12/11/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



Dopo 12 anni senza una programma strutturale, dal 5 novembre è tornato attuale il razionamento di energia elettrica durante le ore di maggior consumo

scritto da
Alessandro Ingaria

Crisi energetica in Ecuador: dopo dodici anni senza un programma strutturale, dal 5 novembre nel paese andino è tornato attuale il razionamento di energia elettrica durante le ore di maggior consumo. Il governo di Rafael Correa accusa i precedenti esecutivi di non aver attuato politiche energetiche volte a prevenire una crisi grave come l'attuale. I detrattori del presidente sottolineano, invece, che nei tre anni dell'attuale amministrazione nulla è stato fatto. E tutti maledicono la mancanza di pioggia che ha messo in crisi la centrale idroelettrica di Paute, ubicata nel sud del paese.

La diga, il cui livello è ai minimi storici, da sola, in condizioni normali, provvede al 40 percento della produzione elettrica nazionale. Ora, con la carenza di precipitazioni, produce "solo" il 15 percento del fabbisogno elettrico dell'Ecuador. La gravità della situazione è tale che l'energia viene razionata mediante interruzioni programmate dell'erogazione, in varie zone del paese, ma soprattutto in Guayaquil, la città economicamente più attiva e la più popolosa. Periodi anche di otto ore giornalieri senza erogazione, frequenti richiami al risparmio energetico e un decreto governativo urgente che invita tutti i possessori di generatori autonomi a provvedere in proprio al fabbisogno.

Sono state riattivate tutte le centrali termoelettriche in grado di funzionare, incrementata di 700.000 barili di diesel l'importazione di carburante per questi impianti, definiti accordi straordinari con il Perù per tamponare la crisi. Secondo il ministro dell'Elettricità Esteban Albornoz la crisi elettrica è motivata sia dal livello idrico insufficiente dell'invaso di Paute, sia dalla diminuzione dell'importazione di energia dalla Colombia (anche se in realtà leggendo i dati statistici il livello di energia importata nel mese di novembre 2009 è in linea con lo stesso periodo del 2008), che dall'assenza di investimenti nel settore negli ultimi quindici anni. Sempre secondo il ministro, la causa è da ricercarsi nel fallimento del modello politico che delegava al settore privato l'espansione dell'offerta di generazione elettrica, quest'ultima mai avvenuta. In un intervista a Citynoticias, poi ripresa dai principali quotidiani nazionali, Antonio Borrero, gerente generale della Corporazione Elettrica dell'Ecuador (CELEC) ha dichiarato che le azioni intraprese dal governo, unite all'apporto della popolazione per un utilizzo efficiente dell'energia elettrica, sono la via di uscita dalla crisi energetica che affligge il paese. Molto critico è invece il sindaco di Guayaquil Jaime Nebot, il quale sottolinea che il governo non ha nemmeno preso in considerazione le soluzioni prospettate dal suo municipio, non ha compiuto nessun passo avanti in materia di distribuzione e di generazione di energia e ora in questa situazione di disastro la motivazione ufficiale è "scusate pensavamo piovesse".

Intanto polizia e militari hanno istituito un controllo serrato sull'utilizzo di energia nella provincia del Guayas, di cui fa parte Guayaquil, e potranno intervenire ove vi siano situazioni di spreco, anche privando dell'approvvigionamento gli edifici, soprattutto nel settore pubblico.

 

Parole chiave: energia, crisi, ecuador, correa, nebot
Categoria: Economia
Luogo: Ecuador