in città.
Ogni dieci minuti il traffico, di solito velocissimo sulle grandi arterie principali di Dubai, s'inchioda di colpo. C'è sempre un incidente che paralizza tutto, anche quelli meno gravi. La legge locale prevede che in qualsiasi caso debba arrivare la polizia per ricostruire l'accaduto, senza possibilità di conciliazione. Di mezzo, una volta su due, c'è un taxi. Eccolo là, il nostro nemico pubblico numero uno. Il tassita pakistano!
La giornata media di un tassita consta di 12 ore di lavoro ininterrotto, in una città sempre trafficata, dove non esistono nomi per le strade che non siano le principali. L'ossessione edilizia, poi, rende impensabile l'utilizzo del Gps, in quanto tutto cambia in pochi giorni. Non ricevendo salario, i tassisti corrono come pazzi di qua e di là cercando di ottimizzare la propria giornata, visto che la paga è in proporzione ai risultati raggiunti. Il tutto prima di consegnare la macchina al collega con il quale la dividono. Che si farà altre 12 ore al volante. La compagnia fornisce loro le divise e le auto, oltre a un alloggio in un caseggiato immenso, alle porte della città. Milioni di taxi parcheggiati di fronte a piccole casupole tutte uguali. Quasi tutti, ormai, hanno un deodorante, regalatogli personalmente dallo sceicco, dopo le ripetute rimostranze di uomini d'affari e ricche signore che si lamentavano di come tante ore di lavoro nel traffico comportino una certa sudorazione di questi benedetti pakistani. Loro sono la principale causa di tanti incidenti, per non parlare degli operai che, a mezzanotte, nei cantieri ancora aperti, finiscono per sfilare lungo le strade di notte spingendo gli autisti dei Suv a investirli e a perdere un sacco di tempo. Solo nella zona industriale di Jebel Ali, per esempio, sono state 500 le vittime lo scorso anno. Immaginate quanti Suv danneggiati, una vera e propria strage.
Appena mi procuro un telefono, anche se io vivevo senza, chiamo il numero, giusto per togliermi lo sfizio di dire che magari i cammelli andavano lenti, ma non investivano nessuno.
Christian Elia