26/03/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Negli Usa aumentano i "contro- reclutatori": dissuadono dall'entrare nell'esercito
In un college di Seattle gli studenti hanno circondato i reclutatori dell'esercito, costringendoli a uscire dal campusL’esercito statunitense sta faticando sempre di più a raggiungere il numero di reclute che si prefigge ogni anno per rinnovare i propri ranghi. La prolungata situazione di conflitto in Iraq sta sicuramente avendo un effetto negativo sulla disponibilità dei giovani ad arruolarsi, ma il calo dell’appeal dell’uniforme è probabilmente dovuto anche all’attività dei “contro-reclutatori”: studenti e adulti pacifisti che, con una passione che mai vista dai tempi del Vietnam, vanno nelle high school e nei college di tutto il Paese per informare i ragazzi su cosa significa veramente entrare nell’esercito, invitandoli a non credere ciecamente a quello che dicono i reclutatori in uniforme per attirare la loro attenzione.
 
Un manifesto per il contro-reclutamentoPromesse non mantenute. “Cerchiamo di far ragionare gli studenti – dice Todd Boyle, 50 anni, fondatore dell’associazione Washington Truth in Recruiting (Watir) – e coinvolgiamo i genitori, i professori, chiunque possa aiutarli a decidere che strada prendere nella vita”. Uno degli argomenti più discussi con i ragazzi che si avvicinano ai banchetti di Watir è l’aiuto economico che l’esercito può effettivamente offrire ai giovani per andare al college. I manifesti delle forze armate puntano decisamente in questa direzione: “Entra nell’esercito e guadagna fino a 40mila dollari per il college”, dicono. “Questa è una delle bugie che i reclutatori raccontano agli studenti – spiega Boyle –. A volte mentono, altre volte omettono informazioni fondamentali: non dicono, per esempio, che solo il 35 per cento delle reclute riceve fondi per l’istruzione, e che la maggior parte di questi fortunati mette insieme comunque molto meno di 40mila dollari per gli studi”. Una versione confermata anche da Darrell Anderson, un soldato che dopo aver combattuto in Iraq è scappato in Canada e ora rischia una condanna per diserzione: ha raccontato di essersi arruolato perché l’esercito gli aveva promesso 50mila dollari per il college, oltre ad assicurargli che non avrebbe mai dovuto servire all’estero.
 
Un gruppo di nuove reclute dell'esercito passate in rassegna da un ufficialeLe difficoltà dell’esercito. L’attivismo dei contro-reclutatori è cresciuto negli ultimi mesi, proprio in concomitanza con i primi problemi avuti dalle forze armate nel rimpolpare i ranghi. In un recente studio, pubblicato sul suo sito ma tolto una volta che la notizia è stata ripresa dai giornali statunitensi, l’esercito ha ammesso che “il reclutamento di volontari sta diventando sempre più difficile”. In particolare, la ricerca indicava che la disaffezione è in aumento tra le donne e i neri. Il numero di afro-americani nelle nuove reclute è calato del 41 per cento dal 2000 a oggi: la loro presenza si è ridotta dal 23,9 per cento al 14 per cento. Le donne sono invece diminuite del 13 per cento. Nello scorso mese di febbraio, inoltre, per la prima volta negli ultimi cinque anni l’esercito ha mancato del 27 per cento il suo obiettivo minimo di reclutamento. Le previsioni per l’immediato futuro non sono migliori: la scorsa settimana il responsabile del personale dell’esercito ha ammesso davanti al Congresso che gli obiettivi per marzo e aprile saranno anch’essi difficili da raggiungere. E la crisi sta toccando anche il corpo dei Marines, che a gennaio e febbraio non è riuscito a reclutare il numero di giovani sperato: non era mai successo nell’ultimo decennio. Dato che invece la marina e l’aeronautica – non impegnate sul campo in Iraq – non stanno avendo problemi del genere, molti attribuiscono questo calo negli arruolamenti alla precaria situazione nel Paese mediorientale.
 
(1. continua - la seconda parte è stata pubblicata mercoledì 30 marzo)

Alessandro Ursic

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