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Un germe noto da oltre un secolo, una terapia disponibile da cinquant’anni ed
efficace nel 95 per cento dei pazienti. E due milioni di morti ogni anno, di cui
250 mila bambini. La Giornata Mondiale della Tubercolosi cerca anche quest’anno
di portare alla luce una piaga troppo spesso trascurata. Nella classifica delle
crisi dimenticate dai mezzi di comunicazione, presentata il 18 febbraio dall’organizzazione Medici Senza Frontiere (Msf), la tubercolosi era l’unica malattia entrata nelle prime dieci crisi: negli
ultimi sei mesi del 2004 le sono stati dedicati due minuti nei telegiornali delle
principali reti televisive e 3 articoli su 35 testate fra quotidiani e periodici.
Numeri in salita. La tubercolosi rimane una delle prime cause di morte per malattie infettive
in tutto il mondo, tanto che uno degli Obiettivi di sviluppo del Millennio si
propone di dimezzare entro il 2015 sia la prevalenza della malattia sia il numero
di morti rispetto al 1990. La Giornata Mondiale della Tubercolosi cade ogni anno
il 24 marzo ed è stata istituita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms)e dalla International Union Against Tuberculosis and Lung Disease (Iuatld) nel 1982, cento anni dopo la scoperta del microrganismo responsabile
dell’infezione.
Migliorare la diagnosi. Quest’anno la Giornata Mondiale rivolge la sua attenzione agli operatori sanitari
impegnati in prima linea nella diagnosi e cura della tubercolosi, sottolineando
il loro difficile lavoro. Operatori sanitari che bisognerebbe sostenere con test
diagnostici più moderni: per esempio, il principale test utilizzato per la diagnosi
si basa sull’esame della saliva al microscopio, ma sottolinea in un comunicato
Msf: “Questo test è pensato per individuare le forme polmonari di tubercolosi e
fallisce la diagnosi nel 20 per cento dei pazienti che hanno una tubercolosi extrapolmonare
(in cui il bacillo si localizza in altri organi, ndr). Inoltre è inefficace nei bambini, spesso non in grado di produrre un campione
di saliva contenente libelli di batterio individuabili. In sostanza questo test
è in grado di identificare solo il 45-60 per cento delle persone che hanno la
tubercolosi in fase attiva”.
Ricerca sui farmaci. Anche sul versante della terapia l’organizzazione umanitaria segnala la necessità
di investire fondi nella ricerca per sviluppare nuovi farmaci. Infatti le difficoltà
legate alla durata della terapia (6-8 mesi, con controlli giornalieri per i primi
due) hanno portato molti pazienti dei Paesi più poveri a non completare la cura.
Questo ha dato origine a forme di tubercolosi resistenti alla terapia: “Si stima
che almeno il 4 per cento dei pazienti affetti da tubercolosi nel mondo siano
resistenti ad almeno uno dei farmaci utilizzati nei trattamenti di prima linea.
In alcune zone dell’Europa dell’Est questa percentuale sale al 50 per cento” scrive
ancora Msf. E’ quindi necessario passare alle cosiddette terapie di seconda linea,
che sono però meno efficaci, più lunghe (18-24 mesi), più costose (2.500-3.500
dollari per un trattamento completo, a fronte di 10-14 dollari delle terapie di
prima linea) e con effetti collaterali gravi più frequenti.
Valeria Confalonieri