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Sono 26 milioni in tutto il mondo i rifugiati che scelgono di non abbandonare il proprio Paese. E la maggior parte di questi elude le statistiche perché, invece, che nei campi profughi trova ospitalità presso famiglie di amici o parenti. Lo afferma un rapporto della Croce Rossa Internazionale che sottolinea che "aiutare i rifugiati costa spesso alle famiglie ospitanti una maggiore povertà".
Il presidente della Cri, Jakob Kellenberger, ha specificato che solo il 15 per cento dei rifugiati interni al proprio Paese, a causa di guerre o crisi, finisce nei campi profughi e che le vicende del restante 85 per cento, che si rifugia in case private, è spesso ignorato. Gli aiuti umanitari, infatti, si concentrano maggiormente nei campi profughi, anche se i rifugiati in casa "sono la netta maggioranza, come accade nella Repubblica Democratica del Congo o in Pakistan".
Cri e agenzie Onu sono d'accordo nel ritenere i campi profughi "l'ultima spiaggia" . Forniscono aiuto quando non è possibile assicurarlo in altra maniera. Ma creano condizioni di vita precarie e favoriscono la dipendenza dagli aiuti esterni. Mentre nel caso di rifugiati in case di amici o parenti il ritorno ad una vita normale è più rapido e semplice.