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La giovane repubblica della Moldova è ancora senza presidente. Ormai dallo scorso aprile nel Paese le elezioni presidenziali sembrano ripetersi come un rituale privo di senso. Una volta a far fallire le votazioni sono i quattro partiti che si sono riuniti nell'Alleanza per l'Integrazione europea e una volta i comunisti. Lo scorso 28 maggio il deputato comunista Zinaida Grecianâi aveva accarezzato la vittoria, conquistando 60 dei 61 voti necessari all'elezione. L'opposizione liberal-democratica era però stata irremovibile e non aveva concesso il voto d'oro. Il dieci novembre a far saltare le presidenziali sono stati i comunisti. Marian Lupu, l'unico candidato, sostenuto dalla maggioranza dell'Alleanza per l'Integrazione europea, ha conquistato solo cinquantatre voti. Composto da 101 deputati, il Parlamento liberal-democratico deve però fare i conti con i 48 deputati comunisti che non sembrano intenzionati a far passare la candidatura di Lupu. “L'aula ha tempo trenta giorni per preparare la nuova tornata elettorale – ha detto a Peacereporter Ecaterine Deleu, giornalista del quotidiano Flux – e se il quorum non verrà raggiunto nemmeno questa volta, si tornerà alle urne per le elezioni anticipate che dovranno tenersi entro il 2010”. Secondo la Deleu l'atmosfera che si respira in Moldova è molto tranquilla e non c'è da preoccuparsi. “Tra opposizione e maggioranza – afferma la giornalista - mancano punti in comune, non c'è dialogo, per questo non si riesce ad eleggere il nuovo presidente. Lupu, inoltre, è un ex militante del Partito Comunista ed è guardato con rancore dagli ex compagni. Questo complica ulteriormente le cose. Il governo sta però cercando di modificare la Costituzione e cambiare la legge elettorale. Ora per eleggere il Presidente serve la maggioranza dei tre quarti del Parlamento, mentre la riforma costituzionale introdurrebbe la maggioranza semplice, pari al cinquanta per cento dei voti”. L'instabilità politica genera anche delle ripercussioni sulla già difficile situazione economica del Paese, che è uno degli Stati più poveri d'Europa. “La crisi economica ha iniziato a farsi sentire la scorsa primavera - continua la Deleu – ma il Governo ha negoziato con il Fondo Monetario Internazionale un credito superiore ai cinquecento milioni di dollari, necessari per sostenere l'economia”.
Decisamente più critica un'altra fonte di Peacereporter che preferisce rimanere nell'anonimato. "La settimana scorsa sia Voronin, il capo dei comunisti, che Lupu – fa sapere la nostra fonte - si sono recati a Mosca dove hanno avuto degli incontri separati con i vertici del potere russo. Il Cremlino ha grandi interessi economici in Moldova e la stabilità dell'area è necessaria per fare affari. Sono certo che anche questa tornata elettorale è destinata al fallimento, i comunisti non possono dimenticare l'atteggiamento dell'attuale maggioranza nelle elezioni di maggio. Serviva solo un voto per eleggere il nuovo presidente e l'Alleanza per l'Integrazione europea non lo ha espresso, figuriamoci se ora i comunisti concedono ben otto voti. Sanno benissimo che se perdono le presidenziali, entro due anni spariscono come entità politica”. Sembra dunque che il rito delle presidenziali sia destinato a ripetersi ad oltranza. “La repubblica moldava – secondo la nostra fonte - è una democrazia giovane, molto incerta. Chi ha fatto le leggi e la Costituzione sono persone che gravitavano nell'orbita sovietica e con un'idea di democrazia acerba. Chi vuole governare nel rispetto delle leggi, deve scontrarsi con norme contradditorie che ostacolano ogni serio tentativo di riforma: o ci si muove come Voronin che di fatto governava un partito-Stato, oppure si rimane invischiati nella giungla normativa”. E anche sulla situazione economica del Paese le affermazioni del nostro testimone sono molto critiche. “L'economia è allo sfascio. La Moldova vive delle rimesse degli immigrati che, però, vista la crisi economica mondiale, hanno subito un netto ridimensionamento. Molti moldavi stanno, poi, facendo ritorno in patria, perché hanno perso il lavoro all'estero. L'accordo con il Fondo Monetario Internazionale è stato raggiunto, ma fino a quando nel Paese non ci sarà una stabilità politica, non verrà concesso alle banche moldave nemmeno un centesimo. Per ora gli unici soldi ricevuti sono i cinquecento milioni di dollari elargiti dagli Stati Uniti per consentire l'irrigazione dei campi e riavviare l'agricoltura, nulla di più”.
Benedetta Guerriero
Parole chiave: elezioni, presidente, partito, voto d'oro, seggi, maggioranza