25/03/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Il paladino del diritto di vivere è lo stesso che giustiziava detenuti in Texas
scritto per noi da
Matteo Colombi
 
Terri SchiavoL’intero Paese è avvinghiato alla battaglia legale, ideologica, politica che si svolge attorno al corpo di Terri Schiavo, da quindici anni esanime. Un corpo ormai privo di anima, tenuto in vita da pompe e tubi. Si invoca il valore della vita, la teologia, ma la realtà è che invece di avere fede nell'anima eterea, i più religiosi si attaccano al corpo, alla continuazione di questo corpo, lo iconizzano. Difendono questa vita, non tutte le vite. Chiamano il marito di Schiavo un assassino, un empio, tramite ciò definiscono la propria dedizione alla parola di Dio. La vita è il suo dono. I genitori hanno combattuto per tenere in vita quell’insieme di cellule che per loro sembra ancora una persona, la loro bambina. Vanno perlomeno compatiti. Le palpebre che battono, i movimenti involontari, per loro sono la prova di una presenza latente. Nonostante la mole di pareri convergenti dei medici riguardo alle speranze di ricupero della conoscenza, nonostante la lesione cerebrale e il sonno infinito che dura da decenni, i genitori di Terri Schiavo hanno lottato tramite le corti e la politica contro il marito di lei, che ha dato l’assenso, ormai anni fa, a rimuovere i tubi e le pompe che nutrono il corpo della moglie.
 
Piano piano, una dopo l’altra le corti della Florida hanno riconosciuto il diritto del marito su quello dei genitori, e intimato il provvedimento suggerito dai medici. Il governatore Jeb Bush e il parlamento statale sono intervenuti un anno fa, mettendosi di traverso al sistema giudiziario, facendo saltare per aria la divisione dei poteri. I politicanti hanno cavalcato questa piccola crociata. Ma in ultimo l’iter giudiziario ha portato di nuovo allo stesso punto: il diritto del marito di dare l’assenso ai medici di porre fine alla vita dell’organismo che fu sua moglie.
 
Alcuni sostenitori del diritto alla vita di TerriE’ a questo punto, pochi giorni dopo il secondo anniversario dell’inizio delle ostilità tra gli Usa e l’Iraq, che George W. Bush ha firmato in fretta e furia una legge partorita dal Congresso in una sessione notturna organizzata d’emergenza. Una legge fatta su misura per sottrarre la giurisdizione sul caso Schiavo alle corti della Florida e rimetterlo alle corti federali. In un provvedimento di dubbia costituzionalità, violando le competenze degli Stati in relazione al governo federale, e di enorme ingerenza negli affari civili e personali dei cittadini, la maggioranza repubblicana con ampio sostegno dei democratici si è unta il capo, e in maniera santimoniosa, si è imposta ai giudici della Florida, ai medici, al marito di Terri Schiavo. Non avendo ottenuto quello che volevano dal giudice federale, è probabile che vi sarà pressione per un appello, e Bush minaccia altri interventi “esecutivi”, sebbene non sia chiaro su che base legale egli possa giustificare ulteriori manipolazioni delle procedure giudiziarie.
 
Il corpo di Terri Schiavo intanto langue, disintubato, essendo l’utlimo giudizio legale ormai effettivo. Dinanzi alla piccola crociata dei politici e della destra cristiana la maggioranza degli americani, secondo i sondaggi di opinione, è infastidita dalla tracotanza dei parlamentari, dalla loro invadenza in una materia così personale, e soprattutto dichiara che se fosse in una analoga situazione (quindici anni di stato vegetativo senza speranza di recupero) vorrebbe essere staccata dai sistemi di supporto.
 
Il marito di Terri Schiavo chiede di lasciarla morire, ma i genitori della donna si oppongonoMa la sagrada familia Bush continua imperterrita, con il presidente George W. che dice ai giornalisti: “...meglio errare a favore della vita...”. Da governatore del Texas ha controfirmato l’esecuzione di centinaia di detenuti, tra cui anche minorati mentali, e da presidente, su false illazioni ingigantite a proposito, ha poi lanciato una guerra di aggressione in Iraq, in seguito a quella con i talebani in Afghanistan, portando alla morte decine di migliaia se non centinaia di migliaia di persone. Quest’uomo è rispettosamente considerato come il paladino della ‘vita’. Cos’è questa mostruosa cosa, questo culto della vita disposto a dare così poca importanza a così tante altre vite, inorridito dalle difficili scelte che derivano dalla medicina, ma non dalle evitabili scelte di fare la guerra? Le grandi battaglie della bioetica ruotano attorno al conflitto tra l’espansione delle oggettive possibilità tecniche-scientifiche, e la disgiunzione tra i criteri religioso-tradizionali e quelli moderni che sono in disaccordo nella definizione di cos’è una vita “funzionante” e dunque da proteggere, rispetto ad una vita “cellulare” ma non “umanamente funzionante”. Il grande paradosso è che le discussioni bioetiche infuriano in un contesto di guerra, di povertà planetaria in cui abbiamo grandi responsabilità. Ma questo contesto è accettato, propagandato, organico al nostro modo di vivere.
Categoria: Diritti, Politica
Luogo: Stati Uniti
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