15/11/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



Le conclusioni della Conferenza internazionale di Venezia nelle parole del mediatore di conflitti

Dal nostro inviato

 

Parla lentamente Brian Currin. Avvocato, mediatore dei processi di pace, ormai esperto nelle chiavi di risoluzione dei conflitti, dopo aver affrontato il caso sudafricano, esperto del conflitto cingalese e soggetto di riferimento per quello basco. In Euskal Herria ha speso diversi anni. I suoi occhi azzurri, profondi, scrutano la platea della Biblioteca marciana di Venezia. La sala è di medie proporzioni, separata dai visitatori occasionali, solo da un cordone. E così capita di vedere qualche testa che fa capolino e guarda incuriosita un gruppo eterogeneo, di baschi, curdi, mediatori e giornalisti, una ventina di ragazzi che prendono appunti.
La Conferenza internazionale processi di pace e risoluzione dei conflitti è arrivata al termine. Jone Gorizelaia, avvocata basca e personalità di spicco del movimento della sinistra basca, ha lanciato la nuova proposta per arrivare a un processo di pace. Sette punti importanti, pesanti e soppesati con cura, che danno una notizia importante nel quadro del confronto basco-spagnolo. Batasuna, o la sigla che verrà, ha scelto in maniera forte e consapevole: nessuna ingerenza esterna di violenza dovrà pregiudicare il prossimo processo, assunzione completa dei punti previsti dal senatore Mitchel, gli stessi che condussero in porto il negoziato irlandese.
Brian Currin ha parlato e ascoltato, ora viene chiamato a chiudere i lavori della Conferenza. Le parole sono scelte con cura, pronunciate con senso. Si capisce immediatamente che il significato del singolo sostantivo, aggettivo o avverbio, per uno che lavora sulla mediazione dei conflitti, ha un sapore e un'efficacia particolari.

Currin ha apprezzato l'apertura, il passo politico della sinistra basca, anche perché sono diversi mesi che frequenta le terre basche. Ma ha una preoccupazione: "Non sono così sicuro - dice - che il governo spagnolo senta come bisogno principale, in questo momento, la via dialogata. Sta usando la politica della repressione come unico strumento e con un certo successo, dal momento che è riuscito a spuntare le armi di Eta".
Il mediatore rivolge i suoi complimenti alla città di Venezia, che ha accolto e patrocinato una Conferenza internazionale sui conflitti quando in tutta Europa il sentimento prevalente non è più quello delle istituzioni che promuovono idee e ragionamenti, piuttosto quello di fornire giudizi e allinearsi alle linee più redditizie a livello di consenso popolare. Perché il consenso genera voti.
"Pare proprio che la politica del governo spagnolo funzioni dappertutto, tranne che qui a Venezia - l'ironia accende sorrisi in sala - perché in tutto il resto di Europa Madrid è riuscita a far passare un'immagine di un conflitto che riguarda solo un gruppo di terroristi sanguinari, senza motivazioni o radici politiche e che per di più non godono nemmeno del sostegno popolare".
Ora la questione è vedere come il governo spagnolo, la politica, reagirà a una proposta coraggiosa. Currin non è ottimista, disegna a rigor di logica e di teoria cosa dovrebbe succedere. "davanti a una proposta come questa uno si dovrebbe aspettare che il governo di Madrid metta subito in libertà Arnaldo Otegi e gli altri dirigenti arrestati due settimane fa, proprio mentre discutevano questo documento. E poi - prosegue il filo logico del discorso - ci si dovrebbe aspettare che governi come quello francese, britannico e irlandese possano attivarsi per una mediazione internazionale".

Infine la legalizzazione di Batasuna. Senza una via legale, politica, questo passaggio annunciato il 14 novembre a Venezia e contemporaneamente in Navarra, non può avere la forza di proseguire. Quindi, conclude Currin, via anche la Ley de partidos, quella legge voluta da socialisti e popolari proprio per gettare nella clandestinità Batasuna.
E forse, alla fine, è ancora questa la sorpresa che stupisce sempre. Come tre anni fa, quando veniva lanciata la proposta di Anoeta che avrebbe portato all'apertura dell'ultimo processo negoziale, è una formazione illegale che funziona da motore, che spinge, che si palesa a rischio della proprio incolumità per avanzare in maniera più netta e decisa sulla via politica. Il documento strategico che sta ora nelle mani della base indipendentista, che farà avere il suo responso alla fine di gennaio, ha una frase estremamente chiara, che viene riportata direttamente nei sette punti di Venezia, quando si parla di un processo che deve avvenire "pacificamente, senza nessuna ingerenza violenta esterna".
Le ultime parole di Currin sono per Eta. "Naturalmente, come dico sempre, sono convinto che sia fondamentale e necessario un cessate il fuoco. Perché il dialogo deve avvenire in una situazione liberata dalla violenza".

 

Angelo Miotto

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