13/11/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



Bruxelles osserva: l´esito delle elezioni segnerà infatti il successo o la disfatta delle politiche europee in Kosovo

Scritto per noi da
Giulia Cerino 

 

Quelle amministrative del prossimo 15 novembre saranno le prime elezioni organizzate in Kosovo da quando Pristina, nel febbraio 2008, ha dichiarato unilateralmente la sua indipendenza. E la correttezza del processo elettorale rappresenta un banco di prova per l´Ue. Alle elezioni del 15 sarà chiamata a partecipare tutta la popolazione kosovara. Secondo la Commissione Elettorale Centrale (Cec), delle 74 entità politiche che parteciperanno alle elezioni, 22 saranno controllate dai rappresentanti della minoranza serba. 1.563.700 elettori voteranno alle municipali, 30.000 in più rispetto a quelli delle scorse elezioni. E per evitare brogli, il processo elettorale sarà controllato da 20 mila osservatori locali e mille internazionali. Un esito negativo delle elezioni in Kosovo rappresenterebbe infatti una debacle insopportabile per la Commissione che, fiduciosa, aveva presentato a Pristina un Report interpretato dal governo stesso come "un'altra conquista storica", dato che impegnava il Kosovo al dialogo sulla liberalizzazione dei visti.

La campagna elettorale è iniziata da quasi un mese e il ritratto del sindaco della capitale, Isa Mustafa, campeggia sui cartelloni pubblicitari sotto il simbolo del suo partito, LDK (Lega democratica del Kosovo) e sotto quello del PDK (Partito Democratico del Kosovo). I due corrono con lo stesso candidato. Una coalizione unita o solo di un'illusione? La partita è ancora aperta. Come lo è anche la questione delle "macchie nere" che gravano sul sistema politico-istituzionale del paese. Secondo Osservatorio Balcani, infatti, "il finanziamento della campagna elettorale resta un segreto gelosamente custodito dai partiti, che non sembrano voler garantire una maggiore trasparenza mentre il parlamento non è in grado di adottare una legge al riguardo". Di più, alcuni dei candidati alle prossime elezioni amministrative sono sotto processo. Perseguiti dalla legge. L'ultimo caso di corruzione portato alla luce vede coinvolto il candidato LDK per la municipalità di Podujevo, nel Kosovo nord-orientale, il legislatore Agim Veliu. Ma anche il sindaco Xhabir Zharku, in corsa per il secondo mandato per il PDK, e Sami Lushtaku (PDK), leader indiscusso della municipalità di Skenderaj. 
Il Parlamento trema. L´esito delle elezioni segnerà infatti il successo o la disfatta delle politiche europee in Kosovo.

Pristina e Belgrado, però, non sembrano voler collaborare. E anzi la settimana scorsa la Commissione Elettorale Centrale del Kosovo ha fatto sapere che non aprirà alcun seggio nella parte settentrionale del paese, dove si trovano i serbi, mentre Belgrado "non assicura" la partecipazione alle elezioni dei suoi cittadini. Quale posizione l´Unione deciderà di assumere nei riguardi di questi due paesi non è dato saperlo, certo è che una mossa falsa di Belgrado concorrerebbe ad allungare i tempi e le modalità del suo ingresso nell'area Schengen. E graverebbe sul prestigio della politica di condizionalità che l'Unione europea ha adottato fin'ora rispetto alla "questione" Balcani. Una piaga dolorosa. Una battaglia difficile.

Per ora non resta che aspettare il 15 novembre e sperare che l´Europa  riesca almeno a garantire la trasparenza e la correttezza del processo di selezione. Nessuna impresa grandiosa, dunque. Solo un primo piccolo passo verso la normalizzazione del paese.  

 

 

Categoria: Elezioni, Politica
Luogo: Kosovo