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"Il colpo di stato in Honduras, con la partecipazione complice degli Stati Uniti, materializzato da Micheletti e dal suo regime di fatto, ha portato con sé 21 persone assassinate, 4.234 denuncie per violazioni delle libertà fondamentali, 7 attentati, 95 minacce di morte, 133 casi di tortura, 394 persone con lesioni e 211 ferite a causa della repressione, 1.987 arresti illegali, 2 intenti di sequestro e 114 prigionieri politici accusati di sedizione. E ogni giorno questi numeri continuano ad aumentare". È così che esordisce il lungo appello internazionale scritto da organizzazioni sociali, politiche e umanitarie per denunciare quanto sta accadendo al piccolo paese centroamericano, dal 28 giugno piegato da un golpe, che tutt'ora lo tiene in pugno. Tra i firmatari Assemblea de Solidaritat amb el Poble Hondureny de Catalunya, Collettivo Italia Centroamerica Cica e l'Associazione Italia-Nicaragua.
"I golpisti si mantengono al potere dimostrando con questo gesto il loro profondo disprezzo per la democrazia e per il diritto sovrano dei popoli di esprimersi attraverso il voto - spiegano - Il tempo ha dimostrato che le manovre tanto del governo Usa e dell'Osa, sottomessa agli interessi nordamericani, non puntavano a difendere la democrazia, bensì semplicemente a dilatare, ostruire e infine appoggiare coloro che pretendono di portare a termine una farsa elettorale".
Dopo il 30 ottobre, gli Stati Uniti hanno manovrato e reso possibile l'accordo tra il governo legittimo presidiato da Manuel Zelaya Rosales e i golpisti, con il cosiddetto Accordo Tegucigalpa/San José, ma, secondo le associazioni firmatarie di questo appello, questa manovra non avrebbe che legittimato le elezioni del 29 novembre per evitare che il movimento popolare potesse raggiungere una compattezza tale da permettergli di partecipare con una propria rappresentanza alla tornata elettorale e magari vincerla.
In più, nonostante il tambur battente ad annunciare l'accordo, i golpisti non lo hanno nemmeno rispettato. "Il presidente costituzionale - si legge nella denuncia - continua a essere rinchiuso nell'ambasciata del Brasile e la repressione continua. In un gesto di cinismo senza limiti, gli Stati Uniti si sono affrettati a riconoscere le elezioni, nonostante il presidente Zelaya abbia denunciato il clima di totale impunità su cui si poggeranno queste elezioni, e il Fronte Nazionale di Resistenza assieme ad altre forze democratiche abbiano annunciato che boicotterà la farsa elettorale".
La maggioranza dei mezzi di comunicazione ormai è risaputo essere al servizio dell'oligarchia e non raccontano la realtà, la distorcono. Il potere delle multinazionali, che dirige il golpe, ha già dato per terminata la crisi e quindi ha fretta di legittimare le elezioni, che non saranno che la maniera per rendere legittimi i golpisti. Ma, nonostante tutto, la gente non crede a chi parla di crisi superata e golpe sedato e anzi, "la lotta del popolo honduregno continua e reitera le sue petizioni". Che sono: il ritorno incondizionato del presidente Manuel Zelaya Rosales alla presidenza della Repubblica dell'Honduras, ripristinando la situazione esistente anteriore al 28 giugno 2009. Il disconoscimento del processo elettorale del 29 novembre 2009. La Convocazione di un'Assemblea Costituente. E infine la condanna di golpisti, esecutori e mandanti.
Fino a che la gente d'Honduras non vedrà queste richieste concretizzarsi, non si placherà, resterà in piazza, resisterà. In questo appello fatto da associazioni internazionali in appoggio a quel popolo che si è dimostrato così pronto e maturo per difendersi e per cambiare il paese, alle richieste legittime degli honduregni è stata aggiunta una richiesta, centrale: "Chiediamo ai governi e alle istituzioni internazionali di non riconoscere le elezioni del 29 novembre, di non inviare nessun tipo di commissione o missione di osservatori internazionali e di mantenere la pressione politica, economica e finanziaria contro la dittatura civica-militare. Disconoscete quelle autorità che pretendono di rappresentare un popolo che non le riconosce. Ribellatevi a questa farsa".
Stella Spinelli