11/11/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



Sabato 14 novembre a Venezia la Conferenza internazionale processi di pace e risoluzione dei conflitti

"Il dialogo è l'unica strada possibile nella risoluzione dei conflitti e deve essere fra pari."
La prima fase del comunicato che lancia la Conferenza internazionale processi di pace e risoluzione dei conflitti che viene ospitata dalla città di Venezia è un dogma, più che un teorema.
Perché anni e anni di mediazioni a latitudini diverse hanno dimostrato un fatto estremamente semplice: un conflitto politico ha radici politiche, un conflitto è fra due o più e senza riconoscimento della controparte non ci può essere dialogo, ma monologo.

Sabato 14 novembre - qui l'annuncio della Conferenza - la giornata sarà divisa in due momenti: dall'esperienza sudafricana e irlandese si passerà a peroposte di soluzione per il conflitto basco-spagnolo e della nazione curda. I nomi dei partecipanti assicurano qualità e profondità di dibattito, mentre i messaggi video che sono attesi porteranno, oltre ad analisi, anche notizie vere e proprie.

Dal vivo o in video. A Venezia si incontreranno, discuteranno e presenteranno le loro proposte, Brian Currin, avvocato sudafricano, mediatore nei conflitti irlandese, basco, Sri Lanka, Raymond McCartney del dipartimento Esteri Sinn Fein, deputato parlamento nordirlandese, Emine Ayna presidente Dtp, partito della società democratica, Jone Goirizelaia, avvocata, rappresentante Ezker Aberzaleak, sinistra indipendentista basca, Haluk Gerger scrittore, Turchia, Irfan Dundar avvocato di Abdullah Ocalan.
Sono attesi Video messaggi di Nelson Mandela, premio Nobel per la Pace, Gerry Adams, presidente del Sinn Fein, oltre a un video della sinistra indipendentista basca. In questo apparirà anche Arnaldo Otegi, arrestato dal giudice Baltasar Garzon mentre stava preparando le basi per una nuova via di soluzione dialogata.
Organizza il Centro pace del comune di Venezia, Krossing/Planet K , Marco Polo System, l'Associazione Europa levante in collaborazione con Biblioteca nazionale marciana.


Il prezzo della pace.
"L'esperienza sud africana come quella irlandese insegnano che soltanto
una volta venuti meno i tentativi di porre precondizioni e soltanto dopo la piena accettazione dell'altro come partner legittimo e con pari dignità e diritti è stato possibile un dialogo, anche molto duro, ma franco che ha portato a importanti risultati nella difficile costruzione di una pace giusta e duratura", è scritto nel documento di presentazione della Conferenza.

Così sulla carta il filo logico è rispettato. Poi si innestano le dinamiche dello stato centralista, le convenienze politiche, il business dell'anti-terrorismo e, forse l'aspetto più spinoso, il problema delle visioni progressiste dei movimenti di lotta armata e politica rispetto alle politiche centrali. Il dibattito che ha tenuto banco, per esempio, inSpagna durante l'ultimo tentativo di processo di pace giocava sul concetto del 'prezzo politico della pace'. Era l'argomento migliore per i detrattori di quell'occasione storica, sprecata. Detrattori che sedevano sia fra le fila della destra che del partito di governo e spesso nelle direzioni dei quotidiani. Il ragionamento suonava così: "La pace non può avere un perezzo politico, altrimenti avviene una resa pericolosa da parte dello Stato di diritto". Un cavallo di battaglia zoppo: senza una mediazione politica, quindi senza il riconoscimento politico del soggetto altro, la pace non si fa. Ecco perchè l'accostamento di conflitti e di soluzioni diverse, o non soluzioni nell'immediato, è uno dei pregi di questa iniziativa costruita pazientemente e faticosamente dagli organizzatori e patrocinata dal comune di Venezia.

Dialogo. Se l'operazione comunicativa e politica avrà successo, si potrà marcare un prima e un dopo questa Conferenza. Almeno dal punto di vista della diffusione e condivisione delle notizie e degli strumenti validi per trovare soluzioni. Per la politica il percorso sarà senza dubbio diverso e più lungo. Anche se, in ultima analisi, in democrazie strutturate sul potere dei sondaggi e rendita elettorale, solo la pressione sociale, intesa come unione di consapevolezze, può portare frutto.
Un'immagine viene alla memoria: era il 23 novembre del 2000, nove anni fa. Eta aveva ucciso il politico socialista Ernest Lluch. Sul Paseo de Gracia a Barcellona c'erano 900mila persone. Un rappresentante della famiglia al microfono guardò il premier spagnolo di allora, il post franchista José MariaAznar e disse: "Vostes que poden, dialoguin, si us plau". Voi che potete, dialogate, per piacere. L'incarnato del presidente spagnolo sbiadiva in volto quella sera, mentre dalla folla saliva forte il grido: Diàleg. Dialogo.

 

Angelo Miotto

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