19/11/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



La Campania sospesa tra immondizia, affari e criminalità organizzata

Scritto per noi da
Valeria Gentile

La pioggia di quest'ottobre è più quieta e gentile rispetto alle altre piogge, perché si posa leggera sulla terra e dona colori pastello su valli e colline, portando con sé l'autunno e i suoi forti colori. Nelle campagne intorno a Napoli, invece, ogni goccia di pioggia è un delitto annunciato.
Il percolato è un liquido inquinante che si forma quando l'acqua incontra i rifiuti. Questo liquido è ulteriormente pericoloso quando nasce dal contatto dell'acqua con rifiuti già tossici, uniti ad altri sia urbani che industriali, non differenziati, accorpati in finte ecoballe stoccate senza nessun controllo.

A un anno dalla tanto acclamata "fine" dell'emergenza rifiuti a Napoli, sono andata a vedere se è vero che il problema è stato risolto, e come. Avrei voluto vedere impegno e coerenza, promesse mantenute, ordine e rispetto per l'ambiente e i cittadini, controlli seri, procedure a norma, cooperazione e trasparenza. Il repentino sgombero di tonnellate di rifiuti dai centri abitati di cui il governo si è tanto vantato c'è stato eccome. E' evidente che le città siano state ripulite e che la gente possa finalmente dimenticare l'incubo delle strade in fiamme dell'anno scorso, quando si bruciavano montagne di spazzatura davanti ad ogni casa per disperazione. Ma la verità è che non solo il problema della gestione illegale dei rifiuti non è stato risolto, ma è di gran lunga peggiorato. Essendosi spostato dalle città alle campagne ha assunto le dimensioni di un disastro epocale.

La Campania felix possiede le contrade più fertili del Mediterraneo, dove la fecondità della terra permette all'uomo di produrre ed esportare innumerevoli prodotti con marchio Igp, Dop, Doc, Igt, ecc. In tutta la regione la Superficie agraria utilizzata è pari al 43,27% e nella sola provincia di Caserta 40 mila aziende agricole lavorano 107 mila ettari di terreno. I prodotti che qui nascono, famosi in tutto il mondo per la loro ottima qualità, vanno dai vini alla mozzarella di bufala, dall'olio alle castagne e ancora mele, ciliegie, fragole, nettarine.

E' qui che termina la folle corsa dei rifiuti tossici che partono dalle grandi industrie del nord Italia. In questo paradiso vengono violate ogni giorno leggi italiane ed europee, con lo sversamento illegale continuo dei veleni industriali che percorrono le rotte dei trafficanti di rifiuti. Uno di questi è Gaetano Vassallo, camorrista pentito - che negli ultimi vent'anni è stato arrestato tre volte - che sta collaborando con la magistratura e sta svelando i più tetri segreti dell'ecomafia. Vassallo ha dimostrato che molti grandi edifici - come il Centro commerciale Campania - hanno fatto da coperchio a enormi discariche illegali di rifiuti speciali e ha fatto nomi e cognomi di criminali, parlamentari, sindaci e funzionari, forze dell'ordine, commissari, architetti e ingegneri, imprenditori, medici e veterinari che da vent'anni a questa parte contribuiscono allo sfacelo di questi territori e della sua popolazione. Un altro pentito, cugino del boss Francesco Bidognetti, ha raccontato che le voragini lasciate dagli scavi per i cantieri delle grandi opere vengono colmate con i detriti tossici provenienti dal nord, coprendo il tutto spesso con stalle e pascoli.

Ci vuole coraggio a chiamarla emergenza. Questo è un sistema del tutto ordinario che ha utilizzato il caso mediatico della primavera 2008 come pretesto per la legalizzazione del meccanismo camorristico. Entro il 31 dicembre 2009 si prevede la nomina a sottosegretario alla Presidenza del consiglio con delega all'emergenza rifiuti del capo della Protezione civile Guido Bertolaso. La sua giustificazione a tutto questo è stata un'ammissione di colpa: "Ci siamo comportati come chi non rispetta il rosso per trasportare all'ospedale un moribondo". Se poi per salvarne uno - cioè l'azienda che ha avuto l'appalto - si distrugge un'intera regione, poco importa.

Impregilo, i cui dirigenti sono stati chiamati "veri eroi" da Berlusconi, è la prima concessionaria per la gestione dei rifiuti in Italia e tra le prime in Europa, nonché responsabile operativa per la Tav, il ponte sullo stretto di Messina, il Mose di Venezia e altri scempi come l'ospedale San Salvatore a L'Aquila, crollato il 6 aprile ed inagibile al 90%. E' sotto processo da un anno per disastro ambientale, truffa a danno dello Stato e falso ideologico ma le ultime leggi del Cavaliere sulla prescrizione mettono i bastoni tra le ruote anche a questo caso, essendo il sostenitore numero uno dell'azienda e di Bertolaso, che ha già pieni poteri nello smaltimento dei rifiuti. Non è un caso che quest'ultimo abbia chiamato "traditori della patria" i cittadini che si sono uniti in comitati per divulgare la verità sulle discariche, nonché Roberto Saviano.

I reati più comuni della Impregilo vanno dallo sforamento quotidiano della massima percentuale di diossina e altre sostanze nocive consentita dalla legge, lo stoccaggio di "ecoballe" piene di rifiuti tossici - idrocarburi, cromo, piombo, ecc - e l'impedimento della raccolta differenziata. Il perché è semplice: lucrare.

Non solo la Impregilo conserva i rifiuti come garanzia per le banche da cui prendei prestiti, ma c'è anche una questione più scottante. Il contributo Cip6 è previsto dall'ordinanza Napolitano 2774 del '98 e consiste in un incentivo all'incenerimento dei rifiuti prodotti. Questo significa che, per ottenere enormi profitti, la Impregilo ha impedito la raccolta differenziata e la creazione di impianti per il recupero della materia, accumulando tutti insieme i rifiuti "tal quali" - cioè nè differenziati nè tritovagliati, ma tenuti così come sono - in costose discariche, in modo da trarre esorbitanti profitti da ogni "ecoballa" bruciata, cioè da ogni tonnellata, che gli viene pagata circa 180 euro dallo Stato. Che poi siamo noi.

Parole chiave: immondizia, napoli
Categoria: Diritti, Ambiente, Economia
Luogo: Italia