10/11/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



La procura di Tolmezzo (Udine) mette sotto accusa il Rototom Sunsplash festival e la stessa musica reggae

Che nell'Italia berlusconiana si stia diffondendo un pesante clima culturale di intolleranza verso il dissenso e verso il diverso non è una novità. Ma che si arrivi a condannare e a proibire un tipo di musica in quanto pericoloso per la società suona assurdo e allarmate anche per i nostri bassissimi standard, un grottesco anacronismo che fa il paio con la notizia della rinascita in Italia del Ku-Kux-Klan.

Stiamo parlando del clamoroso attacco sferrato dalla Procura di Tolmezzo (Udine) contro il festival di musica reggae più famoso d'Europa, il Rototom Sunsplash, che da dieci estati si tiene al Parco del Rivellino di Osoppo (sei precedenti edizioni si erano svolte in altre località friulane): un appuntamento musicale e culturale che ogni anno attira in Friuli le principali star mondiali del genere, esponenti del mondo culturale italiano e straniero e oltre 150mila persone che vengono dai cinque continenti per vivere dieci giorni di ritmi in levare in un atmosfera solare e cosmopolita di pace e fratellanza.

Un attacco clamoroso e inquietante perché nell'atto di incriminazione recapitato al presidente dell'associazione Rototom organizzatrice dell'evento, Filippo Giunta, e a diversi amministratori comunali di Osoppo rei di aver concesso l'autorizzazione del parco, la Procura friulana non si limita a contestare la violazione dell'articolo 79 della discussa legge Giovanardi-Fini che vieta di adibire un luogo pubblico, o di consentire che venga adibito, a "luogo di convegno di persone che ivi si danno all'uso di sostanze stupefacenti o psicotrope". Il pm, nel suo avviso di iscrizione al registro degli indagati, non si ferma alle accuse contro il festival e i suoi organizzatori, ma si spinge a criminalizzare "le suggestioni culturali riconducibili all'ideologia rastafariana che prevede l'associazione tra musica reggae e marijuana". E' la stessa cultura musicale reggae ad essere considerata intrinsecamente fuorilegge.

Un precedente che, in linea teorica, giustificherebbe il divieto di organizzare un qualsiasi concerto di musica reggae, una serata reggae in un locale o magari anche solo una festa reggae tra amici, poiché queste rappresenterebbero tutte, automaticamente, occasioni di violazione della legge. Perché non incriminare per favoreggiamento al consumo di droghe l'intera industria musicale reggae, dalle case discografiche ai cantanti? Perché non aprire anche un'inchiesta postuma contro Bob Marley per istigazione all'uso di stupefacenti?

Proprio "Non processate Bob Marley" sarà lo slogan della manifestazione organizzata dall'associazione Rototom a Udine per questo venerdì, 13 novembre: una manifestazione a difesa non solo del Sunsplash festival, ma della stessa musica reggae e della libertà d'espressione, sempre più a rischio nel nostro paese.

Enrico Piovesana

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