24/03/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Intervista sul Nepal a Suhas Chakma, presidente dell'Asian centre for human rights
  esercito
“Il Nepal sta vivendo la più grave crisi umanitaria della sua storia. Il re Gyanendra continua la repressione dei dissidenti e l’ennesimo blocco alle vie di comunicazione indetto dai maoisti il 14 marzo scorso ha aggravato la situazione della popolazione civile”. A parlare è Suhas Chakma, direttore dell’Asian centre for human rights (Achr), organizzazione indiana che si occupa di promuovere e proteggere i diritti umani in Asia. Chakma, 36 anni, si dedica al Nepal dai primi anni Novanta ed è stato il primo straniero nel ’96 - anno di inizio del conflitto tra guerriglieri del Partito comunista nepalese di orientamento maoista (Ncp) ed esercito governativo - a visitare i distretti remoti di Rolpa e Dang per condurre uno studio sulle uccisioni sommarie delle parti in lotta.
 
re GyanendraIl colpo di mano del re. Il primo febbraio scorso Gyanendra, salito al potere nel 2001 dopo il misterioso massacro della famiglia reale, ha licenziato il governo e proclamato lo stato d’emergenza. Un colpo di mano seguito dalla nomina di un nuovo Esecutivo di suoi fedelissimi. Da allora tutte le libertà fondamentali sono state represse e centinaia di dissidenti, che nonostante i rischi hanno manifestato pacificamente per le strade della capitale Kathmandu e di altre città, sono stati arrestati.  “Il sovrano - continua Chakma - ha dato all’Esercito reale nepalese (Rna) carta bianca per compiere ogni genere di atrocità, con il bando di ogni attività politica, della libertà di espressione e del monitoraggio delle violazioni contro gli attivisti arrestati. In questo contesto, tuttavia, le forze democratiche hanno trovato il coraggio di intensificare le loro proteste”. Chakma si riferisce ai partiti dell’opposizione, ai movimenti studenteschi e alle organizzazioni per i diritti umani che nel regno himalayano non hanno più la possibilità di far sentire la loro voce, schiacciati da una parte dalla dittatura del re e dall’altra dal terrore generato dalla guerriglia.  I ribelli maoisti hanno reagito duramente alla mossa del sovrano e imposto diversi blocchi alle strade che portano alla capitale. Per giorni gli abitanti delle zone rurali sono rimasti senza rifornimenti di cibo e di altri beni necessari alla sopravvivenza quotidiana.
 
L'incognita profughi. La guerra in Nepal ha causato finora 11mila vittime, tra cui molti civili. Esercito e ribelli hanno rivaleggiato in abusi contro chi non ha voluto sostenerli: sparizioni, uccisioni, intimidazioni. Chakma insiste: “Recenti report giornalistici dicono che (addirittura, Ndr.) circa 4 milioni di nepalesi sono fuggiti nella vicina India dall’aprile ’96 a oggi . Non è possibile però fare una stima precisa dei profughi, perché questi ultimi non hanno trovato riparo in campi e non sono stati quindi registrati. Hanno attraversato inoltre il confine indo-nepalese senza subire controlli per via del ‘Trattato di amicizia’ fra i due Paesi e hanno poi cominciato a vivere in condizioni terribili nelle campagne e nelle città indiane. Molti bambini e donne sono caduti vittima del traffico di esseri umani e sono stati ridotti in condizioni di schiavitù”. Non ci sono altre fonti che confermano i dati sui nepalesi che fuggono in India. Fernando Del Mondo dell'Unhcr afferma: "Abbiamo solo notizie non ufficiali di 5/10mila nepalesi che hanno attraversato il confine indiano dopo il primo febbraio scorso. Ma non ci sono conferme indipendenti di questi rapporti. Di certo in India non esistono campi per queste persone. Nell'area gli unici dati certi sono quelli sui buthanesi che cercano rifugio nel regno himalayano. Per il resto i nepalesi sul territorio indiano godono degli stessi diritti degli abitanti locali grazie al 'Trattato di amicizia' fra India e Nepal".
 
Appello alle potenze straniere. Intanto la comunità internazionale non sembra essere interessata al destino dei nepalesi colpiti dalla guerra e dal regime monarchico. Dopo il primo febbraio l’India ha interrotto il sostegno militare alle truppe nepalesi, ma Stati Uniti e Pakistan continuano a supportare re Gyanendra. Chakma lancia un appello: “La comunità internazionale deve intervenire per ristabilire la democrazia e rafforzare le libertà fondamentali. Si deve fare in modo che le forze democratiche possano cominciare un dialogo con le forze anarchiche, cioè il re e i maoisti. Raggiunto un accordo,  l’Rna deve rientrare nell’ambito della legalità. Se il re non collabora, la comunità internazionale deve sospendere tutti gli aiuti: al momento il Nepal è un Paese senza Stato e non può garantire la distribuzione degli aiuti umanitari alla popolazione. In queste circostanze non è possibile intraprendere alcuna attività di sviluppo. Dovrebbero inoltre essere imposte limitazioni di movimento al sovrano e ai membri dell’attuale governo e dell’esercito. Infine una commissione di inchiesta internazionale deve indagare sui crimini di guerra commessi sia dall’esercito sia dalle altre forze di sicurezza”.
 

Francesca Lancini

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