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Dal nostro inviato
"Oh, ecco Willi". Herr Willi Stoewhase è un uomo rispettato. Entra nel ‘Metropol' con incedere lento e punta diretto al nostro tavolo. Dal tavolo di fianco un tipo sulla cinquantina vestito di jeans chiari e baffi a martello scatta in piedi e con riverenza porta a Willi una birra, senza che questi l'avesse richiesta. Non ci vuole molto per capire che Stoewhase faceva parte dell'establishment. Il suo modo di parlare rende scontata ogni conversazione e domanda sul 9 di novembre di venti anni fa. Era il segretario generale del sindacato dei ferrovieri della Germania dell'est (Ig Eisenbahn), che vantava 50 mila iscritti. Se la passava bene prima e anche adesso ha "abbastanza soldi per vivere bene". È il primo abitante del Thalmann park. È entrato - con sua moglie e la prima delle due figlie - nell'appartamento al diciannovesimo piano del civico 19 prima ancora che fosse inaugurato. Quello è l'appartamento più bello: "centrale, ultimo piano, vista a sud ovest". Insiste per mostrarcelo. La conferma che si tratta di un "privilegiato" arriva non appena si mette piede in casa. Una moquette chiara, morbida, ricopre tutta la casa, salvo sparire sotto un paio di tappeti. La libreria trabocca e anche il bar dove sono in mostra sette diversi tipi di cognac tutti i buoni qualità. La mobilia non ha nulla a che vedere con quella che era solita a vedersi nelle case del proletariato autentico. E la vista su Berlino, dal balcone, non ha pari.
"Eravamo in macchina". Il 9 novembre del 1989 i coniugi Stoewhase erano in macchina. "Stavamo andando all'ospedale. Da lì a qualche ora sarebbe nata la mia seconda figlia. Ho sentito alla radio la conferenza stampa di Schabowski. Dissi a mia moglie: ‘Gunter ha parlato troppo'". La nascita della secondogenita è l'unica ragione di festa per Willi e consorte (sua segretaria per 5 anni). "Lo dissi a tutti. La Ddr entra nel suo momento più difficile. Per noi tutti sarà un momento difficile". Di certo Willi auspicava un cambiamento ai vertici della Repubblica democratica, ma mai avrebbe pensato alla dissoluzione del suo paese e "all'occupazione" da parte Germania dell'ovest. Il Muro, secondo Willi, era risultato necessario. "Con i confini aperti - spiega Stoewhase dalla sua poltrona in velluto verde - le donne di Berlino ovest venivano a est a fare spesa" e con il marco federale facevano razzia di ogni bene e contribuendo al rialzo dei prezzi. Lui stesso, il 13 agosto del 1961, metteva pietra su pietra per alzare la barriera. Il presidente del Fdgb, il sindacato generale, lo aveva convocato. "Prendi i tuoi uomini e contribuisci alla costruzione". Willi doveva partire per le vacanze. La moglie lo aspettava con i bagagli pronti e l'autista sotto casa. "Cara svuota le valigie. Non si parte. E dì all'autista di raggiungermi che c'è da lavorare", avrebbe detto alla moglie per telefono. Per il ruolo che ricopriva, Willi ha goduto anche di grande libertà di movimento: ha viaggiato in Cina, Unione Sovietica, Vietnam e abitualmente a Berlino ovest.
"Abbiamo già troppi comunisti in Italia". Nel 1961 ricevette un invito anche da parte della Cgil per una visita a Roma. Il ministero degli Esteri italiano aveva rilasciato il nulla osta. L'ufficio dell'ambasciata americana competente per l'autorizzazione dei viaggi dall'est nei paesi occidentali lo bloccò: "Non può andare in Italia, non è gradito alle autorità". Willi mostrò la lettera del ministero: "Mi dissero che in Italia c'erano già abbastanza comunisti, non c'era bisogno che mi aggiungessi anche io. Tutti sapevano che quell'ufficio era un covo della Cia". E adesso che potrebbe essere libero di viaggiare in occidente, dice di no: "Gli americani non mi hanno voluto allora e adesso sono io che non voglio andare da loro".
Niente da festeggiare. Anche gli Stoewhase sarebbero rimasti a casa. "Ma sfido io, vorrei sapere quante persone dell'est stasera saranno tra la folla. Il 60-70 per cento sono dell'ovest. Il resto turisti. Noi rimaniamo a casa".
La folla, quella delle celebrazioni del 2009, parlava molte lingue. Era giovane, partecipava con trasporto ed era convinta di essere nella storia. Quella di venti anni fa parlava il tedesco dell'est. Non aveva età, seguiva un'intenzione di libertà e non sapeva che stava entrando nella Storia.
Nicola Sessa