20/11/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



Il Comune di Milano mostra il pugno di ferro contro i rom di via Rubattino

Giovedì mattina i bambini della scuola elementare Elsa Morante di via Pini a Milano non hanno trovato sui banchi i loro compagni rom. Senza alcun preavviso e senza ascoltare le richieste di genitori, insegnanti, associazioni, il Comune ha sgomberato il campo rom che sorgeva nell'ex area Enel di via Rubattino e che ospitava quasi trecento persone, tra cui 50 minori. “Sono una maestra – ha detto Fabiana Robbiati, una delle insegnanti dell'istituto Morante in cui erano regolarmente iscritti ventisei bambini rom – e non posso pensare che questi bimbi resteranno lontani da scuola per un periodo di tempo indeterminato. Sono ragazzini molto educati, frequentavano le lezioni con passione e serietà. Si sono fatti volere bene. In breve tempo hanno conquistato tutti, anche chi aveva qualche pregiudizio sui nomadi. Questa mattina alcuni bimbi italiani hanno pianto quando hanno saputo quello che era accaduto ai loro coetanei rom”. All'umanità dei bimbi si contrappone l'atteggiamento del Comune di Milano che pare essersi scordato anche delle più semplici regole del diritto.

“Le ruspe - ha raccontato Stefano Pasta, volontario della Comunità di Sant'Egidio, che da due anni segue i minori del campo di via Rubattino - sono arrivate alle 6.30 e quello che ha stupito me, così come i volontari delle altre associazioni presenti, è che il Comune non ha offerto nulla in cambio. E' la prima volta che si verifica una situazione simile. Abbiamo protestato e ottenuto di poter fare delle richieste, ma la mediazione non è servita a molto. Nonostante venissero separati dalle proprie famiglie, 69 uomini hanno chiesto di poter trovare alloggio nei dormitori. I funzionari comunali hanno, però, risposto che non c'è disponibilità, perché sono al completo. A donne e bambini, invece, sono stati offerti dei posti presso alcune comunità fuori Milano. In un primo momento quasi tutte le donne avevano accettato, salvo poi scoprire che sarebbero state separate dai bimbi di età superiore ai sei anni. A quel punto, comprensibilmente, la maggior parte si è tirata indietro”. Stupisce anche la miopia dell'amministrazione milanese che nel giro di due anni e mezzo va fiera di aver realizzato 184 sgomberi, senza tener conto delle conseguenze.

Capita non di rado, come nel caso della baraccopoli sorta sotto il cavalcavia Bacula, che a nove sgomberi siano seguiti altrettanti ritorni da parte dei nomadi. La rimozione del problema non porta con sé la soluzione. Anche in quest'ultimo episodio la scelta dell'amministrazione milanese difetta di lungimiranza. Se prima i rom di via Rubattino si trovavano nella ex area Enel, ora sono poco distanti, esattamente nei giardini pubblici confinanti. “Ci sono circa ottanta persone - continua ancora Pasta – per la maggior parte bambini, donne anziane e incinte, che passeranno la notte al freddo. Stiamo cercando di trovare loro delle coperte e un posto dove passare la notte, ma molti saranno costretti a rimanere all'aperto. Non è possibile sgomberare in queste condizioni, senza assicurare nemmeno una soluzione alternativa: è contro ogni diritto. Senza contare che il Comune non ha tenuto in alcuna considerazione la grande mobilitazione da parte dei cittadini italiani per difendere la comunità rom”.

Ancora una volta l'amministrazione guidata dal sindaco Moratti ha scelto di usare il pugno di ferro e di chiudere le porte a una seria politica di integrazione che passi in primo luogo dalla scuola, come hanno cercato di spiegare le maestre, i genitori e i compagni dei trentasei bambini rom che da oggi non sanno più quando potranno tornare sui banchi.

Benedetta Guerriero

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