24/03/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Oggi è la Giornata Mondiale della Tubercolosi, malattia diffusa e mortale
La visita a un paziente. Copyright - Who/P. VirotUn germe noto da oltre un secolo, una terapia disponibile da cinquant’anni ed efficace nel 95 per cento dei pazienti. E due milioni di morti ogni anno, di cui 250 mila bambini. La Giornata Mondiale della Tubercolosi cerca anche quest’anno di portare alla luce una piaga troppo spesso trascurata. Nella classifica delle crisi dimenticate dai mezzi di comunicazione, presentata  il 18 febbraio dall’organizzazione Medici Senza Frontiere (Msf), la tubercolosi era l’unica malattia entrata nelle prime dieci crisi: negli ultimi sei mesi del 2004 le sono stati dedicati due minuti nei telegiornali delle principali reti televisive e 3 articoli su 35 testate fra quotidiani e periodici.
Eppure due miliardi di persone, circa un terzo della popolazione mondiale, sono infettati dal bacillo della tubercolosi  e rischiano di sviluppare la malattia, cosa che succede ogni anno a circa 8-9 milioni di loro. La malattia conclamata infatti non si sviluppa in tutti i soggetti infettati: il sistema immunitario di difesa dell’organismo può infatti riuscire a tenere sotto controllo la malattia, che si manifesta se le difese immunitarie si riducono o vengono meno.

Un'infermiera prepara il farmaco in un centro per la cura della tubercolosi. Copyright - Who/P. VirotNumeri in salita. La tubercolosi rimane una delle prime cause di morte per malattie infettive in tutto il mondo, tanto che uno degli Obiettivi di sviluppo del Millennio si propone di dimezzare entro il 2015 sia la prevalenza della malattia sia il numero di morti rispetto al 1990. La Giornata Mondiale della Tubercolosi cade ogni anno il 24 marzo ed è stata istituita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità
(Oms)e dalla International Union Against Tuberculosis and Lung Disease (Iuatld) nel 1982, cento anni dopo la scoperta del microrganismo responsabile dell’infezione.
Il 95 per cento dei casi si verifica nei Paesi poveri, come pure il 99 per cento dei decessi. La zona più colpita è il Sud Est dell’Asia, con tre milioni di nuovi casi ogni anno; nell’Africa Sub Sahariana, con oltre 1,5 milioni di casi ogni anno, i casi sono in aumento, soprattutto per la concomitante presenza dell’Aids. Infatti, l’Hiv indebolisce le difese dell’organismo, facilitando il compito al bacillo tubercolare e aprendo le porte alla malattia conclamata. La tubercolosi  è il primo killer nelle persone con Aids e una persona su tre infettata dall’Hiv si ammala anche di tubercolosi: circa il 13 per cento di morti per Hiv in tutto il mondo è causato dalla malattia tubercolare.

Manifesto indiano che illustra sintomi e diagnosi della tubercolosi. Copyright - Who/P. VirotMigliorare la diagnosi. Quest’anno la Giornata Mondiale rivolge la sua attenzione agli operatori sanitari impegnati in prima linea nella diagnosi e cura della tubercolosi, sottolineando il loro difficile lavoro. Operatori sanitari che bisognerebbe sostenere con test diagnostici più moderni: per esempio, il principale test utilizzato per la diagnosi si basa sull’esame della saliva al microscopio, ma sottolinea in un comunicato Msf: “Questo test è pensato per individuare le forme polmonari di tubercolosi e fallisce la diagnosi nel 20 per cento dei pazienti che hanno una tubercolosi extrapolmonare (in cui il bacillo si localizza in altri organi, ndr). Inoltre è inefficace nei bambini, spesso non in grado di produrre un campione di saliva contenente libelli di batterio individuabili. In sostanza questo test è in grado di identificare solo il 45-60 per cento delle persone che hanno la tubercolosi in fase attiva”.

Distribuzione della terapia per la tubercolosi. Copyright - Who/P. VirotRicerca sui farmaci. Anche sul versante della terapia l’organizzazione umanitaria segnala la necessità di investire fondi nella ricerca per sviluppare nuovi farmaci. Infatti le difficoltà legate alla durata della terapia (6-8 mesi, con controlli giornalieri per i primi due) hanno portato molti pazienti dei Paesi più poveri a non completare la cura. Questo ha dato origine a forme di tubercolosi resistenti alla terapia: “Si stima che almeno il 4 per cento dei pazienti affetti da tubercolosi nel mondo siano resistenti ad almeno uno dei farmaci utilizzati nei trattamenti di prima linea. In alcune zone dell’Europa dell’Est questa percentuale sale al 50 per cento” scrive ancora Msf. E’ quindi necessario passare alle cosiddette terapie di seconda linea, che sono però meno efficaci, più lunghe (18-24 mesi), più costose (2.500-3.500 dollari per un trattamento completo, a fronte di 10-14 dollari delle terapie di prima linea) e con effetti collaterali gravi più frequenti.
“Nessuno oggi dovrebbe morire di tubercolosi. Nessun bambino dovrebbe vedere la vita della madre o del padre distrutta da una malattia che è completamente curabile” dice Marcos Espinal, segretario della Stop TB Partenership in occasione della Giornata Mondiale di quest’anno. La speranza è che si concentrino gli sforzi, augurando a questa giornata pochi anni di vita.

Valeria Confalonieri

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